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<title>Festival della Matematica 2008</title>
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Festival della Matematica 2008. La regina delle scienze e delle arti
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<managingEditor>news@auditorium.com</managingEditor>
<copyright>Copywright 2007- Fondazione Musica per Roma</copyright>
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<title>Festival della Matematica 2008</title>
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Festival della Matematica 2008. La regina delle scienze e delle arti
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<itunes:name>Francesca Pompili</itunes:name>
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<title>Lectio Magistralis di Hendrik Lenstra</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4916392</link>
<description>Nel 1956, il pittore e incisore olandese Maurits Cornelis Escher 
realizzò un’insolita litografia dal titolo Galleria di stampe. L’opera 
raffigura un giovane che osserva una stampa in una galleria d’arte. 
Tra gli edifici dipinti sulla stampa, paradossalmente, egli vede la 
stessa galleria in cui si trova in quel momento. Se il modo in cui 
Escher eseguì la litografia è oggi piuttosto chiaro, non altrettanto 
noto è il fatto che essa contiene il cosiddetto “effetto Droste”, o 
della ripetizione infinita, scoperto grazie all’analisi matematica 
degli studi utilizzati da Escher. A partire da questa scoperta, 
un’équipe di matematici di Leida ha creato una serie di animazioni al 
computer dall’effetto ipnotico che mostrano, tra l’altro, che cosa 
accade all’interno dello spazio misterioso al centro della litografia, 
che l’artista lasciò vuoto.

 

_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
traduzione
_

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<pubDate>Sun, 16 Mar 2008 12:00:00 +0100</pubDate>
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realizzò un’insolita litografia dal titolo Galleria di stampe. L’opera 
raffigura un giovane che osserva una stampa in una galleria d’arte. 
Tra gli edifici dipinti sulla stampa, paradossalmente, egli vede la 
stessa galleria in cui si trova in quel momento. Se il modo in cui 
Escher eseguì la litografia è oggi piuttosto chiaro, non altrettanto 
noto è il fatto che essa contiene il cosiddetto “effetto Droste”, o 
della ripetizione infinita, scoperto grazie all’analisi matematica 
degli studi utilizzati da Escher. A partire da questa scoperta, 
un’équipe di matematici di Leida ha creato una serie di animazioni al 
computer dall’effetto ipnotico che mostrano, tra l’altro, che cosa 
accade all’interno dello spazio misterioso al centro della litografia, 
che l’artista lasciò vuoto.

 

_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
traduzione
_

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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>versione italiana - Lectio Magistralis di Hendrik Lenstra</title>
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<description>Nel 1956, il pittore e incisore olandese Maurits Cornelis Escher 
realizzò un’insolita litografia dal titolo Galleria di stampe. L’opera 
raffigura un giovane che osserva una stampa in una galleria d’arte. 
Tra gli edifici dipinti sulla stampa, paradossalmente, egli vede la 
stessa galleria in cui si trova in quel momento. Se il modo in cui 
Escher eseguì la litografia è oggi piuttosto chiaro, non altrettanto 
noto è il fatto che essa contiene il cosiddetto “effetto Droste”, o 
della ripetizione infinita, scoperto grazie all’analisi matematica 
degli studi utilizzati da Escher. A partire da questa scoperta, 
un’équipe di matematici di Leida ha creato una serie di animazioni al 
computer dall’effetto ipnotico che mostrano, tra l’altro, che cosa 
accade all’interno dello spazio misterioso al centro della litografia, 
che l’artista lasciò vuoto.

 

_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
traduzione
_

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<pubDate>Sun, 16 Mar 2008 12:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>Nel 1956, il pittore e incisore olandese Maurits Cornelis Escher 
realizzò un’insolita litografia dal titolo Galleria di stampe. L’opera 
raffigura un giovane che osserva una stampa in una galleria d’arte. 
Tra gli edifici dipinti sulla stampa, paradossalmente, egli vede la 
stessa galleria in cui si trova in quel momento. Se il modo in cui 
Escher eseguì la litografia è oggi piuttosto chiaro, non altrettanto 
noto è il fatto che essa contiene il cosiddetto “effetto Droste”, o 
della ripetizione infinita, scoperto grazie all’analisi matematica 
degli studi utilizzati da Escher. A partire da questa scoperta, 
un’équipe di matematici di Leida ha creato una serie di animazioni al 
computer dall’effetto ipnotico che mostrano, tra l’altro, che cosa 
accade all’interno dello spazio misterioso al centro della litografia, 
che l’artista lasciò vuoto.

 

_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
traduzione
_

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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>Lectio Magistralis di Thomas Banchoff</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4916389</link>
<description>“…In una Dimensione un Punto in movimento non generava una linea con 
due Punti terminali? In tre Dimensioni, un Quadrato in movimento non 
generava - e questo mio occhio non l'ha forse contemplato - 
quell'Essere benedetto, un Cubo, con otto punti terminali? E in 
Quattro Dimensioni, un Cubo in movimento non darà origine – ahimé per 
l'Analogia e ahimé per il Progresso della Verità se così non fosse! - 
non darà origine, dicevo, il movimento di un Cubo divino, a un 
Organismo più divino con sedici punti terminali? E perciò non ne 
segue, necessariamente, che il rampollo più divino del divino Cubo 
nella Terra delle Quattro Dimensioni ("The divine Cube in the Land of 
Four Dimensions") dovrà essere delimitato da otto Cubi: e non è anche 
questo, come il mio signore mi ha insegnato a credere, in stretto 
accordo con l'analogia?”
da Flatland di Edwin A. Abbott

Ne La Crocifissione, di Salvator Dalì, datata 1954, il Cristo è 
sospeso a mezz’aria, mentre Gala sta ai piedi della Croce con indosso 
una sontuosa veste gialla che ricorda quella della Maddalena penitente 
nella tradizione iconografica cristiana. L’elemento più insolito del 
dipinto è l’ipercubo quadridimensionale, ovvero gli otto cubi che 
costituiscono la croce. Grazie alla ricerca di Thomas Banchoff si 
realizza per la prima volta intorno agli anni Settanta il modello 
geometrico dell'ipercubo. La struttura geometrica dell'ipercubo si 
ottiene da una serie di regolari proiezioni interne ed esterne 
dell'immagine stessa del cubo, che generano attraverso le proprietà 
fisiche della luce una proiezione appartenente ad una dimensione 
successiva rispetto alla terza.



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<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 16:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:subtitle>Lectio Magistralis di Thomas Banchoff</itunes:subtitle>
<itunes:summary>“…In una Dimensione un Punto in movimento non generava una linea con 
due Punti terminali? In tre Dimensioni, un Quadrato in movimento non 
generava - e questo mio occhio non l'ha forse contemplato - 
quell'Essere benedetto, un Cubo, con otto punti terminali? E in 
Quattro Dimensioni, un Cubo in movimento non darà origine – ahimé per 
l'Analogia e ahimé per il Progresso della Verità se così non fosse! - 
non darà origine, dicevo, il movimento di un Cubo divino, a un 
Organismo più divino con sedici punti terminali? E perciò non ne 
segue, necessariamente, che il rampollo più divino del divino Cubo 
nella Terra delle Quattro Dimensioni ("The divine Cube in the Land of 
Four Dimensions") dovrà essere delimitato da otto Cubi: e non è anche 
questo, come il mio signore mi ha insegnato a credere, in stretto 
accordo con l'analogia?”
da Flatland di Edwin A. Abbott

Ne La Crocifissione, di Salvator Dalì, datata 1954, il Cristo è 
sospeso a mezz’aria, mentre Gala sta ai piedi della Croce con indosso 
una sontuosa veste gialla che ricorda quella della Maddalena penitente 
nella tradizione iconografica cristiana. L’elemento più insolito del 
dipinto è l’ipercubo quadridimensionale, ovvero gli otto cubi che 
costituiscono la croce. Grazie alla ricerca di Thomas Banchoff si 
realizza per la prima volta intorno agli anni Settanta il modello 
geometrico dell'ipercubo. La struttura geometrica dell'ipercubo si 
ottiene da una serie di regolari proiezioni interne ed esterne 
dell'immagine stessa del cubo, che generano attraverso le proprietà 
fisiche della luce una proiezione appartenente ad una dimensione 
successiva rispetto alla terza.



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<title>versione italiana - Lectio Magistralis di Thomas Banchoff</title>
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<description>“…In una Dimensione un Punto in movimento non generava una linea con 
due Punti terminali? In tre Dimensioni, un Quadrato in movimento non 
generava - e questo mio occhio non l'ha forse contemplato - 
quell'Essere benedetto, un Cubo, con otto punti terminali? E in 
Quattro Dimensioni, un Cubo in movimento non darà origine – ahimé per 
l'Analogia e ahimé per il Progresso della Verità se così non fosse! - 
non darà origine, dicevo, il movimento di un Cubo divino, a un 
Organismo più divino con sedici punti terminali? E perciò non ne 
segue, necessariamente, che il rampollo più divino del divino Cubo 
nella Terra delle Quattro Dimensioni ("The divine Cube in the Land of 
Four Dimensions") dovrà essere delimitato da otto Cubi: e non è anche 
questo, come il mio signore mi ha insegnato a credere, in stretto 
accordo con l'analogia?”
da Flatland di Edwin A. Abbott

Ne La Crocifissione, di Salvator Dalì, datata 1954, il Cristo è 
sospeso a mezz’aria, mentre Gala sta ai piedi della Croce con indosso 
una sontuosa veste gialla che ricorda quella della Maddalena penitente 
nella tradizione iconografica cristiana. L’elemento più insolito del 
dipinto è l’ipercubo quadridimensionale, ovvero gli otto cubi che 
costituiscono la croce. Grazie alla ricerca di Thomas Banchoff si 
realizza per la prima volta intorno agli anni Settanta il modello 
geometrico dell'ipercubo. La struttura geometrica dell'ipercubo si 
ottiene da una serie di regolari proiezioni interne ed esterne 
dell'immagine stessa del cubo, che generano attraverso le proprietà 
fisiche della luce una proiezione appartenente ad una dimensione 
successiva rispetto alla terza.



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<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 16:00:00 +0100</pubDate>
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due Punti terminali? In tre Dimensioni, un Quadrato in movimento non 
generava - e questo mio occhio non l'ha forse contemplato - 
quell'Essere benedetto, un Cubo, con otto punti terminali? E in 
Quattro Dimensioni, un Cubo in movimento non darà origine – ahimé per 
l'Analogia e ahimé per il Progresso della Verità se così non fosse! - 
non darà origine, dicevo, il movimento di un Cubo divino, a un 
Organismo più divino con sedici punti terminali? E perciò non ne 
segue, necessariamente, che il rampollo più divino del divino Cubo 
nella Terra delle Quattro Dimensioni ("The divine Cube in the Land of 
Four Dimensions") dovrà essere delimitato da otto Cubi: e non è anche 
questo, come il mio signore mi ha insegnato a credere, in stretto 
accordo con l'analogia?”
da Flatland di Edwin A. Abbott

Ne La Crocifissione, di Salvator Dalì, datata 1954, il Cristo è 
sospeso a mezz’aria, mentre Gala sta ai piedi della Croce con indosso 
una sontuosa veste gialla che ricorda quella della Maddalena penitente 
nella tradizione iconografica cristiana. L’elemento più insolito del 
dipinto è l’ipercubo quadridimensionale, ovvero gli otto cubi che 
costituiscono la croce. Grazie alla ricerca di Thomas Banchoff si 
realizza per la prima volta intorno agli anni Settanta il modello 
geometrico dell'ipercubo. La struttura geometrica dell'ipercubo si 
ottiene da una serie di regolari proiezioni interne ed esterne 
dell'immagine stessa del cubo, che generano attraverso le proprietà 
fisiche della luce una proiezione appartenente ad una dimensione 
successiva rispetto alla terza.



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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>Lectio Magistralis di Steven Smale</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4916388</link>
<description>Discuteremo qui il problema di trovare un modello matematico per un 
aspetto centrale della visione umana. Più precisamente daremo una 
descrizione matematica dell’attività della corteccia visiva durante la 
prima frazione di secondo successiva alla percezione di un’immagine. 
Potenzialmente, un successo in questo campo servirebbe ad ampliare la 
qualità della visione artificiale con l’obiettivo di riprodurre quella 
umana.
La matematica che prendiamo in considerazione richiede una teoria 
della geometria degli spazi relativa alle immagini del mondo reale. 
Ciò è inscindibilmente legato a una nozione di distanza orientata in 
senso semantico e corrispondente al parametro umano della somiglianza.



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<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 12:00:00 +0100</pubDate>
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aspetto centrale della visione umana. Più precisamente daremo una 
descrizione matematica dell’attività della corteccia visiva durante la 
prima frazione di secondo successiva alla percezione di un’immagine. 
Potenzialmente, un successo in questo campo servirebbe ad ampliare la 
qualità della visione artificiale con l’obiettivo di riprodurre quella 
umana.
La matematica che prendiamo in considerazione richiede una teoria 
della geometria degli spazi relativa alle immagini del mondo reale. 
Ciò è inscindibilmente legato a una nozione di distanza orientata in 
senso semantico e corrispondente al parametro umano della somiglianza.



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<title>versione italiana - Lectio Magistralis di Steven Smale</title>
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<description>Discuteremo qui il problema di trovare un modello matematico per un 
aspetto centrale della visione umana. Più precisamente daremo una 
descrizione matematica dell’attività della corteccia visiva durante la 
prima frazione di secondo successiva alla percezione di un’immagine. 
Potenzialmente, un successo in questo campo servirebbe ad ampliare la 
qualità della visione artificiale con l’obiettivo di riprodurre quella 
umana.
La matematica che prendiamo in considerazione richiede una teoria 
della geometria degli spazi relativa alle immagini del mondo reale. 
Ciò è inscindibilmente legato a una nozione di distanza orientata in 
senso semantico e corrispondente al parametro umano della somiglianza.



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<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 12:00:00 +0100</pubDate>
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aspetto centrale della visione umana. Più precisamente daremo una 
descrizione matematica dell’attività della corteccia visiva durante la 
prima frazione di secondo successiva alla percezione di un’immagine. 
Potenzialmente, un successo in questo campo servirebbe ad ampliare la 
qualità della visione artificiale con l’obiettivo di riprodurre quella 
umana.
La matematica che prendiamo in considerazione richiede una teoria 
della geometria degli spazi relativa alle immagini del mondo reale. 
Ciò è inscindibilmente legato a una nozione di distanza orientata in 
senso semantico e corrispondente al parametro umano della somiglianza.



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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>Lectio Magistralis di David Mumford</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4916390</link>
<description>Dopo che per oltre duemila anni "la logica di Aristotele ha governato 
il pensiero degli intellettuali occidentali" oggi, sostiene Mumford, i 
modelli stocastici e il ragionamento probabilistico si rivelano essere 
più rilevanti dei modelli esatti e del ragionamento logico per la 
comprensione del mondo, della scienza e di molte parti della stessa 
matematica. Nata nei giochi d'azzardo o nelle tabelle di mortalità 
della Londra settecentesca, la teoria della probabilità e 
dell'inferenza statistica si afferma oggi come un fondamento migliore 
dei modelli della scienza, specialmente quelli che riguardano i 
processi del pensiero, oltre che "un ingrediente essenziale della 
matematica teorica, e degli stessi fondamenti della matematica". Se, 
come dice Mumford, il pensiero è l'atto di valutare la distribuzione 
di probabilità di eventi sconosciuti, data la somma totale della 
nostra conoscenza di eventi passati e del contesto presente, allora 
l'"oggetto mentale paradigmatico" non è una proposizione, inossidabile 
nella sua "eterna gloria" con il suo valore di verità, ma una 
variabile casuale, il cui valore è soggetto a probabilità non ancora 
fissate. É questo il radicale cambiamento di prospettiva che, 
suggerisce Mumford, finirà per influenzare tutta la matematica di 
questo nuovo secolo.



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<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 18:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:subtitle>Lectio Magistralis di David Mumford</itunes:subtitle>
<itunes:summary>Dopo che per oltre duemila anni "la logica di Aristotele ha governato 
il pensiero degli intellettuali occidentali" oggi, sostiene Mumford, i 
modelli stocastici e il ragionamento probabilistico si rivelano essere 
più rilevanti dei modelli esatti e del ragionamento logico per la 
comprensione del mondo, della scienza e di molte parti della stessa 
matematica. Nata nei giochi d'azzardo o nelle tabelle di mortalità 
della Londra settecentesca, la teoria della probabilità e 
dell'inferenza statistica si afferma oggi come un fondamento migliore 
dei modelli della scienza, specialmente quelli che riguardano i 
processi del pensiero, oltre che "un ingrediente essenziale della 
matematica teorica, e degli stessi fondamenti della matematica". Se, 
come dice Mumford, il pensiero è l'atto di valutare la distribuzione 
di probabilità di eventi sconosciuti, data la somma totale della 
nostra conoscenza di eventi passati e del contesto presente, allora 
l'"oggetto mentale paradigmatico" non è una proposizione, inossidabile 
nella sua "eterna gloria" con il suo valore di verità, ma una 
variabile casuale, il cui valore è soggetto a probabilità non ancora 
fissate. É questo il radicale cambiamento di prospettiva che, 
suggerisce Mumford, finirà per influenzare tutta la matematica di 
questo nuovo secolo.



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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>versione italiana - Lectio Magistralis di David Mumford</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4916390</link>
<description>Dopo che per oltre duemila anni "la logica di Aristotele ha governato 
il pensiero degli intellettuali occidentali" oggi, sostiene Mumford, i 
modelli stocastici e il ragionamento probabilistico si rivelano essere 
più rilevanti dei modelli esatti e del ragionamento logico per la 
comprensione del mondo, della scienza e di molte parti della stessa 
matematica. Nata nei giochi d'azzardo o nelle tabelle di mortalità 
della Londra settecentesca, la teoria della probabilità e 
dell'inferenza statistica si afferma oggi come un fondamento migliore 
dei modelli della scienza, specialmente quelli che riguardano i 
processi del pensiero, oltre che "un ingrediente essenziale della 
matematica teorica, e degli stessi fondamenti della matematica". Se, 
come dice Mumford, il pensiero è l'atto di valutare la distribuzione 
di probabilità di eventi sconosciuti, data la somma totale della 
nostra conoscenza di eventi passati e del contesto presente, allora 
l'"oggetto mentale paradigmatico" non è una proposizione, inossidabile 
nella sua "eterna gloria" con il suo valore di verità, ma una 
variabile casuale, il cui valore è soggetto a probabilità non ancora 
fissate. É questo il radicale cambiamento di prospettiva che, 
suggerisce Mumford, finirà per influenzare tutta la matematica di 
questo nuovo secolo.



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<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 18:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>Dopo che per oltre duemila anni "la logica di Aristotele ha governato 
il pensiero degli intellettuali occidentali" oggi, sostiene Mumford, i 
modelli stocastici e il ragionamento probabilistico si rivelano essere 
più rilevanti dei modelli esatti e del ragionamento logico per la 
comprensione del mondo, della scienza e di molte parti della stessa 
matematica. Nata nei giochi d'azzardo o nelle tabelle di mortalità 
della Londra settecentesca, la teoria della probabilità e 
dell'inferenza statistica si afferma oggi come un fondamento migliore 
dei modelli della scienza, specialmente quelli che riguardano i 
processi del pensiero, oltre che "un ingrediente essenziale della 
matematica teorica, e degli stessi fondamenti della matematica". Se, 
come dice Mumford, il pensiero è l'atto di valutare la distribuzione 
di probabilità di eventi sconosciuti, data la somma totale della 
nostra conoscenza di eventi passati e del contesto presente, allora 
l'"oggetto mentale paradigmatico" non è una proposizione, inossidabile 
nella sua "eterna gloria" con il suo valore di verità, ma una 
variabile casuale, il cui valore è soggetto a probabilità non ancora 
fissate. É questo il radicale cambiamento di prospettiva che, 
suggerisce Mumford, finirà per influenzare tutta la matematica di 
questo nuovo secolo.



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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>Lectio Magistralis di Umberto Eco</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4916394</link>
<description>Umberto Eco racconterà come  da migliaia di anni si cercano 
spiegazioni dei misteri dell'universo (o anche delle cose più semplici 
e meno misteriose) applicando teorie matematiche del tutto fantasiose.



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<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 11:30:00 +0100</pubDate>
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spiegazioni dei misteri dell'universo (o anche delle cose più semplici 
e meno misteriose) applicando teorie matematiche del tutto fantasiose.



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<title>Dialogo tra Robert Aumann e John Nash</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4916395</link>
<description>Per la prima volta i Nobel per l’Economia Robert Aumann e John Nash 
senza alcun dubbio due delle figure fondamentali della storia, breve 
ma già molto intensa, della teoria dei giochi, dialogheranno in 
pubblico. Se il premio del 1994 assegnato a John Nash si focalizzava 
soprattutto sul tema dei "concetti di soluzione" di un gioco, ovvero 
dei criteri attraverso i quali poter stabilire quale combinazione di 
strategie "dovrebbe" venir giocata da soggetti razionali in ogni data 
possibile situazione, il premio del 2005 assegnato a Robert Aumann 
punta i riflettori sul tema del conflitto, anche se, in un certo 
senso, giunge come un giusto e ideale completamento del riconoscimento 
attribuito nel decennio precedente.
Aumann e Nash sono due matematici raffinatissimi, sicuramente fra i 
più grandi tra quelli che hanno incrociato la storia della teoria dei 
giochi.  



_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
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<pubDate>Sun, 16 Mar 2008 16:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:subtitle>Dialogo tra Robert Aumann e John Nash</itunes:subtitle>
<itunes:summary>Per la prima volta i Nobel per l’Economia Robert Aumann e John Nash 
senza alcun dubbio due delle figure fondamentali della storia, breve 
ma già molto intensa, della teoria dei giochi, dialogheranno in 
pubblico. Se il premio del 1994 assegnato a John Nash si focalizzava 
soprattutto sul tema dei "concetti di soluzione" di un gioco, ovvero 
dei criteri attraverso i quali poter stabilire quale combinazione di 
strategie "dovrebbe" venir giocata da soggetti razionali in ogni data 
possibile situazione, il premio del 2005 assegnato a Robert Aumann 
punta i riflettori sul tema del conflitto, anche se, in un certo 
senso, giunge come un giusto e ideale completamento del riconoscimento 
attribuito nel decennio precedente.
Aumann e Nash sono due matematici raffinatissimi, sicuramente fra i 
più grandi tra quelli che hanno incrociato la storia della teoria dei 
giochi.  



_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
traduzione_

</itunes:summary>
<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>versione italiana - Dialogo tra Robert Aumann e John Nash</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4916395</link>
<description>Per la prima volta i Nobel per l’Economia Robert Aumann e John Nash 
senza alcun dubbio due delle figure fondamentali della storia, breve 
ma già molto intensa, della teoria dei giochi, dialogheranno in 
pubblico. Se il premio del 1994 assegnato a John Nash si focalizzava 
soprattutto sul tema dei "concetti di soluzione" di un gioco, ovvero 
dei criteri attraverso i quali poter stabilire quale combinazione di 
strategie "dovrebbe" venir giocata da soggetti razionali in ogni data 
possibile situazione, il premio del 2005 assegnato a Robert Aumann 
punta i riflettori sul tema del conflitto, anche se, in un certo 
senso, giunge come un giusto e ideale completamento del riconoscimento 
attribuito nel decennio precedente.
Aumann e Nash sono due matematici raffinatissimi, sicuramente fra i 
più grandi tra quelli che hanno incrociato la storia della teoria dei 
giochi.  



_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
traduzione_

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<pubDate>Sun, 16 Mar 2008 16:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:subtitle>versione italiana - Dialogo tra Robert Aumann e John Nash</itunes:subtitle>
<itunes:summary>Per la prima volta i Nobel per l’Economia Robert Aumann e John Nash 
senza alcun dubbio due delle figure fondamentali della storia, breve 
ma già molto intensa, della teoria dei giochi, dialogheranno in 
pubblico. Se il premio del 1994 assegnato a John Nash si focalizzava 
soprattutto sul tema dei "concetti di soluzione" di un gioco, ovvero 
dei criteri attraverso i quali poter stabilire quale combinazione di 
strategie "dovrebbe" venir giocata da soggetti razionali in ogni data 
possibile situazione, il premio del 2005 assegnato a Robert Aumann 
punta i riflettori sul tema del conflitto, anche se, in un certo 
senso, giunge come un giusto e ideale completamento del riconoscimento 
attribuito nel decennio precedente.
Aumann e Nash sono due matematici raffinatissimi, sicuramente fra i 
più grandi tra quelli che hanno incrociato la storia della teoria dei 
giochi.  



_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
traduzione_

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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
</item>
<item>
<title>Lectio Magistralis di Hans Magnus Enzensberger</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4916383</link>
<description>La riflessione su scienza e letteratura accompagna da lunghi anni il 
lavoro di Hans Magnus Enzensberger. È lui a sostenere che in una buona 
poesia, cosí come in una formula, il grado di concentrazione è molto 
alto: c'è una certa economia, che ha ridotto tutto all'essenziale. Ma 
c'è anche altro, in entrambi i casi: il fatto che né una poesia, né 
una formula, siano autoesplicative. Per intenderle bisogna possedere 
una chiave di interpretazione, che deve per forza essere linguistica. 
E il linguaggio procede per analogie, similitudini, metafore, 
immagini.  Basta cercare l'etimologia dei termini scientifici, dietro 
ai quali si nascondono meravigliose metafore. Ma questo significa 
anche che la scienza ha un'enorme produttività poetica: lo sapeva bene 
Coleridge, che andava a lezione di chimica “per arricchire la propria 
riserva di metafore”. C'è una radice comune nella produttività del 
nostro cervello: una specie di grammatica universale, nel senso di 
Chomsky. E c'è anche una comune capacità di invenzione linguistica, 
che si manifesta al meglio nella poesia e nella matematica, che sono 
le più sviluppate e raffinate attività umane.  Enzensberger ha inoltre 
dedicato gran parte del suo lavoro ai bambini e ai ragazzi. Autore del 
libro di matematica per bambini, Il mago dei numeri (Einaudi, 1997), 
in cui un diavoletto dai mille giochi di prestigio conduce Roberto, un 
ragazzino che odia la matematica perché insegnata male da un 
professore antipatico, alla scoperta del paese incantato dei numeri. E 
il mondo della matematica diventa fantasioso come una fiaba.


_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
traduzione_



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<enclosure url="http://www.auditorium.com/dwnld/podcast/4916383/audio.mp3" length="57414426" type="audio/mpeg" />
<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 16:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:subtitle>Lectio Magistralis di Hans Magnus Enzensberger</itunes:subtitle>
<itunes:summary>La riflessione su scienza e letteratura accompagna da lunghi anni il 
lavoro di Hans Magnus Enzensberger. È lui a sostenere che in una buona 
poesia, cosí come in una formula, il grado di concentrazione è molto 
alto: c'è una certa economia, che ha ridotto tutto all'essenziale. Ma 
c'è anche altro, in entrambi i casi: il fatto che né una poesia, né 
una formula, siano autoesplicative. Per intenderle bisogna possedere 
una chiave di interpretazione, che deve per forza essere linguistica. 
E il linguaggio procede per analogie, similitudini, metafore, 
immagini.  Basta cercare l'etimologia dei termini scientifici, dietro 
ai quali si nascondono meravigliose metafore. Ma questo significa 
anche che la scienza ha un'enorme produttività poetica: lo sapeva bene 
Coleridge, che andava a lezione di chimica “per arricchire la propria 
riserva di metafore”. C'è una radice comune nella produttività del 
nostro cervello: una specie di grammatica universale, nel senso di 
Chomsky. E c'è anche una comune capacità di invenzione linguistica, 
che si manifesta al meglio nella poesia e nella matematica, che sono 
le più sviluppate e raffinate attività umane.  Enzensberger ha inoltre 
dedicato gran parte del suo lavoro ai bambini e ai ragazzi. Autore del 
libro di matematica per bambini, Il mago dei numeri (Einaudi, 1997), 
in cui un diavoletto dai mille giochi di prestigio conduce Roberto, un 
ragazzino che odia la matematica perché insegnata male da un 
professore antipatico, alla scoperta del paese incantato dei numeri. E 
il mondo della matematica diventa fantasioso come una fiaba.


_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
traduzione_



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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<item>
<title>Lectio Magistralis di Sheldon Glashow</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4916385</link>
<description>“Quale che possa essere l’opinione che si ha sulla semplicità delle 
leggi di natura, non ci può esser dubbio che chi ha una qualche 
convinzione del genere ha un vantaggio reale nella corsa alla scoperta 
fisica. Non c’è dubbio che ci sono molte semplici connessioni che 
devono ancora essere scoperte, e chi ha una forte convinzione 
sull’esistenza di queste connessioni ha una probabilità molto maggiore 
di trovarle di chi non è affatto sicuro che ci siano.”
Percy W. Bridgman, 1927

“Queste considerazioni del mio predecessore a Harvard caratterizzano 
il mio viaggio di scoperta verso la semplicità, la simmetria e le 
piccole matrici.” Sheldon Glashow

 

_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
traduzione_



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<pubDate>Fri, 14 Mar 2008 16:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>“Quale che possa essere l’opinione che si ha sulla semplicità delle 
leggi di natura, non ci può esser dubbio che chi ha una qualche 
convinzione del genere ha un vantaggio reale nella corsa alla scoperta 
fisica. Non c’è dubbio che ci sono molte semplici connessioni che 
devono ancora essere scoperte, e chi ha una forte convinzione 
sull’esistenza di queste connessioni ha una probabilità molto maggiore 
di trovarle di chi non è affatto sicuro che ci siano.”
Percy W. Bridgman, 1927

“Queste considerazioni del mio predecessore a Harvard caratterizzano 
il mio viaggio di scoperta verso la semplicità, la simmetria e le 
piccole matrici.” Sheldon Glashow

 

_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>versione italiana - Lectio Magistralis di Sheldon Glashow</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4916385</link>
<description>“Quale che possa essere l’opinione che si ha sulla semplicità delle 
leggi di natura, non ci può esser dubbio che chi ha una qualche 
convinzione del genere ha un vantaggio reale nella corsa alla scoperta 
fisica. Non c’è dubbio che ci sono molte semplici connessioni che 
devono ancora essere scoperte, e chi ha una forte convinzione 
sull’esistenza di queste connessioni ha una probabilità molto maggiore 
di trovarle di chi non è affatto sicuro che ci siano.”
Percy W. Bridgman, 1927

“Queste considerazioni del mio predecessore a Harvard caratterizzano 
il mio viaggio di scoperta verso la semplicità, la simmetria e le 
piccole matrici.” Sheldon Glashow

 

_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
traduzione_



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<pubDate>Fri, 14 Mar 2008 16:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:subtitle>versione italiana - Lectio Magistralis di Sheldon Glashow</itunes:subtitle>
<itunes:summary>“Quale che possa essere l’opinione che si ha sulla semplicità delle 
leggi di natura, non ci può esser dubbio che chi ha una qualche 
convinzione del genere ha un vantaggio reale nella corsa alla scoperta 
fisica. Non c’è dubbio che ci sono molte semplici connessioni che 
devono ancora essere scoperte, e chi ha una forte convinzione 
sull’esistenza di queste connessioni ha una probabilità molto maggiore 
di trovarle di chi non è affatto sicuro che ci siano.”
Percy W. Bridgman, 1927

“Queste considerazioni del mio predecessore a Harvard caratterizzano 
il mio viaggio di scoperta verso la semplicità, la simmetria e le 
piccole matrici.” Sheldon Glashow

 

_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<item>
<title>Lectio Magistralis di Frank Wilczek</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4916386</link>
<description>La fisica moderna ha inizio intorno al VI secolo a.C., quando Pitagora 
di Samo ebbe un’intuizione straordinaria. Studiando i suoni prodotti 
dagli strumenti a corda, Pitagora scoprì che la percezione 
dell’armonia da parte dell’orecchio umano è collegata a precisi 
rapporti numerici. Prendendo in esame corde di strumenti dello stesso 
materiale e di spessore e tensione identici, ma di lunghezze 
differenti, scoprì che i suoni risultano armonici solo quando il 
rapporto tra le lunghezze delle corde può essere espresso in piccoli 
numeri interi. Ad esempio, il rapporto 2:1 corrisponde a un’ottava, 
3:2 a una quinta, 4:3 a una quarta.
La visione del mondo ispirata a questa scoperta è riassunta nel motto 
secondo il quale “i numeri sono il principio di tutte le cose”. Questo 
divenne il credo della scuola pitagorica, una comunità aperta anche 
alle donne, in cui agli elementi del culto più arcaico si 
accompagnavano i tratti tipici della moderna accademia scientifica.





_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
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<pubDate>Fri, 14 Mar 2008 18:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>La fisica moderna ha inizio intorno al VI secolo a.C., quando Pitagora 
di Samo ebbe un’intuizione straordinaria. Studiando i suoni prodotti 
dagli strumenti a corda, Pitagora scoprì che la percezione 
dell’armonia da parte dell’orecchio umano è collegata a precisi 
rapporti numerici. Prendendo in esame corde di strumenti dello stesso 
materiale e di spessore e tensione identici, ma di lunghezze 
differenti, scoprì che i suoni risultano armonici solo quando il 
rapporto tra le lunghezze delle corde può essere espresso in piccoli 
numeri interi. Ad esempio, il rapporto 2:1 corrisponde a un’ottava, 
3:2 a una quinta, 4:3 a una quarta.
La visione del mondo ispirata a questa scoperta è riassunta nel motto 
secondo il quale “i numeri sono il principio di tutte le cose”. Questo 
divenne il credo della scuola pitagorica, una comunità aperta anche 
alle donne, in cui agli elementi del culto più arcaico si 
accompagnavano i tratti tipici della moderna accademia scientifica.





_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>versione italiana - Lectio Magistralis di Frank Wilczek</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4916386</link>
<description>La fisica moderna ha inizio intorno al VI secolo a.C., quando Pitagora 
di Samo ebbe un’intuizione straordinaria. Studiando i suoni prodotti 
dagli strumenti a corda, Pitagora scoprì che la percezione 
dell’armonia da parte dell’orecchio umano è collegata a precisi 
rapporti numerici. Prendendo in esame corde di strumenti dello stesso 
materiale e di spessore e tensione identici, ma di lunghezze 
differenti, scoprì che i suoni risultano armonici solo quando il 
rapporto tra le lunghezze delle corde può essere espresso in piccoli 
numeri interi. Ad esempio, il rapporto 2:1 corrisponde a un’ottava, 
3:2 a una quinta, 4:3 a una quarta.
La visione del mondo ispirata a questa scoperta è riassunta nel motto 
secondo il quale “i numeri sono il principio di tutte le cose”. Questo 
divenne il credo della scuola pitagorica, una comunità aperta anche 
alle donne, in cui agli elementi del culto più arcaico si 
accompagnavano i tratti tipici della moderna accademia scientifica.





_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
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<pubDate>Fri, 14 Mar 2008 18:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:subtitle>versione italiana - Lectio Magistralis di Frank Wilczek</itunes:subtitle>
<itunes:summary>La fisica moderna ha inizio intorno al VI secolo a.C., quando Pitagora 
di Samo ebbe un’intuizione straordinaria. Studiando i suoni prodotti 
dagli strumenti a corda, Pitagora scoprì che la percezione 
dell’armonia da parte dell’orecchio umano è collegata a precisi 
rapporti numerici. Prendendo in esame corde di strumenti dello stesso 
materiale e di spessore e tensione identici, ma di lunghezze 
differenti, scoprì che i suoni risultano armonici solo quando il 
rapporto tra le lunghezze delle corde può essere espresso in piccoli 
numeri interi. Ad esempio, il rapporto 2:1 corrisponde a un’ottava, 
3:2 a una quinta, 4:3 a una quarta.
La visione del mondo ispirata a questa scoperta è riassunta nel motto 
secondo il quale “i numeri sono il principio di tutte le cose”. Questo 
divenne il credo della scuola pitagorica, una comunità aperta anche 
alle donne, in cui agli elementi del culto più arcaico si 
accompagnavano i tratti tipici della moderna accademia scientifica.





_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<item>
<title>Lectio Magistralis di Juris Hartmanis</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4916387</link>
<description>La complessità computazionale parte da domande semplici quali: cosa 
rende la moltiplicazione più complicata dell'addizione? E risponde 
introducendo misure di complessità che vanno dal tempo di calcolo 
necessario per un'operazione, alla memoria necessaria per effettuarla.
Juris Hartmanis è uno dei padri fondatori di questa disciplina, per la 
quale è stato insignito del prestigioso Turing Award, che costituisce 
l'analogo del Premio Nobel per l'informatica, e ci introduce a questo 
affascinante campo di ricerca.



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<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 10:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>La complessità computazionale parte da domande semplici quali: cosa 
rende la moltiplicazione più complicata dell'addizione? E risponde 
introducendo misure di complessità che vanno dal tempo di calcolo 
necessario per un'operazione, alla memoria necessaria per effettuarla.
Juris Hartmanis è uno dei padri fondatori di questa disciplina, per la 
quale è stato insignito del prestigioso Turing Award, che costituisce 
l'analogo del Premio Nobel per l'informatica, e ci introduce a questo 
affascinante campo di ricerca.



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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>versione italiana - Lectio Magistralis di Juris Hartmanis</title>
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<description>La complessità computazionale parte da domande semplici quali: cosa 
rende la moltiplicazione più complicata dell'addizione? E risponde 
introducendo misure di complessità che vanno dal tempo di calcolo 
necessario per un'operazione, alla memoria necessaria per effettuarla.
Juris Hartmanis è uno dei padri fondatori di questa disciplina, per la 
quale è stato insignito del prestigioso Turing Award, che costituisce 
l'analogo del Premio Nobel per l'informatica, e ci introduce a questo 
affascinante campo di ricerca.



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<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 10:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:subtitle>versione italiana - Lectio Magistralis di Juris Hartmanis</itunes:subtitle>
<itunes:summary>La complessità computazionale parte da domande semplici quali: cosa 
rende la moltiplicazione più complicata dell'addizione? E risponde 
introducendo misure di complessità che vanno dal tempo di calcolo 
necessario per un'operazione, alla memoria necessaria per effettuarla.
Juris Hartmanis è uno dei padri fondatori di questa disciplina, per la 
quale è stato insignito del prestigioso Turing Award, che costituisce 
l'analogo del Premio Nobel per l'informatica, e ci introduce a questo 
affascinante campo di ricerca.



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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>Lectio Magistralis di Alfio Quarteroni</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4916391</link>
<description>Dopo altri 20 anni, nel 2003, nel Golfo di Auraki, la Coppa America 
vive un altro momento leggendario: Alinghi, una barca creata in un 
paese privo di tradizione marinara come la Svizzera, batte i “kiwi” di 
Team New Zealand con un sorprendente 5-0, riportando la Coppa in 
Europa dopo ben 152 anni. Nell’estate del 2007, nelle acque 
mediterranee di Valencia, Alinghi ha confermato la propria 
superiorità. Anche questa edizione della Coppa America ha visto il 
massiccio impiego di modelli matematici estremamente sofisticati sia 
nella fase di progettazione sia durante lo svolgimento della gara. In 
pratica, la matematica ha permesso di mettere alla prova ogni 
innovazione pensata dai progettisti,evitando di costruire ogni volta 
un prototipo nuovo della barca da testare nei bacini artificiali o 
nella galleria del vento e creando una barca con tutte le 
caratteristiche necessarie per prevalere: leggerezza, velocità, 
resistenza e manovrabilità.

 



</description>
<enclosure url="http://www.auditorium.com/dwnld/podcast/4916391/audio.mp3" length="42268136" type="audio/mpeg" />
<pubDate>Sun, 16 Mar 2008 10:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>Dopo altri 20 anni, nel 2003, nel Golfo di Auraki, la Coppa America 
vive un altro momento leggendario: Alinghi, una barca creata in un 
paese privo di tradizione marinara come la Svizzera, batte i “kiwi” di 
Team New Zealand con un sorprendente 5-0, riportando la Coppa in 
Europa dopo ben 152 anni. Nell’estate del 2007, nelle acque 
mediterranee di Valencia, Alinghi ha confermato la propria 
superiorità. Anche questa edizione della Coppa America ha visto il 
massiccio impiego di modelli matematici estremamente sofisticati sia 
nella fase di progettazione sia durante lo svolgimento della gara. In 
pratica, la matematica ha permesso di mettere alla prova ogni 
innovazione pensata dai progettisti,evitando di costruire ogni volta 
un prototipo nuovo della barca da testare nei bacini artificiali o 
nella galleria del vento e creando una barca con tutte le 
caratteristiche necessarie per prevalere: leggerezza, velocità, 
resistenza e manovrabilità.

 



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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<item>
<title>Lectio Magistralis di Freeman Dyson</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4916393</link>
<description>Alcuni matematici sono uccelli, altri rane. Gli uccelli volano alti 
nel cielo e di lì contemplano gli ampi panorami della matematica fino 
al lontano orizzonte. Si dilettano di concetti che unificano il 
pensiero e mettono insieme problemi che provengono da parti diverse 
del paesaggio. Le rane invece vivono negli stagni e vedono solo le 
piante che hanno intorno. Hanno il piacere del dettaglio e risolvono i 
problemi esaminandone uno alla volta. La matematica ha bisogno di 
entrambi: uccelli e rane. È una disciplina vasta e meravigliosa 
proprio perché comprende gli ampi orizzonti contemplati dagli uccelli 
e i complessi dettagli indagati dalle rane. La matematica è al tempo 
stesso grande arte e somma scienza perché combina concetti generali e 
strutture profonde. È stupido sostenere che gli uccelli sono migliori 
delle rane perché guardano lontano o che le rane sono migliori degli 
uccelli perché il loro sguardo scruta le cose in profondità. Il mondo 
della matematica è al contempo vasto e profondo, e per esplorarlo c’è 
bisogno della collaborazione tra uccelli e rane.

 

_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
traduzione_



</description>
<enclosure url="http://www.auditorium.com/dwnld/podcast/4916393/audio.mp3" length="39420343" type="audio/mpeg" />
<pubDate>Sun, 16 Mar 2008 18:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:subtitle>Lectio Magistralis di Freeman Dyson</itunes:subtitle>
<itunes:summary>Alcuni matematici sono uccelli, altri rane. Gli uccelli volano alti 
nel cielo e di lì contemplano gli ampi panorami della matematica fino 
al lontano orizzonte. Si dilettano di concetti che unificano il 
pensiero e mettono insieme problemi che provengono da parti diverse 
del paesaggio. Le rane invece vivono negli stagni e vedono solo le 
piante che hanno intorno. Hanno il piacere del dettaglio e risolvono i 
problemi esaminandone uno alla volta. La matematica ha bisogno di 
entrambi: uccelli e rane. È una disciplina vasta e meravigliosa 
proprio perché comprende gli ampi orizzonti contemplati dagli uccelli 
e i complessi dettagli indagati dalle rane. La matematica è al tempo 
stesso grande arte e somma scienza perché combina concetti generali e 
strutture profonde. È stupido sostenere che gli uccelli sono migliori 
delle rane perché guardano lontano o che le rane sono migliori degli 
uccelli perché il loro sguardo scruta le cose in profondità. Il mondo 
della matematica è al contempo vasto e profondo, e per esplorarlo c’è 
bisogno della collaborazione tra uccelli e rane.

 

_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
traduzione_



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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>versione italiana - Lectio Magistralis di Freeman Dyson</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4916393</link>
<description>Alcuni matematici sono uccelli, altri rane. Gli uccelli volano alti 
nel cielo e di lì contemplano gli ampi panorami della matematica fino 
al lontano orizzonte. Si dilettano di concetti che unificano il 
pensiero e mettono insieme problemi che provengono da parti diverse 
del paesaggio. Le rane invece vivono negli stagni e vedono solo le 
piante che hanno intorno. Hanno il piacere del dettaglio e risolvono i 
problemi esaminandone uno alla volta. La matematica ha bisogno di 
entrambi: uccelli e rane. È una disciplina vasta e meravigliosa 
proprio perché comprende gli ampi orizzonti contemplati dagli uccelli 
e i complessi dettagli indagati dalle rane. La matematica è al tempo 
stesso grande arte e somma scienza perché combina concetti generali e 
strutture profonde. È stupido sostenere che gli uccelli sono migliori 
delle rane perché guardano lontano o che le rane sono migliori degli 
uccelli perché il loro sguardo scruta le cose in profondità. Il mondo 
della matematica è al contempo vasto e profondo, e per esplorarlo c’è 
bisogno della collaborazione tra uccelli e rane.

 

_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
traduzione_



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<pubDate>Sun, 16 Mar 2008 18:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:subtitle>versione italiana - Lectio Magistralis di Freeman Dyson</itunes:subtitle>
<itunes:summary>Alcuni matematici sono uccelli, altri rane. Gli uccelli volano alti 
nel cielo e di lì contemplano gli ampi panorami della matematica fino 
al lontano orizzonte. Si dilettano di concetti che unificano il 
pensiero e mettono insieme problemi che provengono da parti diverse 
del paesaggio. Le rane invece vivono negli stagni e vedono solo le 
piante che hanno intorno. Hanno il piacere del dettaglio e risolvono i 
problemi esaminandone uno alla volta. La matematica ha bisogno di 
entrambi: uccelli e rane. È una disciplina vasta e meravigliosa 
proprio perché comprende gli ampi orizzonti contemplati dagli uccelli 
e i complessi dettagli indagati dalle rane. La matematica è al tempo 
stesso grande arte e somma scienza perché combina concetti generali e 
strutture profonde. È stupido sostenere che gli uccelli sono migliori 
delle rane perché guardano lontano o che le rane sono migliori degli 
uccelli perché il loro sguardo scruta le cose in profondità. Il mondo 
della matematica è al contempo vasto e profondo, e per esplorarlo c’è 
bisogno della collaborazione tra uccelli e rane.

 

_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
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<title>Lectio Magistralis di Amartya Sen</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4916384</link>
<description>_Io come matematico non credo alle spiegazioni semplici. Amartya Sen
_
Attorno all'anno Mille, la diffusione globale della scienza, della 
tecnologia e della matematica stava cambiando il vecchio mondo ma 
proveniva da una direzione opposta a quella attuale. L'influenza 
dell'Oriente sulla matematica occidentale ha seguito lo stesso 
percorso. Il sistema decimale, nato in India tra il II e il VI secolo, 
è stato poco dopo adattato dai matematici arabi. Sul finire del X 
secolo l'innovazione ha raggiunto l'Europa e ha avuto un ruolo di 
primo piano nella rivoluzione scientifica. L'Europa sarebbe stata ben 
più povera - economicamente, culturalmente e scientificamente - se 
allora avesse resistito a quella globalizzazione e lo stesso vale per 
quella in atto oggi. Rifiutare la globalizzazione della scienza e 
della tecnologia in quanto influenza occidentale non solo 
significherebbe ignorare i contributi - venuti da svariate regioni del 
mondo - sui quali si sono edificate la scienza e la tecnologia dette 
"occidentali", ma in pratica sarebbe una scelta idiota, visti i 
vantaggi che da tale processo trarrebbe il mondo intero. Identificare 
questo fenomeno con "l'imperialismo occidentale" in materia di idee e 
credenze (sempre stando alla retorica) sarebbe un errore grave e 
costoso, così come lo sarebbe stata una resistenza europea 
all'influenza orientale mille anni fa. In effetti, la questione più 
importante è come usare bene i grandi benefici derivanti dai rapporti 
economici e dal progresso tecnologico, in maniera da prestare la 
dovuta attenzione agli interessi dei più poveri.




_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
traduzione_


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<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 18:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>_Io come matematico non credo alle spiegazioni semplici. Amartya Sen
_
Attorno all'anno Mille, la diffusione globale della scienza, della 
tecnologia e della matematica stava cambiando il vecchio mondo ma 
proveniva da una direzione opposta a quella attuale. L'influenza 
dell'Oriente sulla matematica occidentale ha seguito lo stesso 
percorso. Il sistema decimale, nato in India tra il II e il VI secolo, 
è stato poco dopo adattato dai matematici arabi. Sul finire del X 
secolo l'innovazione ha raggiunto l'Europa e ha avuto un ruolo di 
primo piano nella rivoluzione scientifica. L'Europa sarebbe stata ben 
più povera - economicamente, culturalmente e scientificamente - se 
allora avesse resistito a quella globalizzazione e lo stesso vale per 
quella in atto oggi. Rifiutare la globalizzazione della scienza e 
della tecnologia in quanto influenza occidentale non solo 
significherebbe ignorare i contributi - venuti da svariate regioni del 
mondo - sui quali si sono edificate la scienza e la tecnologia dette 
"occidentali", ma in pratica sarebbe una scelta idiota, visti i 
vantaggi che da tale processo trarrebbe il mondo intero. Identificare 
questo fenomeno con "l'imperialismo occidentale" in materia di idee e 
credenze (sempre stando alla retorica) sarebbe un errore grave e 
costoso, così come lo sarebbe stata una resistenza europea 
all'influenza orientale mille anni fa. In effetti, la questione più 
importante è come usare bene i grandi benefici derivanti dai rapporti 
economici e dal progresso tecnologico, in maniera da prestare la 
dovuta attenzione agli interessi dei più poveri.




_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
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<title>versione italiana - Lectio Magistralis di Amartya Sen</title>
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<description>_Io come matematico non credo alle spiegazioni semplici. Amartya Sen
_
Attorno all'anno Mille, la diffusione globale della scienza, della 
tecnologia e della matematica stava cambiando il vecchio mondo ma 
proveniva da una direzione opposta a quella attuale. L'influenza 
dell'Oriente sulla matematica occidentale ha seguito lo stesso 
percorso. Il sistema decimale, nato in India tra il II e il VI secolo, 
è stato poco dopo adattato dai matematici arabi. Sul finire del X 
secolo l'innovazione ha raggiunto l'Europa e ha avuto un ruolo di 
primo piano nella rivoluzione scientifica. L'Europa sarebbe stata ben 
più povera - economicamente, culturalmente e scientificamente - se 
allora avesse resistito a quella globalizzazione e lo stesso vale per 
quella in atto oggi. Rifiutare la globalizzazione della scienza e 
della tecnologia in quanto influenza occidentale non solo 
significherebbe ignorare i contributi - venuti da svariate regioni del 
mondo - sui quali si sono edificate la scienza e la tecnologia dette 
"occidentali", ma in pratica sarebbe una scelta idiota, visti i 
vantaggi che da tale processo trarrebbe il mondo intero. Identificare 
questo fenomeno con "l'imperialismo occidentale" in materia di idee e 
credenze (sempre stando alla retorica) sarebbe un errore grave e 
costoso, così come lo sarebbe stata una resistenza europea 
all'influenza orientale mille anni fa. In effetti, la questione più 
importante è come usare bene i grandi benefici derivanti dai rapporti 
economici e dal progresso tecnologico, in maniera da prestare la 
dovuta attenzione agli interessi dei più poveri.




_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
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<enclosure url="http://www.auditorium.com/dwnld/podcastit/4916384/audio.mp3" length="55494113" type="audio/mpeg" />
<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 18:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:subtitle>versione italiana - Lectio Magistralis di Amartya Sen</itunes:subtitle>
<itunes:summary>_Io come matematico non credo alle spiegazioni semplici. Amartya Sen
_
Attorno all'anno Mille, la diffusione globale della scienza, della 
tecnologia e della matematica stava cambiando il vecchio mondo ma 
proveniva da una direzione opposta a quella attuale. L'influenza 
dell'Oriente sulla matematica occidentale ha seguito lo stesso 
percorso. Il sistema decimale, nato in India tra il II e il VI secolo, 
è stato poco dopo adattato dai matematici arabi. Sul finire del X 
secolo l'innovazione ha raggiunto l'Europa e ha avuto un ruolo di 
primo piano nella rivoluzione scientifica. L'Europa sarebbe stata ben 
più povera - economicamente, culturalmente e scientificamente - se 
allora avesse resistito a quella globalizzazione e lo stesso vale per 
quella in atto oggi. Rifiutare la globalizzazione della scienza e 
della tecnologia in quanto influenza occidentale non solo 
significherebbe ignorare i contributi - venuti da svariate regioni del 
mondo - sui quali si sono edificate la scienza e la tecnologia dette 
"occidentali", ma in pratica sarebbe una scelta idiota, visti i 
vantaggi che da tale processo trarrebbe il mondo intero. Identificare 
questo fenomeno con "l'imperialismo occidentale" in materia di idee e 
credenze (sempre stando alla retorica) sarebbe un errore grave e 
costoso, così come lo sarebbe stata una resistenza europea 
all'influenza orientale mille anni fa. In effetti, la questione più 
importante è come usare bene i grandi benefici derivanti dai rapporti 
economici e dal progresso tecnologico, in maniera da prestare la 
dovuta attenzione agli interessi dei più poveri.




_Le traduzioni presenti nel sito sono a cura di interpreti 
professionisti i cui nominativi sono riservati. Eventuali inesattezze 
sono dovute alla condizione di simultaneità in cui avviene la 
traduzione_


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