Giulio D’Anna concept e direzione
Giulio e Stefano D’Anna creazione e performance
Agnese Rosati assistente direzione e produzione
Maarten Bokslag musiche originali
Theresia Knevel e Daniel Caballero disegno luci e scene
Quali sono le differenze tra la generazione del ’49 e quella dell’80? Cosa raccontano due corpi essendo, allo stesso tempo, l’uno l’idea del futuro e l’altro quella del passato? In “Parkin’son” gli interpreti sono un terapista di 62 anni, senza una formazione in danza e un coreografo di 31 anni: due generazioni a confronto, un padre e suo figlio per raccontarsi attraverso il corpo. Padre e figlio D’Anna, come se uscissero da una delle storie di “Vite di uomini non illustri” di Giuseppe Pontiggia, esplorano la loro relazione sul palco: una collezione di eventi personali, drammatici e non, che trovano la propria testimonianza sulle linee della pelle e sulle forme di due corpi legati dal sangue e dalla propria storia. Il progetto nasce dal desiderio di usare “il limite” come fonte di possibilità e di raccontare le due storie con la scansione cronologica delle vite illustri, puntando all’esaltazione di momenti e fatti che, a un occhio esterno, potrebbero non sembrare degni di nota ma che rendono l’esistenza memorabile. Giulio D’Anna fa parte di “Matilde. Piattaforma regionale per la nuova scena marchigiana”. Un progetto di Regione Marche e AMAT.
“Uno dei miei primi ricordi da bambino è mio padre che guida in auto e canta ‘Il mondo’”…
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