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1958-ieri: Cantanti, Cantacronache, Cantautori
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Cantando sotto la storia
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1958-ieri: Cantanti, Cantacronache, Cantautori
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1958-ieri: Cantanti, Cantacronache, Cantautori
 
L'evento si è svolto il
30/06/2009

Fondazione Musica per Roma presenta

1958-ieri: Cantanti, Cantacronache, Cantautori
da Volare ai cantautori


Un evento di
  Cantando sotto la storia



Abbonamento ai 4 appuntamenti 45 euro
Elenca prossimi eventi



 


pianoforte e arrangiamenti
Cinzia Gangarella
violoncello
Giovanna Famulari
contrabbasso
Ermanno Dodaro
chitarra
Massimo De Lorenzi 
voce
Roberta Albanesi

ospiti
Peppe Servillo, Nada, Fausto Mesolella

 

 

 

 

 

 

 


Ultimo appuntamento con cantando sotto la storia, incontri-racconti musicali che hanno per oggetto la canzone italiana. 
"Ma che pazzia è questa canzone, non ha stile, non esiste". Difficile credere che queste sono le parole pronunciate dal maestro Gorni Kramer dopo aver ascoltato Nel blu dipinto di blu. Non era facile orientarsi; molte cose infatti stavano cambiando nel panorama della musica leggera: nel 1953 la Rca aveva fatto il suo ingresso nel mercato nazionale; il 3 gennaio del 1954 era nata ufficialmente la televisione; nel maggio-giugno del '55 era apparso in Italia, venuto direttamente da Chicago, il primo 'juke-box'; i festival musicali, da Castrocaro allo "Zecchino d'oro", cominciavano a fiorire un po' dovunque; si affermavano nuovi stili musicali e nuovi cantanti: Adriano Celentano, Mina, solo per fare due nomi, e Ventiquattro mila baci e Il cielo in una stanza. La canzone stava cambiando pelle aprendosi alle soluzioni più originali: Fred Buscaglione con il suo aspetto duro alla Clark Gable, la voce roca, la sigaretta perennemente all'angolo della bocca, le sue storie da "bulli e pupe": Che bambola, Guarda che luna. Comparivano gli urlatori e gli interpreti dell'eternamente Abbronzatissima canzone da ombrellone. Ma c'è anche chi ricercava una canzone 'diversa'. L'esperienza di Cantacronache, iniziata a Torino nell'estate del 1957, aveva il lodevole proposito di riportare nella canzone italiana il duro contenuto della cronaca quotidiana. Ne facevano parte scrittori come Calvino, Jona, Fortini e musicisti come Amodei, Margot, Pogliotti: Un paese vuol dire, Quella cosa in Lombardia e Il valzer della toppa, su testo di Pasolini e musica di Umiliani, sono solo alcuni titoli di una produzione ardita e originale, ben interpretata da Laura Betti, che non ha più avuto seguito. C'è anche chi prende le distanze dall'ondata di americanismo e ottimismo da boom industriale dilagante, e comincia a parlare di solitudine, di amori infelici e persino di amore come antidoto della noia: sono i primi cantautori. Quasi tutti di Genova pertecipano delle stesse esperienze e degli stessi umori. I loro nomi sono: Bindi, Tenco, Paoli, De André, Endrigo, Lauzi; con i loro atteggiamenti contro corrente, e soprattutto con le loro canzoni, Arrivederci, La guerra di Piero, Sassi, Mi sono innamorato di te, Il poeta, trasmettono all'Italia discofila e pudibonda di allora una carica di anticonformismo e un'ansia di rinnovamento che molto influenzeranno i giovani di allora.  La canzone d'autore troverà altre città, oltre Genova, dove crescere e rinnovarsi: Milano con Gaber, Jannacci, Fo, e i tentativi di Giorgio Strehler con il musicista Fiorenzo Carpi. Poi verranno la Roma di De Gregori e la Bologna di Dalla e di Guccini. In una frammentazione crescente di codici e linguaggi si muove la canzone di oggi. La storia siamo noi e la nostra storia sono anche le nostre canzoni. Chissà che, prima o poi, qualcuno ci faccia di nuovo Volare.


     
     
     
 
Samon Takahashi
Sound Corner


 
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