di Karlheinz Stockhausen
Quartetto Arditti Quattro elicotteri in volo
Alvise Vidolin regia del suono
Piergiorgio Odifreddi
Domenica 18 gennaio, ore 11. La Sala Sinopoli è affollata e rumorosa. Sta per cominciare, apparentemente, un concerto come tutti gli altri. Ma questa mattinata d'inverno è attraversata come un brivido da una strana sensazione di attesa, come se stesse per accadere qualche cosa che nessuno ha mai visto, e udito, prima. Infatti dalle quinte spunta all'improvviso un signore dall'aria sorridente e divertita che inizia parlare di sogni, di cieli, di angeli, degli strani calcoli matematici che si usano per far correre il suono nello spazio. Poco dopo appare accanto a lui un uomo un po' misterioso, vestito di nero e con un violino tra le mani. Dice poche parole, parla di archi, di corde, di eliche, ma anche di due violini, di una viola e di un violoncello capaci, chissà come, di cantare in volo. L'uomo col violino saluta e si avvia, in silenzio, verso una delle uscite laterali. Una telecamera lo segue e poco dopo sul grande schermo che chiude il palcoscenico il pubblico riconosce i giardini pensili dell'Auditorium. Lì, a pochi passi, c'è la sagoma inconfondibile di un elicottero: si apre un portellone e l'uomo col violino sale a bordo. Gli altoparlanti della Sala Sinopoli restituiscono il rombo lento di un motore, mentre sullo schermo si disegna l'immagine dell'elicottero che si stacca, lentamente, da terra. Un minuto dopo altri tre elicotteri si uniscono al volo e il quartetto degli “angeli meccanici” traccia un grande cerchio nei cieli di Roma. A questo punto lo schermo della sala si divide in quattro e gli spettatori scoprono, all'improvviso, che a bordo di ciascun elicottero c'è un musicista intento a suonare la sua parte: il “canto” dei due violini, della viola e del violoncello si unisce con il suono dei motori, delle pale, delle nuvole e del vento. Questo non è un sogno, anche se è stato un sogno ad aver “dettato” a Karlheinz Stockhausen la sua opera forse più visionaria e vertiginosa: Helikopter Quartett che per la terza volta nella sua storia, e per la prima in Italia, salirà al cielo per imitare, col suono degli archi, la lingua del cosmo.
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