Massimo Popolizio voce recitante
testi di Pavese, Campana
Gli autori che chiudono questo primo ciclo di “Musica e Poesia” sono due colonne del Novecento italiano: Cesare Pavese e Dino Campana, scrittori accomunati da una sorte tragica. Finito suicida, come è noto, il primo, ricoverato ancora giovane in manicomio il secondo, morto successivamente di una malattia mai ben chiarita. Questa serata si potrebbe dunque sottotitolare “il disagio di vivere”, cogliendo appunto il filo che, sia pure a distanza, lega due esistenze diverse, ma rese vicine dall’esperienza della solitudine, di amori difficili, del dolore, delle contraddizioni che sorgono dal rapporto irrisolto tra arte e vita. Campana, vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, è poeta intorno al quale aleggia ancora un alone di mistero. Legato ai classici, a Leopardi e a D’Annunzio, è stato definito artista “visionario, allucinato… orfico, vagabondo, mediterraneo”. Classicismo, simbolismo, crepuscolarismo si intrecciano nella sua opera di “artista maledetto”, dando luogo a versi di grande efficacia emotiva, ma anche di estrema purezza formale. Pavese è uomo del Novecento, che proprio a metà del secolo decide di realizzare quella “vocazione al suicidio” che lo aveva accompagnato per buona parte della sua vita. Personalità sensibile, attraversata da conflitti irrisolti, ansie nevrotiche, incapacità di affrontare le prove dell’agire quotidiano, Pavese dichiarò una volta: “ho imparato a scrivere, ma non a vivere”, e questa componente esistenziale avrà sempre in lui una enorme importanza.
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