Paris Qui Dort Film Muto di René Clair Francia/1923/1h/B&N durata: 75’
con Henri Rollan (Albert) Charles Martinelli (Lo Scienziato Pazzo) Alberto Préjean (L’aviatore) Madeleine Rodrigue (Hesta, La Passeggera) Myla Seller (La Figlia Dello Scienziato) Antoine Stacquet (L’uomo Ricco)
Claude Autant-Lara assistente alla regia, direzione artistica e costumi André Foy scenografia René Clair montaggio Henri Diamant-Berger produttore
Yan Maresz musica originale (2005) commissionata da Auditorium del Louvre Benoit Meudic realizzazione informatico-musicale Ircam Jérémie Henrot ingegnere del suono Ircam Jérôme Tuncer regia del suono Ircam
Esecuzione Freon Ensemble Stefano Cardi direttore Giuseppe Pelura flauto Paolo Montin clarinetto Myriam Bonnin fisarmonica Luigino Leonardi trombone Luca Peverini violoncello Maurizio Paciariello tastiera elettronica Rodolfo Rossi percussioni
Al risveglio il custode della torre Eiffel scopre ai suoi piedi la città “addormentata”. Sconcertato, percorre le vie di una Parigi completamente immobile. Oltre all’uomo, anche alcuni viaggiatori giunti in aereo durante la notte sono sfuggiti al sortilegio che ha paralizzato l’intera metropoli: uno scienziato pazzo ha inventato una macchina in grado di far sprofondare il mondo in una totale letargia. Il primo film di René Clair (1898-1981) è un racconto poetico, ironico e ricco di spirito. La pellicola contiene già le tematiche predilette del maestro francese: il gusto per il fantastico, l’amore per la libertà e il disprezzo del denaro, l’avversione nei confronti dei potenti, l’affetto per la città natale e le sue coppie di innamorati. Nella sua opera prima il regista dimostra un completo dominio di tutte le risorse e i ‘trucchi’ cinematografici.
«La musica per l’accompagnamento di Paris qui dort è concepita come contrappunto all’opera cinematografica e nasce dalla costante preoccupazione di “servire il film”, qualunque sia il grado di complementarità o di divergenza tra suono e immagine in un determinato passaggio. Il contrappunto a livello temporale si traduce tuttavia in “armonizzazione” su un piano più circoscritto, quello della psicologia dei personaggi. La musica è anche “orchestrazione”, in quanto estensione nel campo timbrico dell’ambiente sonoro specifico di ogni scena... L’ensemble piuttosto insolito (flauto, clarinetto, fisarmonica, violoncello, trombone, percussioni, master keyboard) possiede una ricca gamma timbrica che mi ha consentito di ottenere proprio il colore che cercavo. L’elettronica in tempo reale (analisi/sintesi, generazione di strutture ritmiche “spettrali”, estrazione delle componenti “sporche” dello spettro musicale, varie elaborazioni, ecc.) è utilizzata in modo da arricchire ed esaltare la materia sonora strumentale.» Yan Maresz


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