
Dopo trentacinque anni di attività (1989-2024), densa di dischi, concerti, premi e riconoscimenti, in cui soprattutto nei primi due decenni del 2000, si è a lungo distinta come un punto di riferimento nel panorama italiano ed europeo delle medium band, la Lydian Sound Orchestra ha cambiato pelle e dal 2025 è diventata Lydian New Call. Riccardo Brazzale, storico direttore, compositore e arrangiatore principale del gruppo, noto anche per il suo lavoro di studioso, docente e promoter, ha totalmente rifondato l’ensemble con una nuova chiamata che ha coinvolto una dozzina di giovani musicisti, tutti già avviati singolarmente in percorsi di qualità.
Il repertorio, sostanzialmente nuovo e originale, prende spunto, com’è nella storia della Lydian, da tanti riferimenti dell’ultimo secolo, sia classici che jazz, ma ora in maniera molto più vicina a vari linguaggi della contemporaneità. Fra i brani scritti da Brazzale e dai componenti della band (soprattutto Marcello Abate, Giulia Barba, Gaia Mattiuzzi, Federica Michisanti) vi sono chiare relazioni con autori di area colta come Béla Bartók (che si legge nell’inverso di un titolo, Kótrab into the Blender) e Steve Reich (On Piano Phase di Abate) e anche Puccini (Requiem for Our Mother).
Pagine di letteratura jazzistica (Evidence di Monk, It Should’ve Happened a Long Time Ago di Paul Motian, WRU di Ornette Coleman innestato in Ur-Blues di Brazzale) vengono riproposte in modo davvero disinibito. Ma per i grandi maestri del jazz vi sono anche veri e propri omaggi: un ricercato Chordially di Monk e un sincero Self Portrait in Three Colors di Mingus.
Gaia Mattiuzzi voice
Manuel Caliumi alto and soprano sax
Giovanni Fochesato tenor and soprano sax
Giulia Barba baritone sax, bass clarinet
Michele Tedesco trumpet, piccolo trumpet, flugelhorn, electronics
Glauco Benedetti tuba and valve trombone
Marcello Abate guitar
Nazareno Caputo vibes
Salvatore Maiore cello
Federica Michisanti doublebass
Bernardo Guerra drums