"Quello che mi interessa non è se c’è la vita dopo la morte, ma che ci sia prima. E che questa vita sia buona, non semplice sopravvivenza o continua paura di morire." Fernando Savater
Il filosofo e scrittore spagnolo è impegnato da sempre nella lotta contro l’intolleranza, per una libertà politica e culturale, per una convivenza fra uomini civile e morale. Costretto per anni a viaggiare sotto scorta armata in seguito alle minacce dei terroristi baschi dell’Eta, riflette e scrive sui problemi del nostro tempo. Sostiene che ciò che vale per l’uomo è ciò che l’uomo vuole, l’uomo non può inventarsi completamente ma non può in ogni caso smettere di inventarsi. La posizione dei valori ha a che fare con la conservazione dell’individuo. In questo senso la libertà è il primordiale dover essere del voler essere. Si tratta per l’uomo di voler essere di più contro l’impotenza e la morte, una volontà di essere dell’uomo che trova un limite nella convivenza sociale e nell’imperativo di non nuocere agli altri. Dalla situazione spagnola la sua riflessione si allarga sull’intreccio tra nazionalismi. globalizzazione e localismi. Savater sostiene che il nazionalismo oggi cerca di ridurre la complessità del mondo a una realtà omogenea, convertendosi così in un’ideologia regressiva che va contro la democrazia. In Europa i nazionalismi giocano lo stesso ruolo che in altri paesi ha giocato l’integralismo religioso. Da quando si sono affermati il laicismo e la secolarizzazione, il nazionalismo è stato applicato in Europa come sostituto della guerra religiosa. In Spagna, ma anche in Italia, si è ormai affermato un luogo comune, che tutto ciò che è diversità sia bello e positivo. Come se il pluralismo fosse sempre buono e l’unità un concetto fascista. Se accettassimo questo punto di vista una società divisa in classi o fondata sulla schiavitù sarebbe migliore di una società costruita sull’eguaglianza sociale, in cui tutti i cittadini sono liberi. La mistificazione del pluralismo è sbagliata. Savater ci indica la via dell’etica, un’etica fondata sulla razionalità, che esclude unilateralismi e aperta al riconoscimento. L’etica è nella sua visione una strada responsabile, non tanto verso la felicità, ma come diceva Kant “l’importante è comportarsi conformemente alle leggi autonome della ragione e essere meritori”. L’etica non è un comportamento naturale, non è un dono innato – i bambini non sono morali - è piuttosto un comportamento che si apprende attraverso norme razionali, formazione, studio, esperienza e disciplina. L’etica non va confusa con la politica, la politica serve a formare le istituzioni, l’etica serve a formare persone migliori. E per seguire questa strada bisogna cominciare proprio dai bambini.
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