Amartya Sen Premio Nobel per l’Economia
Introduce Armando Massarenti
Amartya Sen (Santiniketan, 1933), economista indiano Premio Nobel per l'economia nel 1998, è Lamont University Professor presso la Harvard University. Negli ultimi due decenni Sen ha sviluppato un approccio radicalmente nuovo alla teoria dell'eguaglianza e delle libertà. In estrema sintesi, Sen propone di studiare la povertà, la qualità della vita e l'eguaglianza non solo attraverso i tradizionali indicatori della disponibilità di beni materiali (ricchezza, reddito o spesa per consumi) ma soprattutto analizzando la possibilità di vivere esperienze o situazioni cui l'individuo attribuisce un valore positivo. Fra i libri pubblicati in Italia: Risorse, valori e sviluppo Bollati Boringhieri, 1992; Laicismo indiano, Feltrinelli, 1998; Lo sviluppo è libertà, Mondadori, 2000; Etica ed economia, Laterza, 2003; Globalizzazione e libertà, Mondadori, 2003; La democrazia degli altri - perché la libertà non è un'invenzione dell'Occidente -, Mondadori, 2004; L'altra India, Mondadori, 2005; Identità e violenza, Laterza, 2006; La libertà individuale come impegno sociale, Laterza, 2006.
Io come matematico non credo alle spiegazioni semplici. Amartya Sen
Attorno all'anno Mille, la diffusione globale della scienza, della tecnologia e della matematica stava cambiando il vecchio mondo ma proveniva da una direzione opposta a quella attuale. L'influenza dell'Oriente sulla matematica occidentale ha seguito lo stesso percorso. Il sistema decimale, nato in India tra il II e il VI secolo, è stato poco dopo adattato dai matematici arabi. Sul finire del X secolo l'innovazione ha raggiunto l'Europa e ha avuto un ruolo di primo piano nella rivoluzione scientifica. L'Europa sarebbe stata ben più povera - economicamente, culturalmente e scientificamente - se allora avesse resistito a quella globalizzazione e lo stesso vale per quella in atto oggi. Rifiutare la globalizzazione della scienza e della tecnologia in quanto influenza occidentale non solo significherebbe ignorare i contributi - venuti da svariate regioni del mondo - sui quali si sono edificate la scienza e la tecnologia dette "occidentali", ma in pratica sarebbe una scelta idiota, visti i vantaggi che da tale processo trarrebbe il mondo intero. Identificare questo fenomeno con "l'imperialismo occidentale" in materia di idee e credenze (sempre stando alla retorica) sarebbe un errore grave e costoso, così come lo sarebbe stata una resistenza europea all'influenza orientale mille anni fa. In effetti, la questione più importante è come usare bene i grandi benefici derivanti dai rapporti economici e dal progresso tecnologico, in maniera da prestare la dovuta attenzione agli interessi dei più poveri.
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