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<title>Festival delle Scienze 2012</title>
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Festival delle Scienze 2012
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<managingEditor>news@auditorium.com</managingEditor>
<copyright>Copywright 2007- Fondazione Musica per Roma</copyright>
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<title>Festival delle Scienze 2012</title>
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<webMaster>news@auditorium.com</webMaster>
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Festival delle Scienze 2012
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<itunes:name>Francesca Pompili</itunes:name>
<itunes:email>news@auditorium.com</itunes:email>
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<title>Stefano Benni "Che ore sono"</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/5193500</link>
<description>Stefano Benni, in occasione del Festival delle Scienze di Roma, si 
confronta con il tema del tempo in cui testi inediti si alternano a 
brani noti della sua scrittura. Conosceremo Il segreto del saggio 
cinese, il tempo "variabile" delle lettere d'amore, saremo spettatori 
di due brevi tragedie con orologio. Infine incontreremo il tempo della 
morte in un brano paradossale tratto da Elianto. Sul palco insieme a 
Stefano Benni, il pianista Umberto Petrin, che lo accompagnerà con le 
sue ricche invenzioni jazzistiche.
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<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 21:00:00 +0100</pubDate>
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confronta con il tema del tempo in cui testi inediti si alternano a 
brani noti della sua scrittura. Conosceremo Il segreto del saggio 
cinese, il tempo "variabile" delle lettere d'amore, saremo spettatori 
di due brevi tragedie con orologio. Infine incontreremo il tempo della 
morte in un brano paradossale tratto da Elianto. Sul palco insieme a 
Stefano Benni, il pianista Umberto Petrin, che lo accompagnerà con le 
sue ricche invenzioni jazzistiche.
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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<item>
<title>Lectio Magistralis di Jean-Pierre Luminet</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/5193323</link>
<description>Il passaggio dal tempo rigido e assoluto ipotizzato dalla meccanica 
classica a quello elastico e relativistico scoperto da Einstein ha 
comportato lo sconvolgimento della fisica. La teoria generale della 
relatività ha messo in luce l’abbinamento di spazio e tempo in una 
stessa struttura geometrica: uno spazio-tempo piegato dalla 
distribuzione della materia e dell’energia. Essa ha rivelato aspetti 
affascinanti come il paradosso dei gemelli, il tempo congelato dei 
buchi neri o l’inizio del tempo in modelli come il big bang. Gli 
sviluppi recenti nella fisica fondamentale pongono tuttavia una serie 
di sfide nuove sul tempo.
</description>
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<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 19:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>Il passaggio dal tempo rigido e assoluto ipotizzato dalla meccanica 
classica a quello elastico e relativistico scoperto da Einstein ha 
comportato lo sconvolgimento della fisica. La teoria generale della 
relatività ha messo in luce l’abbinamento di spazio e tempo in una 
stessa struttura geometrica: uno spazio-tempo piegato dalla 
distribuzione della materia e dell’energia. Essa ha rivelato aspetti 
affascinanti come il paradosso dei gemelli, il tempo congelato dei 
buchi neri o l’inizio del tempo in modelli come il big bang. Gli 
sviluppi recenti nella fisica fondamentale pongono tuttavia una serie 
di sfide nuove sul tempo.
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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>versione italiana - Lectio Magistralis di Jean-Pierre Luminet</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/5193323</link>
<description>Il passaggio dal tempo rigido e assoluto ipotizzato dalla meccanica 
classica a quello elastico e relativistico scoperto da Einstein ha 
comportato lo sconvolgimento della fisica. La teoria generale della 
relatività ha messo in luce l’abbinamento di spazio e tempo in una 
stessa struttura geometrica: uno spazio-tempo piegato dalla 
distribuzione della materia e dell’energia. Essa ha rivelato aspetti 
affascinanti come il paradosso dei gemelli, il tempo congelato dei 
buchi neri o l’inizio del tempo in modelli come il big bang. Gli 
sviluppi recenti nella fisica fondamentale pongono tuttavia una serie 
di sfide nuove sul tempo.
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<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 19:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>Il passaggio dal tempo rigido e assoluto ipotizzato dalla meccanica 
classica a quello elastico e relativistico scoperto da Einstein ha 
comportato lo sconvolgimento della fisica. La teoria generale della 
relatività ha messo in luce l’abbinamento di spazio e tempo in una 
stessa struttura geometrica: uno spazio-tempo piegato dalla 
distribuzione della materia e dell’energia. Essa ha rivelato aspetti 
affascinanti come il paradosso dei gemelli, il tempo congelato dei 
buchi neri o l’inizio del tempo in modelli come il big bang. Gli 
sviluppi recenti nella fisica fondamentale pongono tuttavia una serie 
di sfide nuove sul tempo.
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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<item>
<title>Il tempo nel linguaggio e il linguaggio del tempo</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/5193543</link>
<description>Il tempo svolge un ruolo fondamentale nella nostra lingua. Attraverso 
strutture o parti di parole preposte a fornire informazioni di tipo 
temporale, possiamo non solo parlare di eventi collocandoli nel 
passato, presente o futuro, ma anche descrivere la complessa relazione 
tra la durata di eventi diversi. Come si esprimono queste informazioni 
nelle diverse lingue del mondo? Quali sono le caratteristiche 
universali e quelle che differiscono da una lingua all’altra? Il modo 
in cui parliamo del tempo può insegnarci qualcosa sul tempo stesso? Il 
filosofo Peter Ludlow e la linguista Yael Sharvit, insieme a Sandro 
Zucchi, ci accompagneranno in questa esplorazione dell’affascinante 
rapporto tra il tempo e le lingue.
</description>
<enclosure url="http://www.auditorium.com/dwnld/podcast/5193543/audio.mp3" length="74831284" type="audio/mpeg" />
<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 18:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>Il tempo svolge un ruolo fondamentale nella nostra lingua. Attraverso 
strutture o parti di parole preposte a fornire informazioni di tipo 
temporale, possiamo non solo parlare di eventi collocandoli nel 
passato, presente o futuro, ma anche descrivere la complessa relazione 
tra la durata di eventi diversi. Come si esprimono queste informazioni 
nelle diverse lingue del mondo? Quali sono le caratteristiche 
universali e quelle che differiscono da una lingua all’altra? Il modo 
in cui parliamo del tempo può insegnarci qualcosa sul tempo stesso? Il 
filosofo Peter Ludlow e la linguista Yael Sharvit, insieme a Sandro 
Zucchi, ci accompagneranno in questa esplorazione dell’affascinante 
rapporto tra il tempo e le lingue.
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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>versione italiana - Il tempo nel linguaggio e il linguaggio del tempo</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/5193543</link>
<description>Il tempo svolge un ruolo fondamentale nella nostra lingua. Attraverso 
strutture o parti di parole preposte a fornire informazioni di tipo 
temporale, possiamo non solo parlare di eventi collocandoli nel 
passato, presente o futuro, ma anche descrivere la complessa relazione 
tra la durata di eventi diversi. Come si esprimono queste informazioni 
nelle diverse lingue del mondo? Quali sono le caratteristiche 
universali e quelle che differiscono da una lingua all’altra? Il modo 
in cui parliamo del tempo può insegnarci qualcosa sul tempo stesso? Il 
filosofo Peter Ludlow e la linguista Yael Sharvit, insieme a Sandro 
Zucchi, ci accompagneranno in questa esplorazione dell’affascinante 
rapporto tra il tempo e le lingue.
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<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 18:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>Il tempo svolge un ruolo fondamentale nella nostra lingua. Attraverso 
strutture o parti di parole preposte a fornire informazioni di tipo 
temporale, possiamo non solo parlare di eventi collocandoli nel 
passato, presente o futuro, ma anche descrivere la complessa relazione 
tra la durata di eventi diversi. Come si esprimono queste informazioni 
nelle diverse lingue del mondo? Quali sono le caratteristiche 
universali e quelle che differiscono da una lingua all’altra? Il modo 
in cui parliamo del tempo può insegnarci qualcosa sul tempo stesso? Il 
filosofo Peter Ludlow e la linguista Yael Sharvit, insieme a Sandro 
Zucchi, ci accompagneranno in questa esplorazione dell’affascinante 
rapporto tra il tempo e le lingue.
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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>Lectio Magistralis di Dava Sobel</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/5193493</link>
<description>I movimenti della Terra e della Luna creano tre periodi temporali 
naturali: il giorno, il mese e l’anno. I tentativi di misurare questi 
periodi con precisione – e di capire perché e come variano – hanno 
plasmato il corso dell’astronomia sin dai tempi antichi. Nelle 
esplorazioni verso il Nuovo Mondo, i marinai scoprirono nuovi modi di 
usare l’astronomia nella navigazione, e insieme la necessità di 
misurare il tempo in maniera precisa. Copernico, il quale osò 
dichiarare che un giorno è il tempo della rotazione della Terra (e non 
dell’intero cosmo), si propose di determinare la durata esatta 
dell’anno: i suoi sforzi portarono alla riforma del calendario attuata 
dalla Chiesa cattolica. Mentre la posizione della Terra nello spazio 
era oggetto di dibattito, i contemporanei di Copernico, Johannes 
Werner e Gemma Frisius, opposero il tempo all’astronomia in una 
battaglia per il controllo degli oceani che durò 300 anni e portò a un 
mondo diviso in zone di fuso orario.
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<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 11:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>I movimenti della Terra e della Luna creano tre periodi temporali 
naturali: il giorno, il mese e l’anno. I tentativi di misurare questi 
periodi con precisione – e di capire perché e come variano – hanno 
plasmato il corso dell’astronomia sin dai tempi antichi. Nelle 
esplorazioni verso il Nuovo Mondo, i marinai scoprirono nuovi modi di 
usare l’astronomia nella navigazione, e insieme la necessità di 
misurare il tempo in maniera precisa. Copernico, il quale osò 
dichiarare che un giorno è il tempo della rotazione della Terra (e non 
dell’intero cosmo), si propose di determinare la durata esatta 
dell’anno: i suoi sforzi portarono alla riforma del calendario attuata 
dalla Chiesa cattolica. Mentre la posizione della Terra nello spazio 
era oggetto di dibattito, i contemporanei di Copernico, Johannes 
Werner e Gemma Frisius, opposero il tempo all’astronomia in una 
battaglia per il controllo degli oceani che durò 300 anni e portò a un 
mondo diviso in zone di fuso orario.
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<title>versione italiana - Lectio Magistralis di Dava Sobel</title>
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<description>I movimenti della Terra e della Luna creano tre periodi temporali 
naturali: il giorno, il mese e l’anno. I tentativi di misurare questi 
periodi con precisione – e di capire perché e come variano – hanno 
plasmato il corso dell’astronomia sin dai tempi antichi. Nelle 
esplorazioni verso il Nuovo Mondo, i marinai scoprirono nuovi modi di 
usare l’astronomia nella navigazione, e insieme la necessità di 
misurare il tempo in maniera precisa. Copernico, il quale osò 
dichiarare che un giorno è il tempo della rotazione della Terra (e non 
dell’intero cosmo), si propose di determinare la durata esatta 
dell’anno: i suoi sforzi portarono alla riforma del calendario attuata 
dalla Chiesa cattolica. Mentre la posizione della Terra nello spazio 
era oggetto di dibattito, i contemporanei di Copernico, Johannes 
Werner e Gemma Frisius, opposero il tempo all’astronomia in una 
battaglia per il controllo degli oceani che durò 300 anni e portò a un 
mondo diviso in zone di fuso orario.
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<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 11:00:00 +0100</pubDate>
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naturali: il giorno, il mese e l’anno. I tentativi di misurare questi 
periodi con precisione – e di capire perché e come variano – hanno 
plasmato il corso dell’astronomia sin dai tempi antichi. Nelle 
esplorazioni verso il Nuovo Mondo, i marinai scoprirono nuovi modi di 
usare l’astronomia nella navigazione, e insieme la necessità di 
misurare il tempo in maniera precisa. Copernico, il quale osò 
dichiarare che un giorno è il tempo della rotazione della Terra (e non 
dell’intero cosmo), si propose di determinare la durata esatta 
dell’anno: i suoi sforzi portarono alla riforma del calendario attuata 
dalla Chiesa cattolica. Mentre la posizione della Terra nello spazio 
era oggetto di dibattito, i contemporanei di Copernico, Johannes 
Werner e Gemma Frisius, opposero il tempo all’astronomia in una 
battaglia per il controllo degli oceani che durò 300 anni e portò a un 
mondo diviso in zone di fuso orario.
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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>Lectio Magistralis di Giovanni Amelino Camelia</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/5193495</link>
<description>Diverse evoluzioni del concetto di tempo hanno caratterizzato le 
teorie fisiche emerse da diverse "rivoluzioni scientifiche". La 
relatività Galileiana, in auge fino alla fine dell'ottocento come 
parte integrante delle leggi di Newton, faceva riferimento ad un 
"tempo assoluto" che tutti gli osservatori potevano usare come 
riferimento. Il tempo Galileiano riflette pienamente la percezione del 
tempo che ci fornisce la nostra quotidianità. Ma la rivoluzione 
Einsteiniana, preparata dalla descrizione di Maxwell dei fenomeni 
elettromagnetici, ha come caratteristica centrale il controintuitivo 
"tempo relativo", tale che la simultaneità di due eventi distanti non 
è più un fatto oggettivo indipendente dall'osservatore. Nell'ambito 
della moderna ricerca sulla cosiddetta "gravità quantistica" è emersa 
la possibilità che tutte le caratterizzazioni di simultaneità, anche 
per eventi vicini, potrebbero non essere oggettive. Ma cosa resterebbe 
del "nostro" tempo se davvero non ci fosse nessuna oggettiva nozione 
di simultaneità?


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<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 17:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>Diverse evoluzioni del concetto di tempo hanno caratterizzato le 
teorie fisiche emerse da diverse "rivoluzioni scientifiche". La 
relatività Galileiana, in auge fino alla fine dell'ottocento come 
parte integrante delle leggi di Newton, faceva riferimento ad un 
"tempo assoluto" che tutti gli osservatori potevano usare come 
riferimento. Il tempo Galileiano riflette pienamente la percezione del 
tempo che ci fornisce la nostra quotidianità. Ma la rivoluzione 
Einsteiniana, preparata dalla descrizione di Maxwell dei fenomeni 
elettromagnetici, ha come caratteristica centrale il controintuitivo 
"tempo relativo", tale che la simultaneità di due eventi distanti non 
è più un fatto oggettivo indipendente dall'osservatore. Nell'ambito 
della moderna ricerca sulla cosiddetta "gravità quantistica" è emersa 
la possibilità che tutte le caratterizzazioni di simultaneità, anche 
per eventi vicini, potrebbero non essere oggettive. Ma cosa resterebbe 
del "nostro" tempo se davvero non ci fosse nessuna oggettiva nozione 
di simultaneità?


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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<item>
<title>Lectio Magistralis di Lera Boroditsky</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/5193496</link>
<description>Noi possiamo vedere i colori, udire i suoni e sentire consistenze 
diverse. Ma quale senso o sensi usiamo nella percezione del tempo? In 
effetti, a quanto pare non esiste un senso dedicato a questo, e sembra 
strano dire che “tocchiamo” o “sentiamo” il tempo. Ma se bloccassimo 
temporaneamente i nostri sensi, noteremmo comunque lo scorrere del 
tempo. Forse, allora, abbiamo davvero un senso speciale dedicato al 
tempo. O magari, più verosimilmente, notiamo il passare del tempo 
attraverso la nostra percezione della realtà. Ma come? Il rapporto tra 
la mente, il cervello e il tempo pone una serie di complessi e 
affascinanti interrogativi: in che modo percepiamo il tempo? Cosa 
percepiamo quando percepiamo il tempo? Siamo noi che lo costruiamo 
attivamente nella nostra mente? La percezione del tempo influisce 
sulle emozioni, sul livello della fatica o anche sull’età? E in che 
modo il cervello codifica le informazioni temporali? Lera Boroditsky e 
Alberto Oliverio ci accompagnano in un avvincente viaggio alla 
scoperta del tempo nella nostra mente e nel nostro cervello.

</description>
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<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 18:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>Noi possiamo vedere i colori, udire i suoni e sentire consistenze 
diverse. Ma quale senso o sensi usiamo nella percezione del tempo? In 
effetti, a quanto pare non esiste un senso dedicato a questo, e sembra 
strano dire che “tocchiamo” o “sentiamo” il tempo. Ma se bloccassimo 
temporaneamente i nostri sensi, noteremmo comunque lo scorrere del 
tempo. Forse, allora, abbiamo davvero un senso speciale dedicato al 
tempo. O magari, più verosimilmente, notiamo il passare del tempo 
attraverso la nostra percezione della realtà. Ma come? Il rapporto tra 
la mente, il cervello e il tempo pone una serie di complessi e 
affascinanti interrogativi: in che modo percepiamo il tempo? Cosa 
percepiamo quando percepiamo il tempo? Siamo noi che lo costruiamo 
attivamente nella nostra mente? La percezione del tempo influisce 
sulle emozioni, sul livello della fatica o anche sull’età? E in che 
modo il cervello codifica le informazioni temporali? Lera Boroditsky e 
Alberto Oliverio ci accompagnano in un avvincente viaggio alla 
scoperta del tempo nella nostra mente e nel nostro cervello.

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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>versione italiana - Lectio Magistralis di Lera Boroditsky</title>
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<description>Noi possiamo vedere i colori, udire i suoni e sentire consistenze 
diverse. Ma quale senso o sensi usiamo nella percezione del tempo? In 
effetti, a quanto pare non esiste un senso dedicato a questo, e sembra 
strano dire che “tocchiamo” o “sentiamo” il tempo. Ma se bloccassimo 
temporaneamente i nostri sensi, noteremmo comunque lo scorrere del 
tempo. Forse, allora, abbiamo davvero un senso speciale dedicato al 
tempo. O magari, più verosimilmente, notiamo il passare del tempo 
attraverso la nostra percezione della realtà. Ma come? Il rapporto tra 
la mente, il cervello e il tempo pone una serie di complessi e 
affascinanti interrogativi: in che modo percepiamo il tempo? Cosa 
percepiamo quando percepiamo il tempo? Siamo noi che lo costruiamo 
attivamente nella nostra mente? La percezione del tempo influisce 
sulle emozioni, sul livello della fatica o anche sull’età? E in che 
modo il cervello codifica le informazioni temporali? Lera Boroditsky e 
Alberto Oliverio ci accompagnano in un avvincente viaggio alla 
scoperta del tempo nella nostra mente e nel nostro cervello.

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<itunes:subtitle>versione italiana - Lectio Magistralis di Lera Boroditsky</itunes:subtitle>
<itunes:summary>Noi possiamo vedere i colori, udire i suoni e sentire consistenze 
diverse. Ma quale senso o sensi usiamo nella percezione del tempo? In 
effetti, a quanto pare non esiste un senso dedicato a questo, e sembra 
strano dire che “tocchiamo” o “sentiamo” il tempo. Ma se bloccassimo 
temporaneamente i nostri sensi, noteremmo comunque lo scorrere del 
tempo. Forse, allora, abbiamo davvero un senso speciale dedicato al 
tempo. O magari, più verosimilmente, notiamo il passare del tempo 
attraverso la nostra percezione della realtà. Ma come? Il rapporto tra 
la mente, il cervello e il tempo pone una serie di complessi e 
affascinanti interrogativi: in che modo percepiamo il tempo? Cosa 
percepiamo quando percepiamo il tempo? Siamo noi che lo costruiamo 
attivamente nella nostra mente? La percezione del tempo influisce 
sulle emozioni, sul livello della fatica o anche sull’età? E in che 
modo il cervello codifica le informazioni temporali? Lera Boroditsky e 
Alberto Oliverio ci accompagnano in un avvincente viaggio alla 
scoperta del tempo nella nostra mente e nel nostro cervello.

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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<item>
<title>Tempo: record e limiti umani</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/5193544</link>
<description>Quando Usain Bolt nei 100 metri finali alle Olimpiadi di Pechino è 
diventato il primo uomo ad andare sotto 9.7sec, il mondo guardava con 
enorme stupore. Un anno dopo Bolt ha fatto di meglio, diventando il 
primo sotto 9,6, quando ha stabilito il record mondiale di 9,58. Le 
sue gesta atletiche hanno portato molti dei più illustri scienziati 
del mondo a riflettere su quanto velocemente un essere umano può 
correre. Tra le varie ipotesi, c’è quella che I muscoli dei velocisti 
semplicemente andrebbero in pezzi se spinti oltre un certo limite o 
che il cervello sarebbe il fattore decisivo, perché non sarebbe in 
grado di elaborare i segnali più velocemente di un certo limite. Ma 
qual'è questo limite nella corsa? Quali sono i limiti in altri sport? 
Cosa ci dice la scienza su quanto possiamo spingere la performance 
umana verso I nostri limiti?

</description>
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<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 21:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:subtitle>Tempo: record e limiti umani</itunes:subtitle>
<itunes:summary>Quando Usain Bolt nei 100 metri finali alle Olimpiadi di Pechino è 
diventato il primo uomo ad andare sotto 9.7sec, il mondo guardava con 
enorme stupore. Un anno dopo Bolt ha fatto di meglio, diventando il 
primo sotto 9,6, quando ha stabilito il record mondiale di 9,58. Le 
sue gesta atletiche hanno portato molti dei più illustri scienziati 
del mondo a riflettere su quanto velocemente un essere umano può 
correre. Tra le varie ipotesi, c’è quella che I muscoli dei velocisti 
semplicemente andrebbero in pezzi se spinti oltre un certo limite o 
che il cervello sarebbe il fattore decisivo, perché non sarebbe in 
grado di elaborare i segnali più velocemente di un certo limite. Ma 
qual'è questo limite nella corsa? Quali sono i limiti in altri sport? 
Cosa ci dice la scienza su quanto possiamo spingere la performance 
umana verso I nostri limiti?

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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<item>
<title>Lectio Magistralis di Richard Gott</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/5193497</link>
<description>Quando nel 1895 H. G. Wells scrisse La macchina del tempo, le leggi 
della fisica decretavano che viaggiare nel tempo era impossibile. Nel 
1905 però, Einstein dimostrò, accelerando il ticchettio degli orologi, 
che viaggiare nel futuro era possibile. A partire da ora, potete 
raggiungere la stella Betelgeuse al 99,995% della velocità della luce 
ed essere di ritorno sulla Terra nell’anno 3012, con soltanto dieci 
anni di vita in più. Le soluzioni alle equazioni della relatività 
generale di Einstein per le stringhe cosmiche e i wormhole sono 
abbastanza contorte da permetterci di tornare indietro nel tempo e 
visitare il passato. Un loop temporale simile all’inizio dell’universo 
potrebbe permettere a quest’ultimo di essere sua madre. Per capire 
come si possono creare queste macchine del tempo per visitare il 
passato, dovremmo conoscere le leggi della gravità quantistica e 
sapere come si comporta la gravità su scale ridotte: una delle ragioni 
per cui questo tema riveste tanto interesse per i fisici.
</description>
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<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 12:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:subtitle>Lectio Magistralis di Richard Gott</itunes:subtitle>
<itunes:summary>Quando nel 1895 H. G. Wells scrisse La macchina del tempo, le leggi 
della fisica decretavano che viaggiare nel tempo era impossibile. Nel 
1905 però, Einstein dimostrò, accelerando il ticchettio degli orologi, 
che viaggiare nel futuro era possibile. A partire da ora, potete 
raggiungere la stella Betelgeuse al 99,995% della velocità della luce 
ed essere di ritorno sulla Terra nell’anno 3012, con soltanto dieci 
anni di vita in più. Le soluzioni alle equazioni della relatività 
generale di Einstein per le stringhe cosmiche e i wormhole sono 
abbastanza contorte da permetterci di tornare indietro nel tempo e 
visitare il passato. Un loop temporale simile all’inizio dell’universo 
potrebbe permettere a quest’ultimo di essere sua madre. Per capire 
come si possono creare queste macchine del tempo per visitare il 
passato, dovremmo conoscere le leggi della gravità quantistica e 
sapere come si comporta la gravità su scale ridotte: una delle ragioni 
per cui questo tema riveste tanto interesse per i fisici.
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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>versione italiana - Lectio Magistralis di Richard Gott</title>
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<description>Quando nel 1895 H. G. Wells scrisse La macchina del tempo, le leggi 
della fisica decretavano che viaggiare nel tempo era impossibile. Nel 
1905 però, Einstein dimostrò, accelerando il ticchettio degli orologi, 
che viaggiare nel futuro era possibile. A partire da ora, potete 
raggiungere la stella Betelgeuse al 99,995% della velocità della luce 
ed essere di ritorno sulla Terra nell’anno 3012, con soltanto dieci 
anni di vita in più. Le soluzioni alle equazioni della relatività 
generale di Einstein per le stringhe cosmiche e i wormhole sono 
abbastanza contorte da permetterci di tornare indietro nel tempo e 
visitare il passato. Un loop temporale simile all’inizio dell’universo 
potrebbe permettere a quest’ultimo di essere sua madre. Per capire 
come si possono creare queste macchine del tempo per visitare il 
passato, dovremmo conoscere le leggi della gravità quantistica e 
sapere come si comporta la gravità su scale ridotte: una delle ragioni 
per cui questo tema riveste tanto interesse per i fisici.
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<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 12:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>Quando nel 1895 H. G. Wells scrisse La macchina del tempo, le leggi 
della fisica decretavano che viaggiare nel tempo era impossibile. Nel 
1905 però, Einstein dimostrò, accelerando il ticchettio degli orologi, 
che viaggiare nel futuro era possibile. A partire da ora, potete 
raggiungere la stella Betelgeuse al 99,995% della velocità della luce 
ed essere di ritorno sulla Terra nell’anno 3012, con soltanto dieci 
anni di vita in più. Le soluzioni alle equazioni della relatività 
generale di Einstein per le stringhe cosmiche e i wormhole sono 
abbastanza contorte da permetterci di tornare indietro nel tempo e 
visitare il passato. Un loop temporale simile all’inizio dell’universo 
potrebbe permettere a quest’ultimo di essere sua madre. Per capire 
come si possono creare queste macchine del tempo per visitare il 
passato, dovremmo conoscere le leggi della gravità quantistica e 
sapere come si comporta la gravità su scale ridotte: una delle ragioni 
per cui questo tema riveste tanto interesse per i fisici.
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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>Lectio Magistralis di Ronald D. Siegel</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/5193498</link>
<description>Lo “stress” è legato alle fantasie sul futuro: anche se in un dato 
momento proviamo un grande disagio, non ci sentiamo molto stressati a 
meno di non immaginare che il disagio si protrarrà nel tempo. Tre 
milioni di anni fa, i nostri antenati erano in competizione con altri 
animali selvatici nella savana africana. Essi sopravvissero perché 
ereditarono una risposta di “combattimento o fuga” che li aiutava ad 
affrontare l’emergenza con azioni tempestive in caso di minaccia, e 
perché svilupparono la capacità di pensare al passato, immaginare il 
futuro e pianificare azioni di conseguenza. Mentre questi sistemi, 
presi singolarmente, contribuivano in maniera efficace al 
miglioramento della sopravvivenza, operando insieme sono diventati una 
fonte di stress continuo. Fortunatamente molte culture umane hanno 
finito col trovare dei modi per allenare la mente a sospendere questa 
costante pianificazione della sopravvivenza, astrarsi dal flusso di 
pensieri e assaporare il momento presente. Questa conferenza esplorerà 
i modi in cui la scienza moderna sta adattando queste tecniche antiche 
per alleviare lo stress del mondo moderno.
</description>
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<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 16:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>Lo “stress” è legato alle fantasie sul futuro: anche se in un dato 
momento proviamo un grande disagio, non ci sentiamo molto stressati a 
meno di non immaginare che il disagio si protrarrà nel tempo. Tre 
milioni di anni fa, i nostri antenati erano in competizione con altri 
animali selvatici nella savana africana. Essi sopravvissero perché 
ereditarono una risposta di “combattimento o fuga” che li aiutava ad 
affrontare l’emergenza con azioni tempestive in caso di minaccia, e 
perché svilupparono la capacità di pensare al passato, immaginare il 
futuro e pianificare azioni di conseguenza. Mentre questi sistemi, 
presi singolarmente, contribuivano in maniera efficace al 
miglioramento della sopravvivenza, operando insieme sono diventati una 
fonte di stress continuo. Fortunatamente molte culture umane hanno 
finito col trovare dei modi per allenare la mente a sospendere questa 
costante pianificazione della sopravvivenza, astrarsi dal flusso di 
pensieri e assaporare il momento presente. Questa conferenza esplorerà 
i modi in cui la scienza moderna sta adattando queste tecniche antiche 
per alleviare lo stress del mondo moderno.
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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>versione italiana - Lectio Magistralis di Ronald D. Siegel</title>
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<description>Lo “stress” è legato alle fantasie sul futuro: anche se in un dato 
momento proviamo un grande disagio, non ci sentiamo molto stressati a 
meno di non immaginare che il disagio si protrarrà nel tempo. Tre 
milioni di anni fa, i nostri antenati erano in competizione con altri 
animali selvatici nella savana africana. Essi sopravvissero perché 
ereditarono una risposta di “combattimento o fuga” che li aiutava ad 
affrontare l’emergenza con azioni tempestive in caso di minaccia, e 
perché svilupparono la capacità di pensare al passato, immaginare il 
futuro e pianificare azioni di conseguenza. Mentre questi sistemi, 
presi singolarmente, contribuivano in maniera efficace al 
miglioramento della sopravvivenza, operando insieme sono diventati una 
fonte di stress continuo. Fortunatamente molte culture umane hanno 
finito col trovare dei modi per allenare la mente a sospendere questa 
costante pianificazione della sopravvivenza, astrarsi dal flusso di 
pensieri e assaporare il momento presente. Questa conferenza esplorerà 
i modi in cui la scienza moderna sta adattando queste tecniche antiche 
per alleviare lo stress del mondo moderno.
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<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 16:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:subtitle>versione italiana - Lectio Magistralis di Ronald D. Siegel</itunes:subtitle>
<itunes:summary>Lo “stress” è legato alle fantasie sul futuro: anche se in un dato 
momento proviamo un grande disagio, non ci sentiamo molto stressati a 
meno di non immaginare che il disagio si protrarrà nel tempo. Tre 
milioni di anni fa, i nostri antenati erano in competizione con altri 
animali selvatici nella savana africana. Essi sopravvissero perché 
ereditarono una risposta di “combattimento o fuga” che li aiutava ad 
affrontare l’emergenza con azioni tempestive in caso di minaccia, e 
perché svilupparono la capacità di pensare al passato, immaginare il 
futuro e pianificare azioni di conseguenza. Mentre questi sistemi, 
presi singolarmente, contribuivano in maniera efficace al 
miglioramento della sopravvivenza, operando insieme sono diventati una 
fonte di stress continuo. Fortunatamente molte culture umane hanno 
finito col trovare dei modi per allenare la mente a sospendere questa 
costante pianificazione della sopravvivenza, astrarsi dal flusso di 
pensieri e assaporare il momento presente. Questa conferenza esplorerà 
i modi in cui la scienza moderna sta adattando queste tecniche antiche 
per alleviare lo stress del mondo moderno.
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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>Lectio Magistralis di Carlo Rovelli</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/5193499</link>
<description>La scienza ci insegna è che il mondo spesso non è come ci appare a 
prima vista. Il cielo non è solo sopra la nostra testa, ma anche sotto 
di noi. La Terra non sta ferma, ma gira. Due gemelli possono 
re-incontrarsi, e scoprire di avere età diverse l’uno dall’altro. Oggi 
la fisica teorica ci insegna che il tempo ha una struttura diversa da 
quella che ci è familiare nella nostra limitata esperienza quotidiana. 
Anzi, addirittura che al livello più fondamentale del mondo, il tempo 
non esiste proprio. L’idea del tempo che passa è forse solo 
un’approssimazione grossolana che nasce dalla nostra personale 
esperienza di conoscenza molto limitata della realtà. Ma cosa vuol 
dire pensare al mondo senza il tempo? Che cos’è questa strana cosa, il 
tempo, che nasce dalla nostra ignoranza? In una breve lezione, e con 
parole semplici, cercherò di raccontare quello che oggi un fisico 
teorico capisce del tempo, e, ancora di più, quello che non capisce, e 
le domande che si pone.
</description>
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<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 17:00:00 +0100</pubDate>
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prima vista. Il cielo non è solo sopra la nostra testa, ma anche sotto 
di noi. La Terra non sta ferma, ma gira. Due gemelli possono 
re-incontrarsi, e scoprire di avere età diverse l’uno dall’altro. Oggi 
la fisica teorica ci insegna che il tempo ha una struttura diversa da 
quella che ci è familiare nella nostra limitata esperienza quotidiana. 
Anzi, addirittura che al livello più fondamentale del mondo, il tempo 
non esiste proprio. L’idea del tempo che passa è forse solo 
un’approssimazione grossolana che nasce dalla nostra personale 
esperienza di conoscenza molto limitata della realtà. Ma cosa vuol 
dire pensare al mondo senza il tempo? Che cos’è questa strana cosa, il 
tempo, che nasce dalla nostra ignoranza? In una breve lezione, e con 
parole semplici, cercherò di raccontare quello che oggi un fisico 
teorico capisce del tempo, e, ancora di più, quello che non capisce, e 
le domande che si pone.
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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<item>
<title>Lectio Magistralis di Ned Markosian</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/5193324</link>
<description>Il filosofo Ned Markosian esplorerà la metafisica del tempo 
analizzando la possibilità di un viaggio nella dimensione temporale. 
Il tipo di viaggio che ci viene proposto è descritto spesso nei libri 
e nei film: un personaggio ripercorre il tempo a ritroso per rivivere 
eventi passati, o magari cambiare il corso della storia. Questo tipo 
di viaggio nel tempo ha sollevato varie questioni, ma come vedremo 
sono state proposte soluzioni intelligenti ai problemi 
tradizionalmente connessi a questo tema. L’intervento prevede anche un 
dibattito cui parteciperanno veri viaggiatori provenienti dal futuro, 
i quali avranno la possibilità di spiegare come sono riusciti a 
spostarsi indietro nel tempo.
</description>
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<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 16:00:00 +0100</pubDate>
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analizzando la possibilità di un viaggio nella dimensione temporale. 
Il tipo di viaggio che ci viene proposto è descritto spesso nei libri 
e nei film: un personaggio ripercorre il tempo a ritroso per rivivere 
eventi passati, o magari cambiare il corso della storia. Questo tipo 
di viaggio nel tempo ha sollevato varie questioni, ma come vedremo 
sono state proposte soluzioni intelligenti ai problemi 
tradizionalmente connessi a questo tema. L’intervento prevede anche un 
dibattito cui parteciperanno veri viaggiatori provenienti dal futuro, 
i quali avranno la possibilità di spiegare come sono riusciti a 
spostarsi indietro nel tempo.
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<title>versione italiana - Lectio Magistralis di Ned Markosian</title>
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<description>Il filosofo Ned Markosian esplorerà la metafisica del tempo 
analizzando la possibilità di un viaggio nella dimensione temporale. 
Il tipo di viaggio che ci viene proposto è descritto spesso nei libri 
e nei film: un personaggio ripercorre il tempo a ritroso per rivivere 
eventi passati, o magari cambiare il corso della storia. Questo tipo 
di viaggio nel tempo ha sollevato varie questioni, ma come vedremo 
sono state proposte soluzioni intelligenti ai problemi 
tradizionalmente connessi a questo tema. L’intervento prevede anche un 
dibattito cui parteciperanno veri viaggiatori provenienti dal futuro, 
i quali avranno la possibilità di spiegare come sono riusciti a 
spostarsi indietro nel tempo.
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<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 16:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>Il filosofo Ned Markosian esplorerà la metafisica del tempo 
analizzando la possibilità di un viaggio nella dimensione temporale. 
Il tipo di viaggio che ci viene proposto è descritto spesso nei libri 
e nei film: un personaggio ripercorre il tempo a ritroso per rivivere 
eventi passati, o magari cambiare il corso della storia. Questo tipo 
di viaggio nel tempo ha sollevato varie questioni, ma come vedremo 
sono state proposte soluzioni intelligenti ai problemi 
tradizionalmente connessi a questo tema. L’intervento prevede anche un 
dibattito cui parteciperanno veri viaggiatori provenienti dal futuro, 
i quali avranno la possibilità di spiegare come sono riusciti a 
spostarsi indietro nel tempo.
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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<item>
<title>Geografia del tempo: la concezione del tempo tra le culture e tra gli individui</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/5193545</link>
<description>Quando dobbiamo recarci in un altro paese o anche in un’altra città, 
sappiamo che sarà necessario un certo grado di adattamento culturale, 
che si tratti di abituarsi al cibo o a una lingua nuova, a uno stile 
di vita o a una moneta diversi. In realtà, ciò che contribuisce 
maggiormente al nostro disorientamento è il fatto di doverci adattare 
al senso del tempo di un’altra cultura. In questo dialogo, lo 
psicologo sociale Robert Levine e lo scrittore e antropologo Marco 
Aime esplorano una dimensione dell’esperienza che diamo per scontata: 
la nostra percezione del tempo. E sollevano alcuni affascinanti 
interrogativi: come usiamo il nostro tempo? L’orologio ci governa? 
Come incide tutto questo sulle nostre città, sui rapporti 
interpersonali, sul corpo e sulla mente?

</description>
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<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 18:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:subtitle>Geografia del tempo: la concezione del tempo tra le culture e tra gli individui</itunes:subtitle>
<itunes:summary>Quando dobbiamo recarci in un altro paese o anche in un’altra città, 
sappiamo che sarà necessario un certo grado di adattamento culturale, 
che si tratti di abituarsi al cibo o a una lingua nuova, a uno stile 
di vita o a una moneta diversi. In realtà, ciò che contribuisce 
maggiormente al nostro disorientamento è il fatto di doverci adattare 
al senso del tempo di un’altra cultura. In questo dialogo, lo 
psicologo sociale Robert Levine e lo scrittore e antropologo Marco 
Aime esplorano una dimensione dell’esperienza che diamo per scontata: 
la nostra percezione del tempo. E sollevano alcuni affascinanti 
interrogativi: come usiamo il nostro tempo? L’orologio ci governa? 
Come incide tutto questo sulle nostre città, sui rapporti 
interpersonali, sul corpo e sulla mente?

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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>versione italiana - Geografia del tempo: la concezione del tempo tra le culture e tra gli individui</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/5193545</link>
<description>Quando dobbiamo recarci in un altro paese o anche in un’altra città, 
sappiamo che sarà necessario un certo grado di adattamento culturale, 
che si tratti di abituarsi al cibo o a una lingua nuova, a uno stile 
di vita o a una moneta diversi. In realtà, ciò che contribuisce 
maggiormente al nostro disorientamento è il fatto di doverci adattare 
al senso del tempo di un’altra cultura. In questo dialogo, lo 
psicologo sociale Robert Levine e lo scrittore e antropologo Marco 
Aime esplorano una dimensione dell’esperienza che diamo per scontata: 
la nostra percezione del tempo. E sollevano alcuni affascinanti 
interrogativi: come usiamo il nostro tempo? L’orologio ci governa? 
Come incide tutto questo sulle nostre città, sui rapporti 
interpersonali, sul corpo e sulla mente?

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<itunes:summary>Quando dobbiamo recarci in un altro paese o anche in un’altra città, 
sappiamo che sarà necessario un certo grado di adattamento culturale, 
che si tratti di abituarsi al cibo o a una lingua nuova, a uno stile 
di vita o a una moneta diversi. In realtà, ciò che contribuisce 
maggiormente al nostro disorientamento è il fatto di doverci adattare 
al senso del tempo di un’altra cultura. In questo dialogo, lo 
psicologo sociale Robert Levine e lo scrittore e antropologo Marco 
Aime esplorano una dimensione dell’esperienza che diamo per scontata: 
la nostra percezione del tempo. E sollevano alcuni affascinanti 
interrogativi: come usiamo il nostro tempo? L’orologio ci governa? 
Come incide tutto questo sulle nostre città, sui rapporti 
interpersonali, sul corpo e sulla mente?

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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<item>
<title>Raccontare il tempo e i tempi della scienza</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/5193727</link>
<description>Il tempo è una sfida per la comunicazione scientifica. Rendere conto 
di questa complessa variabile nel racconto della scienza è un compito 
che i comunicatori sono chiamati a svolgere con chiarezza e rigore, 
senza mancare però di affascinare e coinvolgere il pubblico. Grazie 
alla partecipazione di esperti di comunicazione, l’incontro punterà 
l’attenzione sui diversi modi in cui è possibile parlare del tempo 
nella scienza, a partire da tre particolari aree di interesse così da 
offrire il più ampio scenario possibile: la fisica, con la teoria del 
Big Bang; l’evoluzione, con la storia del viaggio attraverso il tempo 
dell’essere umano; la medicina narrativa, che usa i tempi del racconto 
della malattia per migliorare la condizione del paziente.
</description>
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<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 19:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:subtitle>Raccontare il tempo e i tempi della scienza</itunes:subtitle>
<itunes:summary>Il tempo è una sfida per la comunicazione scientifica. Rendere conto 
di questa complessa variabile nel racconto della scienza è un compito 
che i comunicatori sono chiamati a svolgere con chiarezza e rigore, 
senza mancare però di affascinare e coinvolgere il pubblico. Grazie 
alla partecipazione di esperti di comunicazione, l’incontro punterà 
l’attenzione sui diversi modi in cui è possibile parlare del tempo 
nella scienza, a partire da tre particolari aree di interesse così da 
offrire il più ampio scenario possibile: la fisica, con la teoria del 
Big Bang; l’evoluzione, con la storia del viaggio attraverso il tempo 
dell’essere umano; la medicina narrativa, che usa i tempi del racconto 
della malattia per migliorare la condizione del paziente.
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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<item>
<title>Lectio Magistralis di Ian Tattersall</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/5193494</link>
<description>Come siamo diventati quelli che siamo? Ian Tattersall ricostruisce 
l'evoluzione umana dalla nascita della famiglia degli ominini fino 
all'affermazione di Homo Sapiens. Le sue parole riportano il pubblico 
al mondo lontano di quelle bizzarre e molteplici scimmie antropomorfe 
da cui abbiamo avuto origine. Affrontando temi come la concezione 
darwiniana dell'evoluzione, la comparsa del genere Homo, i vantaggi 
del bipedismo, l'aumento progressivo del volume celebrale, la 
fabbricazione di strumenti, la nascita del linguaggio e del pensiero 
simbolico, Tattersall ricostruisce il tempo profondo dell’evoluzione 
attraverso la narrazione di una storia tra le più affascinanti che la 
scienza abbia saputo ricostruire in tempi recenti. Perché fino a poche 
migliaia di anni fa esistevano sulla Terra ben cinque specie umane? 
Perché poi siamo rimasti soli?


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<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 16:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>Come siamo diventati quelli che siamo? Ian Tattersall ricostruisce 
l'evoluzione umana dalla nascita della famiglia degli ominini fino 
all'affermazione di Homo Sapiens. Le sue parole riportano il pubblico 
al mondo lontano di quelle bizzarre e molteplici scimmie antropomorfe 
da cui abbiamo avuto origine. Affrontando temi come la concezione 
darwiniana dell'evoluzione, la comparsa del genere Homo, i vantaggi 
del bipedismo, l'aumento progressivo del volume celebrale, la 
fabbricazione di strumenti, la nascita del linguaggio e del pensiero 
simbolico, Tattersall ricostruisce il tempo profondo dell’evoluzione 
attraverso la narrazione di una storia tra le più affascinanti che la 
scienza abbia saputo ricostruire in tempi recenti. Perché fino a poche 
migliaia di anni fa esistevano sulla Terra ben cinque specie umane? 
Perché poi siamo rimasti soli?


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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>versione italiana - Lectio Magistralis di Ian Tattersall</title>
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<description>Come siamo diventati quelli che siamo? Ian Tattersall ricostruisce 
l'evoluzione umana dalla nascita della famiglia degli ominini fino 
all'affermazione di Homo Sapiens. Le sue parole riportano il pubblico 
al mondo lontano di quelle bizzarre e molteplici scimmie antropomorfe 
da cui abbiamo avuto origine. Affrontando temi come la concezione 
darwiniana dell'evoluzione, la comparsa del genere Homo, i vantaggi 
del bipedismo, l'aumento progressivo del volume celebrale, la 
fabbricazione di strumenti, la nascita del linguaggio e del pensiero 
simbolico, Tattersall ricostruisce il tempo profondo dell’evoluzione 
attraverso la narrazione di una storia tra le più affascinanti che la 
scienza abbia saputo ricostruire in tempi recenti. Perché fino a poche 
migliaia di anni fa esistevano sulla Terra ben cinque specie umane? 
Perché poi siamo rimasti soli?


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<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 16:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>Come siamo diventati quelli che siamo? Ian Tattersall ricostruisce 
l'evoluzione umana dalla nascita della famiglia degli ominini fino 
all'affermazione di Homo Sapiens. Le sue parole riportano il pubblico 
al mondo lontano di quelle bizzarre e molteplici scimmie antropomorfe 
da cui abbiamo avuto origine. Affrontando temi come la concezione 
darwiniana dell'evoluzione, la comparsa del genere Homo, i vantaggi 
del bipedismo, l'aumento progressivo del volume celebrale, la 
fabbricazione di strumenti, la nascita del linguaggio e del pensiero 
simbolico, Tattersall ricostruisce il tempo profondo dell’evoluzione 
attraverso la narrazione di una storia tra le più affascinanti che la 
scienza abbia saputo ricostruire in tempi recenti. Perché fino a poche 
migliaia di anni fa esistevano sulla Terra ben cinque specie umane? 
Perché poi siamo rimasti soli?


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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>Esiste il tempo?</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/5193769</link>
<description>I moderni tentativi di unificare le due maggiori teorie della fisica 
del ventesimo secolo, la teoria generale della relatività di Einstein 
e la meccanica quantistica, in modo da creare una singola teoria 
dell'universo, ci indicano che il tempo non giocherebbe alcun ruolo in 
esso, ma sarebbe semplicemente una ben fondata illusione. Il fisico 
Julian Barbour e il filosofo della scienza Giulio Giorello ci 
accompagnano attraverso un'affascinante esplorazione del concetto di 
universo senza tempo. Dalle radici storiche di questa idea, già 
anticipata da Platone, che insisteva sulla realtà dell'essere e 
sull'illusione del divenire, all'equazione di Wheeler-DeWitt che 
rivela la natura senza tempo dell'universo quantistico, fino al 
mistero di come attraverso la nostra coscienza un universo senza tempo 
possa essere comunque percepito come profondamente temporale.
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<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 21:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>I moderni tentativi di unificare le due maggiori teorie della fisica 
del ventesimo secolo, la teoria generale della relatività di Einstein 
e la meccanica quantistica, in modo da creare una singola teoria 
dell'universo, ci indicano che il tempo non giocherebbe alcun ruolo in 
esso, ma sarebbe semplicemente una ben fondata illusione. Il fisico 
Julian Barbour e il filosofo della scienza Giulio Giorello ci 
accompagnano attraverso un'affascinante esplorazione del concetto di 
universo senza tempo. Dalle radici storiche di questa idea, già 
anticipata da Platone, che insisteva sulla realtà dell'essere e 
sull'illusione del divenire, all'equazione di Wheeler-DeWitt che 
rivela la natura senza tempo dell'universo quantistico, fino al 
mistero di come attraverso la nostra coscienza un universo senza tempo 
possa essere comunque percepito come profondamente temporale.
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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>versione italiana - Esiste il tempo?</title>
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<description>I moderni tentativi di unificare le due maggiori teorie della fisica 
del ventesimo secolo, la teoria generale della relatività di Einstein 
e la meccanica quantistica, in modo da creare una singola teoria 
dell'universo, ci indicano che il tempo non giocherebbe alcun ruolo in 
esso, ma sarebbe semplicemente una ben fondata illusione. Il fisico 
Julian Barbour e il filosofo della scienza Giulio Giorello ci 
accompagnano attraverso un'affascinante esplorazione del concetto di 
universo senza tempo. Dalle radici storiche di questa idea, già 
anticipata da Platone, che insisteva sulla realtà dell'essere e 
sull'illusione del divenire, all'equazione di Wheeler-DeWitt che 
rivela la natura senza tempo dell'universo quantistico, fino al 
mistero di come attraverso la nostra coscienza un universo senza tempo 
possa essere comunque percepito come profondamente temporale.
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<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 21:00:00 +0100</pubDate>
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del ventesimo secolo, la teoria generale della relatività di Einstein 
e la meccanica quantistica, in modo da creare una singola teoria 
dell'universo, ci indicano che il tempo non giocherebbe alcun ruolo in 
esso, ma sarebbe semplicemente una ben fondata illusione. Il fisico 
Julian Barbour e il filosofo della scienza Giulio Giorello ci 
accompagnano attraverso un'affascinante esplorazione del concetto di 
universo senza tempo. Dalle radici storiche di questa idea, già 
anticipata da Platone, che insisteva sulla realtà dell'essere e 
sull'illusione del divenire, all'equazione di Wheeler-DeWitt che 
rivela la natura senza tempo dell'universo quantistico, fino al 
mistero di come attraverso la nostra coscienza un universo senza tempo 
possa essere comunque percepito come profondamente temporale.
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