Stefano Rodotà
Di chi è il corpo? Della persona che lo vive e abita, dei suoi familiari, di un Dio che l'ha donato, di una natura che lo vuole inviolabile, di un potere sociale che in mille modi se ne impadronisce, di un medico o di un magistrato che ne stabiliscono il destino? E di quale corpo stiamo parlando? Queste domande rimandano ad antichi intrecci, che tuttavia continuamente si rinnovano, con soggetti vecchi e nuovi che di quel corpo quasi si contendono le spoglie. Il possesso di sé e il controllo degli altri sono sempre stati tutto meno che un fatto "naturale". Conformato dalla natura, il corpo era subito consegnato alla disciplina umana nella quale diritto e norme hanno sempre giocato un ruolo determinante. Habeas corpus, l'antica promessa della Magna Charta nel 1215, è una affermazione essenziale per comprendere l'organizzarsi dei rapporti di potere già ai lontani albori di uno Stato che vuol essere moderno e di una civiltà che vuol dirsi giuridica. Siamo ormai di fronte ad un doppio corpo, fisico ed elettronico, che modifica la percezione del sé ed il rapporto con gli altri. Un corpo elettronico. Un corpo modificato. Un corpo controllato. Un corpo falsificato. Un corpo socializzato. Un corpo escluso. Un corpo espropriato. Un corpo ridotto. Si dice spesso: noi siamo i nostri geni, noi siamo le nostre informazioni. Si cede così alla mistica del Dna e dell'elettronica e si ignora che la biografia è più forte della biologia.
|