Un progetto di Guido Barbieri e Oscar Pizzo
Testo Amira Hass Musiche Franghiz Ali Zadeh, Ramzi Aburedwan Regia video Marco Dinoi Drammaturgia Guido Barbieri, Moni Ovadia, Oscar Pizzo
Con un’opera originale di Iannis Kounellis
con Ramzi Aburedwan, Mohammad Bakri, Amira Hass, Moni Ovadia
Musica dal vivo Ensemble Dal’Ouna, Trondheim Soloists Alessio Allegrini corno Oscar Pizzo tastiera
Riprese video Giacomo Tagliani, Marco Dinoi Montaggio video Francesco Zucconi, Riccardo Guerrini, Marco Dinoi
Sequenze video supplementari tratte da The Wall di Benny Brunner Ecrivains sans frontières di Samir Abdallah e José Reynès – produzione L’Yeaux Ouverts Qalandiya Report di Tamar Goldschmidt
Si ringraziano Stathis Dafalias e Francesco Oliveto per la collaborazione alla postproduzione audio e Saed Karzoun per l’autorizzazione all’uso delle sue riprese video.
Inserti fotografici di Majdi Hadid
Regia video in diretta Matteo Greco
Realizzazione materiali scenici Loredana Paglioni
Consulenza scientifica e traduzioni dall’arabo Nicola Perugini
Sottotitoli Simonetta Ruju
Coordinamento artistico Raffaella Benanti, Fabio Cherstich
Un ringraziamento sincero agli insegnanti e agli allievi di Al Kamandjati e a Dyaa Ajkabache, Céline Dagher, Stefano Fedeli, Majdi Hadid, Michelle Kounellis, Filippo Landi, Luisa Morgantini, Basel Dasouky
La musica non è un privilegio: è un diritto di tutti. Per garantire questo diritto Ramzi Aburedwan, musicista palestinese, nato ventotto anni fa in un campo profughi alla periferia di Ramallah, ha deciso di aprire, nel 2005, una scuola di musica (Al Kamandjati) nel centro storico della città. E di portare lo studio della viola, del violino, della chitarra, della fisarmonica, nei campi profughi e nei centri urbani dei Territori Occupati. La storia di Ramzi è una parabola esemplare: nel 1987 era un ragazzino che lanciava le pietre contro i carri armati israeliani (e una foto diventata celebre lo ha fatto diventare il simbolo della prima Intifada), nel 1999 sedeva nella fila della West-Eastern Divan Orchestra fondata da Daniel Barenboim. Per raccontare questa storia in parole, musica e immagini Guido Barbieri e Oscar Pizzo, dopo l’esperienza di “Portopalo. Nomi su tombe senza corpi”, andato in scena all’Auditorium lo scorso anno, hanno riunito un gruppo del tutto “inedito” di artisti e di intellettuali: Amira Hass, corrispondente di Haaretz, l’unica giornalista israeliana che vive in Cisgiordania; Franghiz Ali Zadeh, compositrice azerbaijana di religione musulmana, amatissima da Yo Yo Ma e dal Kronos Quartet; Moni Ovadia, da sempre testimone attento della questione palestinese; Mohammad Bakri, il più popolare e amato attore palestinese; Yannis Kounellis, uno dei maggiori artisti contemporanei; Marco Di Noi, regista e videomaker e infine lo stesso Ramzi con i maestri e gli allievi di Al Kamandjati.
con il contributo Municipality of Trondheim
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