Freeman Dyson
Introduce Tullio Regge
Freeman Dyson, fisico e matematico statunitense, di origine britannica. Ha lavorato come analista per il British Bomber Command durante la seconda guerra mondiale, dopo la quale si è trasferito a Princeton. Subito dopo la guerra, Dyson fu il primo fisico che si rese conto che la QED aveva due aspetti differenti. Dal 1957 al 1961, lavorò al progetto Orione, che cercava di dimostrare la possibilità del volo spaziale attraverso la propulsione nucleare: venne realizzato un prototipo con l'ausilio di esplosivo convenzionale, ma un trattato che vietava l'utilizzo di armi nucleari nello spazio causò l'abbandono del progetto. In uno dei suoi articoli, Dyson teorizzò che società tecnologicamente avanzate avrebbero potuto circondare completamente la propria stella natìa per catturarne l'energia, attraverso una struttura nota come sfera di Dyson. Ciò fornisce un possibile metodo di ricerca delle civiltà extraterrestri. Nel 2000 gli è stato assegnato il Premio Templeton. Tra i suoi libri pubblicati in Italia: Infinito in ogni direzione, Rizzoli, 1989; L'importanza di essere imprevedibile, Di Renzo Editore, 2003
Alcuni matematici sono uccelli, altri rane. Gli uccelli volano alti nel cielo e di lì contemplano gli ampi panorami della matematica fino al lontano orizzonte. Si dilettano di concetti che unificano il pensiero e mettono insieme problemi che provengono da parti diverse del paesaggio. Le rane invece vivono negli stagni e vedono solo le piante che hanno intorno. Hanno il piacere del dettaglio e risolvono i problemi esaminandone uno alla volta. La matematica ha bisogno di entrambi: uccelli e rane. È una disciplina vasta e meravigliosa proprio perché comprende gli ampi orizzonti contemplati dagli uccelli e i complessi dettagli indagati dalle rane. La matematica è al tempo stesso grande arte e somma scienza perché combina concetti generali e strutture profonde. È stupido sostenere che gli uccelli sono migliori delle rane perché guardano lontano o che le rane sono migliori degli uccelli perché il loro sguardo scruta le cose in profondità. Il mondo della matematica è al contempo vasto e profondo, e per esplorarlo c’è bisogno della collaborazione tra uccelli e rane.
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