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<title>Le grandi lezioni di giornalismo</title>
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Le grandi lezioni di giornalismo
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<managingEditor>news@auditorium.com</managingEditor>
<copyright>Copywright 2007- Fondazione Musica per Roma</copyright>
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<title>Le grandi lezioni di giornalismo</title>
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Le grandi lezioni di giornalismo
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<itunes:name>Francesca Pompili</itunes:name>
<itunes:email>news@auditorium.com</itunes:email>
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<title>Roberto Napoletano</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4952267</link>
<description>Durante il terzo ciclo di “Lezioni di giornalismo” sei prestigiose 
firme del giornalismo nazionale vengono intervistate da un giovane 
collega, operante nello stesso settore dell’informazione. Dopo Piero 
Angela e Paolo Mieli, è la volta di Roberto Napoletano. Giornalista, 
scrittore ed esperto di economia, Napoletano è il direttore del 
Messaggero di Roma. Nato a La Spezia il 22 maggio 1961, comincia a 
scrivere a 17 anni su Napoli Oggi e Napoli Notte, collaborando poi con 
diverse testate nazionali. Assunto al Mattino nel 1984, vi cura da 
caposervizio il supplemento Lettera Sud, diventando poi responsabile 
dell’economia. Nel ‘96 approda al Sole 24 Ore come caposervizio, poi 
caporedattore dell’economia italiana e infine vicedirettore presso la 
redazione romana. Nella scia del lavoro giornalistico s’è lasciato 
alle spalle diversi libri: ‘Fatti per vincere’, ‘Se il Sud potesse 
parlare’ in più edizioni, entrato anche nelle scuole, ‘Mezzogiorno, 
risorse nascoste’, “Padroni d’Italia” e “Fardelli d’Italia”, con il 
quale ha vinto il Premio Cimitile nella sezione opera edita di 
narrativa.</description>
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<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 21:00:00 +0100</pubDate>
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firme del giornalismo nazionale vengono intervistate da un giovane 
collega, operante nello stesso settore dell’informazione. Dopo Piero 
Angela e Paolo Mieli, è la volta di Roberto Napoletano. Giornalista, 
scrittore ed esperto di economia, Napoletano è il direttore del 
Messaggero di Roma. Nato a La Spezia il 22 maggio 1961, comincia a 
scrivere a 17 anni su Napoli Oggi e Napoli Notte, collaborando poi con 
diverse testate nazionali. Assunto al Mattino nel 1984, vi cura da 
caposervizio il supplemento Lettera Sud, diventando poi responsabile 
dell’economia. Nel ‘96 approda al Sole 24 Ore come caposervizio, poi 
caporedattore dell’economia italiana e infine vicedirettore presso la 
redazione romana. Nella scia del lavoro giornalistico s’è lasciato 
alle spalle diversi libri: ‘Fatti per vincere’, ‘Se il Sud potesse 
parlare’ in più edizioni, entrato anche nelle scuole, ‘Mezzogiorno, 
risorse nascoste’, “Padroni d’Italia” e “Fardelli d’Italia”, con il 
quale ha vinto il Premio Cimitile nella sezione opera edita di 
narrativa.</itunes:summary>
<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<item>
<title>Paolo Mieli</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4951904</link>
<description>Una carriera ai massimi livelli dentro i giornali e una passione forte 
e competente per la storia. Paolo Mieli ha sempre cercato di non 
disgiungere carriera e passione. All'Espresso entra a 18 anni e vi 
rimane per un ventennio. Nel 1985 approda alla Repubblica, l’anno dopo 
alla Stampa, dove diventa direttore nel 1990. Il passaggio al Corriere 
della Sera avviene nel 1992. Qualsiasi praticante giornalista sa che 
in questo periodo viene coniato il termine “mielismo”, sinonimo di 
equidistanza e svecchiamento, ma anche di “settimanalizzazione” e  
“telecronachismo”, una miscela di “spirito alto e materia bassa”. 
Fatto sta che con il cambiamento il "Corriere" si consolida. Nel 1997 
Mieli diventa direttore editoriale del gruppo Rcs e si dedica con più 
impegno ai suoi studi storici. Tornato alla fine del 2004 a dirigere 
il Corsera, introduce il colore e il cambio di formato. Risale al 
marzo 2006 – due mesi prima delle elezioni politiche – l’endorsement 
dalla parte di Prodi e contro Berlusconi.  L’8 aprile 2009 Mieli 
lascia la direzione della testata per assumere l'incarico di 
presidente di Rcs Libri. Insegna Storia Contemporanea alla Statale di 
Milano. È membro del comitato scientifico della Fondazione Italia-USA. 
Ha scritto libri di successo, come "La goccia cinese" e "Storia e 
Politica"</description>
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<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 21:00:00 +0100</pubDate>
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e competente per la storia. Paolo Mieli ha sempre cercato di non 
disgiungere carriera e passione. All'Espresso entra a 18 anni e vi 
rimane per un ventennio. Nel 1985 approda alla Repubblica, l’anno dopo 
alla Stampa, dove diventa direttore nel 1990. Il passaggio al Corriere 
della Sera avviene nel 1992. Qualsiasi praticante giornalista sa che 
in questo periodo viene coniato il termine “mielismo”, sinonimo di 
equidistanza e svecchiamento, ma anche di “settimanalizzazione” e  
“telecronachismo”, una miscela di “spirito alto e materia bassa”. 
Fatto sta che con il cambiamento il "Corriere" si consolida. Nel 1997 
Mieli diventa direttore editoriale del gruppo Rcs e si dedica con più 
impegno ai suoi studi storici. Tornato alla fine del 2004 a dirigere 
il Corsera, introduce il colore e il cambio di formato. Risale al 
marzo 2006 – due mesi prima delle elezioni politiche – l’endorsement 
dalla parte di Prodi e contro Berlusconi.  L’8 aprile 2009 Mieli 
lascia la direzione della testata per assumere l'incarico di 
presidente di Rcs Libri. Insegna Storia Contemporanea alla Statale di 
Milano. È membro del comitato scientifico della Fondazione Italia-USA. 
Ha scritto libri di successo, come "La goccia cinese" e "Storia e 
Politica"</itunes:summary>
<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<item>
<title>Gianni Riotta</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4931258</link>
<description>Il Tg1, con le edizioni delle 20 e delle 13 e 30, occupa il primo e il 
secondo posto dei programmi più visti della tv italiana, 30 milioni di 
spettatori al giorno. Dopo aver lavorato per il Corriere della Sera e 
La Stampa, avere studiato alla Columbia University e debuttato su 
Manifesto ed Espresso, Gianni Riotta sperimenta ora l'idea di 
un'informazione di qualità ed equanime davanti al pubblico tv. Con 
l'ipotesi che i pregiudizi sui media nell'era Internet siano obsoleti 
e che il passaggio dai mass media ai personal media apra speranze e 
dischiuda pericoli. Riotta ha scritto per The New York Times, Le 
Monde, Washington Post, Wall Street Journal, è collaboratore di 
Foreign Policy, membro del Council on Foreign Relations e 
dell'Advisory Board di Princeton University. Autore di libri tradotti 
in varie lingue ha vinto con Principe delle Nuvole (finalista Prix 
Medicis) lo European Award e il premio Libro dell'anno in Gran 
Bretagna. Nel 2008 le riviste Foreign Policy e Prospect lo hanno 
inserito nella lista dei cento intellettuali più influenti al mondo.</description>
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<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 21:00:00 +0100</pubDate>
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secondo posto dei programmi più visti della tv italiana, 30 milioni di 
spettatori al giorno. Dopo aver lavorato per il Corriere della Sera e 
La Stampa, avere studiato alla Columbia University e debuttato su 
Manifesto ed Espresso, Gianni Riotta sperimenta ora l'idea di 
un'informazione di qualità ed equanime davanti al pubblico tv. Con 
l'ipotesi che i pregiudizi sui media nell'era Internet siano obsoleti 
e che il passaggio dai mass media ai personal media apra speranze e 
dischiuda pericoli. Riotta ha scritto per The New York Times, Le 
Monde, Washington Post, Wall Street Journal, è collaboratore di 
Foreign Policy, membro del Council on Foreign Relations e 
dell'Advisory Board di Princeton University. Autore di libri tradotti 
in varie lingue ha vinto con Principe delle Nuvole (finalista Prix 
Medicis) lo European Award e il premio Libro dell'anno in Gran 
Bretagna. Nel 2008 le riviste Foreign Policy e Prospect lo hanno 
inserito nella lista dei cento intellettuali più influenti al mondo.</itunes:summary>
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<item>
<title>Eugenio Scalfari</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4930419</link>
<description>Il racconto di una professione attraverso la storia personale di chi 
l'ha attraversata, da protagonista. Un gioco di rimandi tra il piano 
personale e quello sociale e culturale: due piani che nella vita di 
Eugenio Scalfari non si possono nettamente separare. Dal Mondo di 
Pannunzio a L’Espresso di Benedetti, a La Repubblica: una storia di 
passione professionale, politica e civile. La Lezione di Eugenio 
Scalari sarà un’occasione per fare tesoro di un’esperienza lunga una 
vita e per farsi un’idea dell'evoluzione di questo affascinante e 
complesso mestiere. L’influenza esercitata da Eugenio Scalfari, armato 
di macchina da scrivere, sulla politica, sulla cultura e sul costume 
italiano ha alimentato la definizione “il più grande giornalista 
italiano del Novecento”.</description>
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<pubDate>Tue, 18 Nov 2008 21:00:00 +0100</pubDate>
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l'ha attraversata, da protagonista. Un gioco di rimandi tra il piano 
personale e quello sociale e culturale: due piani che nella vita di 
Eugenio Scalfari non si possono nettamente separare. Dal Mondo di 
Pannunzio a L’Espresso di Benedetti, a La Repubblica: una storia di 
passione professionale, politica e civile. La Lezione di Eugenio 
Scalari sarà un’occasione per fare tesoro di un’esperienza lunga una 
vita e per farsi un’idea dell'evoluzione di questo affascinante e 
complesso mestiere. L’influenza esercitata da Eugenio Scalfari, armato 
di macchina da scrivere, sulla politica, sulla cultura e sul costume 
italiano ha alimentato la definizione “il più grande giornalista 
italiano del Novecento”.</itunes:summary>
<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<item>
<title>Giulio Anselmi</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4931262</link>
<description>Giornalista da più di 40 anni, l’attuale direttore della Stampa di 
Torino è stato in precedenza alla guida di numerose altre testate: il 
Secolo XIX, Il Mondo, Il Messaggero, il Corriere della Sera 
(condirezione), l’ANSA, l’Espresso. Nonostante la lunga carriera 
costellata di successi, sempre legata a grandi testate (tra le altre, 
Stampa Sera, Panorama, Repubblica), Giulio Anselmi non ha mai smesso 
di usare la sua penna di editorialista per descrivere l’attualità in 
tutte le sue sfaccettature. Nel 2008 ha vinto sia il Premio Ischia di 
Giornalismo, sia il Premio Palmi (assegnato, nella circostanza, anche 
al regista di Gomorra, Matteo Garrone). Ha detto: “Ho imparato solo 
negli ultimi anni che non si deve mai umiliare nessuno”.


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<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 21:00:00 +0100</pubDate>
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Torino è stato in precedenza alla guida di numerose altre testate: il 
Secolo XIX, Il Mondo, Il Messaggero, il Corriere della Sera 
(condirezione), l’ANSA, l’Espresso. Nonostante la lunga carriera 
costellata di successi, sempre legata a grandi testate (tra le altre, 
Stampa Sera, Panorama, Repubblica), Giulio Anselmi non ha mai smesso 
di usare la sua penna di editorialista per descrivere l’attualità in 
tutte le sue sfaccettature. Nel 2008 ha vinto sia il Premio Ischia di 
Giornalismo, sia il Premio Palmi (assegnato, nella circostanza, anche 
al regista di Gomorra, Matteo Garrone). Ha detto: “Ho imparato solo 
negli ultimi anni che non si deve mai umiliare nessuno”.


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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<item>
<title>Enrico Mentana</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4931260</link>
<description>Il più famoso anchorman italiano, in grado di segnare con la sua 
presenza, le sue innovazioni e le sue invenzioni, nel giro di tre 
diversi decenni, prima l’informazione RAI (Tg1 e Tg2), poi quella 
Mediaset (Tgcom e Tg5), esonerato nel 2005 dalla direzione del Tg5 e 
nominato direttore editoriale di Mediaset, ha subito varato un altro 
programma di successo: Matrix. Recentemente ha rassegnato le 
dimissioni dalle sue cariche. 
Ascoltare le confidenze di Enrico Mentana sul mondo dell’informazione 
televisiva e apprendere da lui quei segreti del mestiere che lo hanno 
aiutato a battere la concorrenza (dal reportage sul matrimonio di 
Carlo e Diana, alla notizia della morte di Giovanni Falcone, 
all’assegnazione dei grandi duelli politici in tv), significa 
veramente entrare “dentro” le notizie. Ha detto: “Sono cresciuto con 
la tv, appartengo alla generazione dei computer e credo di avere 
imparato una certa sintassi della comunicazione”.

 
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<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 21:00:00 +0100</pubDate>
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diversi decenni, prima l’informazione RAI (Tg1 e Tg2), poi quella 
Mediaset (Tgcom e Tg5), esonerato nel 2005 dalla direzione del Tg5 e 
nominato direttore editoriale di Mediaset, ha subito varato un altro 
programma di successo: Matrix. Recentemente ha rassegnato le 
dimissioni dalle sue cariche. 
Ascoltare le confidenze di Enrico Mentana sul mondo dell’informazione 
televisiva e apprendere da lui quei segreti del mestiere che lo hanno 
aiutato a battere la concorrenza (dal reportage sul matrimonio di 
Carlo e Diana, alla notizia della morte di Giovanni Falcone, 
all’assegnazione dei grandi duelli politici in tv), significa 
veramente entrare “dentro” le notizie. Ha detto: “Sono cresciuto con 
la tv, appartengo alla generazione dei computer e credo di avere 
imparato una certa sintassi della comunicazione”.

 
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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<item>
<title>Concita De Gregorio</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4931259</link>
<description>Ha preso in carico una delle eredità più “pesanti” e ha accettato una 
delle sfide più impegnative che un giornalista possa affrontare: 
rimettere in sesto uno dei quotidiani più antichi e gloriosi. 
Scommessa per il momento vincente: grazie a Concita De Gregorio, 
direttore dell’Unità dall’agosto del 2008, scorre nuova linfa tra le 
pagine dell’Unità. Cresciuta anche professionalmente a Livorno (cinque 
anni di cronaca nera), la giornalista è entrata a Repubblica nel 1990. 
Nel 2002 ha pubblicato Non lavate questo sangue, diario dei giorni del 
G8 di Genova, nel 2006 Una madre lo sa. Tutte le ombre dell’amore 
perfetto e nel 2008 Malamore. Esercizi di resistenza al dolore. Ha 
detto: “Non solo voglio fare il miglior pezzo di tutti i colleghi, ma 
farlo in condizioni difficili per verificare quanto sono brava”.

 
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<pubDate>Mon, 19 Jan 2009 21:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>Ha preso in carico una delle eredità più “pesanti” e ha accettato una 
delle sfide più impegnative che un giornalista possa affrontare: 
rimettere in sesto uno dei quotidiani più antichi e gloriosi. 
Scommessa per il momento vincente: grazie a Concita De Gregorio, 
direttore dell’Unità dall’agosto del 2008, scorre nuova linfa tra le 
pagine dell’Unità. Cresciuta anche professionalmente a Livorno (cinque 
anni di cronaca nera), la giornalista è entrata a Repubblica nel 1990. 
Nel 2002 ha pubblicato Non lavate questo sangue, diario dei giorni del 
G8 di Genova, nel 2006 Una madre lo sa. Tutte le ombre dell’amore 
perfetto e nel 2008 Malamore. Esercizi di resistenza al dolore. Ha 
detto: “Non solo voglio fare il miglior pezzo di tutti i colleghi, ma 
farlo in condizioni difficili per verificare quanto sono brava”.

 
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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<item>
<title>Gianni Letta</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4931261</link>
<description>Nel quotidiano Il Tempo Gianni Letta ha vissuto trenta anni della sua 
vita professionale nel mondo dell’informazione, diventando via via 
redattore, caposervizio, redattore capo, amministratore delegato, 
direttore responsabile. Senza questa lunga e fortunata carriera, 
giornalistica e produttiva, alle spalle, difficilmente Letta sarebbe 
potuto diventare il più grande e infaticabile mediatore della storia 
politica recente. Più volte e da più parti candidato alle più alte 
cariche dello Stato, ha preferito ricoprire il ruolo di 
sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri. E’ stato 
detto che “il suo è un potere che disdegna l’apparire”. 
Eccezionalmente ha accettato di parlare in pubblico della sua 
esperienza che, travalicando il mondo dell’informazione, gli ha 
permesso di raggiungere i vertici dell’arte del governo.

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<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 21:00:00 +0100</pubDate>
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redattore, caposervizio, redattore capo, amministratore delegato, 
direttore responsabile. Senza questa lunga e fortunata carriera, 
giornalistica e produttiva, alle spalle, difficilmente Letta sarebbe 
potuto diventare il più grande e infaticabile mediatore della storia 
politica recente. Più volte e da più parti candidato alle più alte 
cariche dello Stato, ha preferito ricoprire il ruolo di 
sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri. E’ stato 
detto che “il suo è un potere che disdegna l’apparire”. 
Eccezionalmente ha accettato di parlare in pubblico della sua 
esperienza che, travalicando il mondo dell’informazione, gli ha 
permesso di raggiungere i vertici dell’arte del governo.

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