Nato da padre ignoto, abbandonato dalla madre, passato dall’orfanotrofio all’adozione, dal riformatorio e al carcere, Jean Genet (1910-1986) ottiene nel 1949 la grazia dal Presidente della Repubblica francese. Nel 1952 il monumentale saggio di Sartre gli assicura una fama mondiale. Nella sua opera, improntata alla rivolta, spicca il teatro, cerimoniale e liturgico, un’arte della pura apparenza che si affida al potere incantatorio della lingua per farsi comunicazione del nulla e del non-essere.