
63° Festival di Nuova Consonanza - "TEMPO"
Cosa poter dire del TEMPO in musica? Tutto è Suono nel Tempo.
Forse possiamo tentare qualche riflessione un po’ didascalica sulla molteplicità della concezione temporale del Novecento e ancor più di oggi, a più o meno un secolo dalla nascita della generazione che ha segnato l’Avanguardia musicale nel secondo dopoguerra.
Si, perché, se la musica tonale, anche se complessa, era segnata da una regolarità di pulsazione, già più di un secolo fa (sempre il Tempo…) abbiamo conosciuto musiche poliritmiche, polimetriche.
Strawinsky, Schoenberg, ma anche Milhaud, Varèse, per non parlare delle polifonie stilistiche di Ives, solo per citare alcuni degli autori che hanno rivoluzionato il modo di sentire il tempo. Chi non rinunciando a omoritmie, chi destrutturando così tanto la regolarità metrica da perdere qualsiasi tipo di tactus…
E se pensiamo alle ripetizioni infinite di Satie in Vexation, lì, nonostante la quasi ottusa regolarità dell’articolazione, perdiamo il senso del tempo e, come si suole dire, la musica diventa “mobilio”, oggetto, senza tempo.
Tempi mobili, dunque, tempi irregolari, tempi immobili…
Si, perché l’ordine, la qualità e la quantità degli stimoli al nostro cervello costruiscono il nostro sentire, SONO il nostro sentire e fondano il Tempo e non solo musicale.
Philippe Manoury
Concerto dedicato a Philippe Manoury, considerato uno dei più importanti compositori francesi, oltre ad essere un precursore e un ricercatore nel campo del live electronics. Nonostante un’intensa preparazione come pianista e compositore – è stato allievo di Max Deutsch (uno studente di Schoenberg) e di Michel Philippot – si considera un autodidatta.
Philippe Manoury
Livia Rado soprano
Lijuba Bergamelli soprano
PMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble
Tonino Battista direttore