a cura di Davide Osenda
Il lavoro su cui insisterà l’allestimento è una storia illustrata a fumetti, il cui argomento portante è lo studio dell’infinito in Matematica, nei passi salienti che hanno segnato il secolo scorso. Non ha pretese storiche in senso stretto, né vuole essere didattico o divulgativo se non in maniera sommaria; è una sorta di divertissmant per far venire l’acquolina in bocca al riguardo di queste discipline. Il pretesto del racconto è un insolito incontro fra un docente di Matematica e uno studente curioso e stranito. Siamo a Gottinga, in un’aula universitaria, mentre fuori imperversa la furia nazista. Il professore, solo e accorato, si concede una lezione stravagante – davanti al vuoto della classe – in cui sciorinare, una dopo l’altra, certe grandi scoperte intorno al concetto di infinito: cita Hilbert, Cantor, Gödel, Zermelo. Non si accorge, nel suo intenso soliloquio, di essere ascoltato e guardato di lontano da un giovane studente che, per caso, si trova nell’aula, nascosto fra i banchi a cercare un libro smarrito. La trama prevede che, stupefatti e poco consci dei ruoli incarnati, i due si incontrino: ecco, dunque, un professore confuso che parla ad una classe vuota ed un ragazzino smilzo, altrettanto confuso, col suo libro sotto braccio; uno davanti all’altro a discutere l’infinito. È qui che l’incontro si rivela essere una sorta di rito iniziatico, una specie di passaggio del testimone; intorno, il clima è rarefatto e paradossale con i due che discutono fino al momento del commiato. Fuori la Storia macina tutto quello che può. E prende a piovere.
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