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Tavola rotonda con Roberto Esposito Massimiliano Fuksas Toni Negri Oskar Negt Peter Schneider Pere Vilanova
conduce Giacomo Marramao
Inaugurazione con Gianni Borgna Presidente Fondazione Musica per Roma Carlo Fuortes Amministratore delegato Fondazione Musica per Roma Giacomo Marramao e Paolo Flores d'Arcais curatori scientifici del Festival
a seguire Tavola rotonda
Il rapporto del Sessantotto con la violenza è forse uno dei punti più controversi della ricostruzione storiografica di quegli anni. Il tema investe per un verso le forme di resistenza e le pratiche di contestazione utilizzate dal movimento studentesco (un esempio per tutti: la battaglia di Valle Giulia); per l'altro, la relazione di continuità/discontinuità con quanto accadde dopo. La lunga e drammatica fase seguita alle contestazioni studentesche è stata segnata in Italia dalla strategia della tensione da una parte e dalla lotta armata dall'altra. Anziché gettar luce sui lati oscuri e inquietanti della frattura prodottasi a partire dal 12 dicembre 1969 con la strage di Piazza Fontana, una certa apologetica istituzionale ha preferito parlare di “opposti estremismi”. Ma è legittimo sostenere che la lotta armata sia la naturale conseguenza delle contestazioni studentesche? O non è stato piuttosto il passaggio dalla logica inclusiva, cosmopolita e coinvolgente della prima fase della protesta alla logica identitaria ed esclusiva dei vari gruppi a segnare l'esaurirsi del potenziale creativo del movimento e a dar luogo al piano inclinato della violenza? Muovendo da questi interrogativi, la tavola rotonda si propone di mettere a fuoco l’impervio transito dagli anni ’60 agli anni ’70, i cui effetti di lungo periodo sono ancora operanti nel cuore stesso del nostro presente.
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