Paolo Damiani Project -“Ostinato”

Paolo Damiani – contrabbasso, composizioni Mauro Campobasso – chitarra Lorenzo Simoni – sassofono contralto Giacomo Tantillo – tromba, flicorno L’ostinato è una figura che ritorna. Un passo che insiste, una traccia che non si cancella. In musica, è una breve cellula ritmica o melodica che si ripete, spesso affidata al basso, e che nel suo continuo riaffiorare genera movimento, deviazioni, […]

Paolo Damiani – contrabbasso, composizioni

Mauro Campobasso – chitarra

Lorenzo Simoni – sassofono contralto

Giacomo Tantillo – tromba, flicorno

L’ostinato è una figura che ritorna. Un passo che insiste, una traccia che non si cancella. In musica, è una breve cellula ritmica o melodica che si ripete, spesso affidata al basso, e che nel suo continuo riaffiorare genera movimento, deviazioni, possibilità.

Da questa idea prende forma Ostinato: un edificio sonoro da attraversare, una geografia di pieni e di vuoti, di stanze aperte e passaggi segreti. La musica avanza e si ritrae, si perde e si ritrova, seguendo percorsi che non cercano una meta, ma l’esperienza stessa dello smarrimento.

Le composizioni di Paolo Damiani nascono come dispositivi dell’imprevisto. Ogni partitura custodisce una domanda più che una risposta, un invito a sostare nell’incertezza, a lasciare che il suono trovi sentieri inattesi. Ciò che emerge non è la ricerca del controllo, ma la disponibilità all’incontro: con l’ignoto, con l’errore, con ciò che sorprende.

I contrari si attraggono e si respingono: intero e frammento, lentezza e velocità, apertura e chiusura, verticale e orizzontale, forza e leggerezza, misura ed eccesso. Gli equilibri vacillano, gli accordi si inclinano, le forme si deformano per generare nuove prospettive.

In questo «stare contro» si rivela il progetto: non una costruzione rigida, ma un campo di forze, una tensione verso ciò che ancora non esiste. Come scrive Franco Purini:

«Il progetto è qualsiasi sistema di previsione di una serie di azioni future, volte alla produzione di un evento.»

L’evento, qui, è il suono che accade. È l’istante in cui l’ostinato ritorna trasformato, riconoscibile e diverso, memoria e scoperta insieme.

E forse è proprio in questo oscillare, in questo meraviglioso traballare delle forme, che la musica trova la propria verità: nel concedersi il lusso dello smarrimento, nel continuare a immaginare, nel saper sragionare per aprire nuovi spazi del possibile

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