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07/02/2007

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Khaled




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Khaled

Un grande appuntamento da non predere quello con Khaled.
Con la sua fusione di funk, reggae e musica araba, Khaled ha guidato la trasformazione del räi da genere locale a tendenza mondiale, conquistando il ruolo di interprete di punta della “world music”. Nato in Algeria ma trasferitosi presto in Francia, Khaled è l’indiscusso re del räi, uno dei generi più importanti del folk arabo. Le sue radici affondano nella musica popolare egiziana, spagnola, francese influenzato inoltre da artisti contemporanei come James Brown e i Beatles.
A partire dal 1992, Khaled abbandona il prefisso Cheb e conquista il successo mondiale con la canzone “Didi”, abile fusione di tradizione araba e pop europeo. Grazie a brani come questo, il confronto tra räi e gli altri stili musicali diventa terreno di contaminazione fertile e creativa. L’anno successivo, la consacrazione con N’ssi N’ssi, amplia ulteriormente la gamma delle sue influenze musicali, anche grazie alla produzione di Philippe Eidel e Don Was. Il primo esalta la componente orientale, il secondo aggiunge un tocco sperimentale, mescolandolo con la potenza del funk e dei nuovi suoni metropolitani. Khaled comunque continua a mantenere, nonostante tutto, un forte appel sul pubblico grazie al singolo “Aicha”, una ballata romantica composta da Jean-Jacques Goldman che impreziosisce il successivo album Sahara (1996). Sull’onda di questo successo, Khaled realizza “Kenza”, coinvolgendo altri due produttori di fama internazionale. Il primo è Steve Hillage, personaggio di punta del progressive britannico targato anni ’70 (ex leader dei Gong e dei System 7, nonché produttore di altri artisti di frontiera, tra Occidente e Oriente, come Rachid Taha). Il secondo è Lati Kronlund, ideatore del progetto newyorkese dei Brooklyn Funk Essential e teorico di un funk elegante e sofisticato. Dall’incontro di questi due approcci, nasce un disco che si situa in una terra incognita, in cui modernità e tradizione si compenetrano in una miriade di combinazioni.
Dopo quattro anni di assenza Khaled ritorna ora con il suo nuovo album “Ya-Rayi”, cantato interamente in arabo, ripropone un Khaled che torna alle tradizioni spaziando tra sonorità räi e quelle tipiche dei cabarets di Orano, folklore algerino con testi che trattano delle problematiche della società e della politica. Con il primo singolo “Ya-Rayi” Khaled ritrova Don Was, già produttore di “Didi” e “N’ssi N’ssi”. L’orchestrazione è un sottile melange di groove americani e ritmi orientali.


     
     
     
 
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Villa Adriana, Tivoli, ore 21

Luglio suona bene 2009
Francesco De Gregori

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Il teatro delle Arti 1940-1943
MUSA Museo degli strumenti musicali , ore 11


 
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