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di Giorgia Maretta e Andrea Cavallari con la collaborazione di Silvia Cantoni, Andrea Rimoldi, Beatrice Sarosiek, Massimo Trombetta con Andrea Rimoldi, Massimo Trombetta, Beatrice Sarosiek/Silvia Cantoni light design Antonio Zappalà consulenza allestimento Marica Messa consulenza arti visive Cristiana Campanini un ringraziamento speciale a Michele Di Stefano produzione Associazione Garten co-produzione Danae Festival – Progetto Ares
Durata 35'
Architetture di cartone disegnano orizzonti che rievocano skyline di metropoli, agglomerati di baracche fatiscenti o luoghi immaginari, residui deserti di una società post-umana. Lo spettatore assiste alla costruzione di strutture in movimento, volumi che si compongono uno sull’altro per poi crollare nuovamente. Uno scenario in continua evoluzione verso un nuovo equilibrio e una nuova stabilità. Lo spazio è colmo di scatole di cartone. Potrebbe essere una baracca, un luogo abbandonato, una discarica. Un organismo in accumulo dietro cui si percepisce una pulsazione, una presenza, forse umana, che lo muove. Riflettiamo sul luogo di confine come territorio della biodiversità. Siamo interessati ai motivi dell’instabilità, del disequilibrio e del collasso. La scena è costruita con materiali di riciclo.
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