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Lectio Magistralis di Slavoj Žižek
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Lectio Magistralis di Slavoj Žižek
 
L'evento si è svolto il
20/04/2008

Fondazione Musica per Roma presenta
Lectio Magistralis di Slavoj Žižek
“Nel 1968 le strutture sono scese in piazza. Lo faranno ancora?”


Un evento di
  Festival della Filosofia



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Lectio Magistralis di Slavoj Žižek

introduce
Emanuela Fornari






Slavoj Žižek
Filosofo e psicoanalista sloveno, insegna all’Istituto di Sociologia dell’Università di Lubiana. È fra i protagonisti indiscussi del panorama filosofico e teorico internazionale, con un’analisi radicale della politica e della società contemporanea che intreccia virtuosamente i registri “alti” della filosofia classica (Kant, Hegel, Schelling) e della psicoanalisi lacaniana con un’attenzione alle diverse forme della cultura di massa. Tra le sue numerose opere tradotte in italiano: Il grande Altro (Milano 1999); Benvenuti nel deserto del reale (Roma 2002); Tredici volte Lenin (Milano 2003); L’isterico sublime (??? 2003); Contro i diritti umani (Milano 2006); Il cuore perverso del cristianesimo (Roma 2006); La violenza invisibile (Milano 2007).


Il titolo rimanda alla reazione di Jacques Lacan ai ben noti graffiti anti-strutturalisti sui muri della Parigi del ’68: le strutture non scendono in strada. Cioè: le grandi manifestazioni del ’68 di studenti e operai non si possono spiegare nei termini dello strutturalismo, ragion per cui alcuni storici intendono il 1968 addirittura come la data che separa lo strutturalismo dal post-strutturalismo, che era – così va avanti la storia – tanto più dinamico e incline a interventi politici attivi. La risposta di Lacan è stata che proprio questo è ciò che è accaduto nel 1968: le strutture sono scese nelle strade, vale a dire: gli eventi visibilmente esplosivi non erano altro che il risultato di uno squilibrio strutturale – nei termini di Lacan, del passaggio dal discorso del Padrone al discorso dell’Università. Occorre qui sollevare alcune questioni. Lacan aveva ragione? Il passaggio dal Padrone all’Università è davvero tutto ciò che è accaduto con gli eventi del ’68? L’entusiasmo ubriaco di libertà non era altro che un mezzo per rimpiazzare una forma di dominio con un’altra (ricordiamoci la sfida di Lacan agli studenti: Come rivoluzionari, voi siete degli isterici che chiedono un nuovo padrone. E lo avrete)? Seppur Lacan avesse avuto ragione, il ’68 è stato un evento singolo? O forse un evento diviso e ambiguo in cui differenti tendenze politiche hanno lottato per l’egemonia? Questo spiegherebbe il fatto che, mentre il ’68 è stato gloriosamente appropriato dall’ideologia egemonica come un’esplosione di libertà sessuale e di creatività antigerarchica, Nicolas Sarkozy ha potuto affermare nella sua campagna elettorale del 2007 che il suo grande obiettivo è far sì che la Francia superi infine il ’68. Così c’è un loro ’68 e un nostro ’68 – nella memoria ideologica di oggi, la nostra idea basilare delle manifestazioni di Maggio, il legame tra la protesta degli studenti e gli scioperi degli operai, è dimenticata. E, infine, la questione maggiore: se, come sostiene Alain Badiou, il Maggio ’68 è stato la fine di
un’epoca, segnalando (insieme alla Rivoluzione Culturale Cinese) l’esaurimento definitivo della grandiosa serie politico-rivoluzionaria che è iniziata con la Rivoluzione d’Ottobre, dove siamo oggi? Noi che ancora contiamo su un’alternativa radicale al capitalismo democratico-parlamentare, siamo costretti a ritirarci e ad agire da differenti siti di resistenza o possiamo ancora immaginare un intervento politico più radicale? 




     
     
     
 
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