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<title>Lezioni di Giornalismo</title>
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Lezioni di Giornalismo
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<managingEditor>news@auditorium.com</managingEditor>
<copyright>Copywright 2007- Fondazione Musica per Roma</copyright>
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<title>Lezioni di Giornalismo</title>
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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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Lezioni di Giornalismo
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<itunes:name>Francesca Pompili</itunes:name>
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<title>Fred Pearce "Raccontare la scienza"</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4909668</link>
<description>_“Pochi di noi hanno un’idea della quantità d’acqua che consumiamo 
ogni giorno. In media non ne beviamo più di cinque litri, per lavarci 
si arriva a centocinquanta litri. Per quanto sia lodevole optare per 
una doccia invece di un bagno non dobbiamo pensare che sia l’utilizzo 
sconsiderato dell’acqua domestica a prosciugare i fiumi. E’ solo 
quando aggiungiamo la quantità d’acqua usata per coltivare ciò che 
mangiamo che  le cifre cominciano a diventare preoccupanti. Riflettete 
su questi numeri, perché vi lasceranno allibiti. Per una un bicchiere 
di latte sono necessari mille litri d’acqua dolce, per un chilo di 
riso cinquemila, per un hamburger di duecento grammi undicimila litri. 
Le cose vanno anche peggio per un chilo di caffè non ne bastano 
ventimila. Prese una per una sono storie interessanti, ma nel loro 
insieme configurano qualcosa di peggio: una sorta di cataclisma si sta 
abbattendo sui fiumi del pianeta.”_



Proiezione di “Fishing in an invisible sea”, del videoartista spagnolo 
Carlos Casas</description>
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<pubDate>Wed, 14 May 2008 21:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>_“Pochi di noi hanno un’idea della quantità d’acqua che consumiamo 
ogni giorno. In media non ne beviamo più di cinque litri, per lavarci 
si arriva a centocinquanta litri. Per quanto sia lodevole optare per 
una doccia invece di un bagno non dobbiamo pensare che sia l’utilizzo 
sconsiderato dell’acqua domestica a prosciugare i fiumi. E’ solo 
quando aggiungiamo la quantità d’acqua usata per coltivare ciò che 
mangiamo che  le cifre cominciano a diventare preoccupanti. Riflettete 
su questi numeri, perché vi lasceranno allibiti. Per una un bicchiere 
di latte sono necessari mille litri d’acqua dolce, per un chilo di 
riso cinquemila, per un hamburger di duecento grammi undicimila litri. 
Le cose vanno anche peggio per un chilo di caffè non ne bastano 
ventimila. Prese una per una sono storie interessanti, ma nel loro 
insieme configurano qualcosa di peggio: una sorta di cataclisma si sta 
abbattendo sui fiumi del pianeta.”_



Proiezione di “Fishing in an invisible sea”, del videoartista spagnolo 
Carlos Casas</itunes:summary>
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<title>versione italiana - Fred Pearce "Raccontare la scienza"</title>
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<description>_“Pochi di noi hanno un’idea della quantità d’acqua che consumiamo 
ogni giorno. In media non ne beviamo più di cinque litri, per lavarci 
si arriva a centocinquanta litri. Per quanto sia lodevole optare per 
una doccia invece di un bagno non dobbiamo pensare che sia l’utilizzo 
sconsiderato dell’acqua domestica a prosciugare i fiumi. E’ solo 
quando aggiungiamo la quantità d’acqua usata per coltivare ciò che 
mangiamo che  le cifre cominciano a diventare preoccupanti. Riflettete 
su questi numeri, perché vi lasceranno allibiti. Per una un bicchiere 
di latte sono necessari mille litri d’acqua dolce, per un chilo di 
riso cinquemila, per un hamburger di duecento grammi undicimila litri. 
Le cose vanno anche peggio per un chilo di caffè non ne bastano 
ventimila. Prese una per una sono storie interessanti, ma nel loro 
insieme configurano qualcosa di peggio: una sorta di cataclisma si sta 
abbattendo sui fiumi del pianeta.”_



Proiezione di “Fishing in an invisible sea”, del videoartista spagnolo 
Carlos Casas</description>
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<itunes:subtitle>versione italiana - Fred Pearce "Raccontare la scienza"</itunes:subtitle>
<itunes:summary>_“Pochi di noi hanno un’idea della quantità d’acqua che consumiamo 
ogni giorno. In media non ne beviamo più di cinque litri, per lavarci 
si arriva a centocinquanta litri. Per quanto sia lodevole optare per 
una doccia invece di un bagno non dobbiamo pensare che sia l’utilizzo 
sconsiderato dell’acqua domestica a prosciugare i fiumi. E’ solo 
quando aggiungiamo la quantità d’acqua usata per coltivare ciò che 
mangiamo che  le cifre cominciano a diventare preoccupanti. Riflettete 
su questi numeri, perché vi lasceranno allibiti. Per una un bicchiere 
di latte sono necessari mille litri d’acqua dolce, per un chilo di 
riso cinquemila, per un hamburger di duecento grammi undicimila litri. 
Le cose vanno anche peggio per un chilo di caffè non ne bastano 
ventimila. Prese una per una sono storie interessanti, ma nel loro 
insieme configurano qualcosa di peggio: una sorta di cataclisma si sta 
abbattendo sui fiumi del pianeta.”_



Proiezione di “Fishing in an invisible sea”, del videoartista spagnolo 
Carlos Casas</itunes:summary>
<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<item>
<title>David Remnick “La stampa americana nell’era di internet” </title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4909664</link>
<description>_“Guardo i miei figli e mi accorgo che leggono i giornali solo online, 
ma non li posso biasimare perché si informano e cercano di capire. 
Ogni settimana, quando prendo l’immensa edizione domenicale del New 
York Times, i miei figli fanno sempre gli stessi commenti: ‘Ma quanti 
chili pesa? Ma che senso ha? Ma quanta carta si spreca?’”. _

Dal 1998 David Remnick dirige il New Yorker, il più prestigioso 
settimanale statunitense. E in questi nove anni ha vinto una sfida 
impossibile: fare, nell’era di internet, della televisione e di 
YouTube, una rivista in bianco e nero, quasi senza foto e con articoli 
lunghissimi su temi spesso inconsueti, che vende più di un milione di 
copie e continua ad aumentare il numero dei suoi lettori. Nel secondo 
appuntamento delle “Lezioni di giornalismo” organizzate con 
“Internazionale”, Remnick, vincitore di un premio Pulitzer nel 1994, 
spiegherà i segreti di questo successo. L’incontro sarà aperto dalla 
proiezione di alcune delle famose vignette del New Yorker in versione 
animata.</description>
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<pubDate>Sat, 19 Jan 2008 21:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:subtitle>David Remnick “La stampa americana nell’era di internet” </itunes:subtitle>
<itunes:summary>_“Guardo i miei figli e mi accorgo che leggono i giornali solo online, 
ma non li posso biasimare perché si informano e cercano di capire. 
Ogni settimana, quando prendo l’immensa edizione domenicale del New 
York Times, i miei figli fanno sempre gli stessi commenti: ‘Ma quanti 
chili pesa? Ma che senso ha? Ma quanta carta si spreca?’”. _

Dal 1998 David Remnick dirige il New Yorker, il più prestigioso 
settimanale statunitense. E in questi nove anni ha vinto una sfida 
impossibile: fare, nell’era di internet, della televisione e di 
YouTube, una rivista in bianco e nero, quasi senza foto e con articoli 
lunghissimi su temi spesso inconsueti, che vende più di un milione di 
copie e continua ad aumentare il numero dei suoi lettori. Nel secondo 
appuntamento delle “Lezioni di giornalismo” organizzate con 
“Internazionale”, Remnick, vincitore di un premio Pulitzer nel 1994, 
spiegherà i segreti di questo successo. L’incontro sarà aperto dalla 
proiezione di alcune delle famose vignette del New Yorker in versione 
animata.</itunes:summary>
<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<title>versione italiana - David Remnick “La stampa americana nell’era di internet” </title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4909664</link>
<description>_“Guardo i miei figli e mi accorgo che leggono i giornali solo online, 
ma non li posso biasimare perché si informano e cercano di capire. 
Ogni settimana, quando prendo l’immensa edizione domenicale del New 
York Times, i miei figli fanno sempre gli stessi commenti: ‘Ma quanti 
chili pesa? Ma che senso ha? Ma quanta carta si spreca?’”. _

Dal 1998 David Remnick dirige il New Yorker, il più prestigioso 
settimanale statunitense. E in questi nove anni ha vinto una sfida 
impossibile: fare, nell’era di internet, della televisione e di 
YouTube, una rivista in bianco e nero, quasi senza foto e con articoli 
lunghissimi su temi spesso inconsueti, che vende più di un milione di 
copie e continua ad aumentare il numero dei suoi lettori. Nel secondo 
appuntamento delle “Lezioni di giornalismo” organizzate con 
“Internazionale”, Remnick, vincitore di un premio Pulitzer nel 1994, 
spiegherà i segreti di questo successo. L’incontro sarà aperto dalla 
proiezione di alcune delle famose vignette del New Yorker in versione 
animata.</description>
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<pubDate>Sat, 19 Jan 2008 21:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:subtitle>versione italiana - David Remnick “La stampa americana nell’era di internet” </itunes:subtitle>
<itunes:summary>_“Guardo i miei figli e mi accorgo che leggono i giornali solo online, 
ma non li posso biasimare perché si informano e cercano di capire. 
Ogni settimana, quando prendo l’immensa edizione domenicale del New 
York Times, i miei figli fanno sempre gli stessi commenti: ‘Ma quanti 
chili pesa? Ma che senso ha? Ma quanta carta si spreca?’”. _

Dal 1998 David Remnick dirige il New Yorker, il più prestigioso 
settimanale statunitense. E in questi nove anni ha vinto una sfida 
impossibile: fare, nell’era di internet, della televisione e di 
YouTube, una rivista in bianco e nero, quasi senza foto e con articoli 
lunghissimi su temi spesso inconsueti, che vende più di un milione di 
copie e continua ad aumentare il numero dei suoi lettori. Nel secondo 
appuntamento delle “Lezioni di giornalismo” organizzate con 
“Internazionale”, Remnick, vincitore di un premio Pulitzer nel 1994, 
spiegherà i segreti di questo successo. L’incontro sarà aperto dalla 
proiezione di alcune delle famose vignette del New Yorker in versione 
animata.</itunes:summary>
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<item>
<title>Alexander Stille “L’Italia vista dagli altri” </title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4909665</link>
<description>Proiezione dell’opera inedita di un videoartista italiano


“L’obiettività sarà anche un mito, ma è un mito utile. Incoraggia i 
giornalisti a cercare di mantenere un senso di imparzialità e di 
equilibrio, un sano rispetto per i fatti, e li spinge a riportare 
notizie contrarie alle proprie convinzioni più radicate. Silvio 
Berlusconi, Rupert Murdoch e altri hanno creato un modello opposto, in 
cui il giornalismo è soltanto uno strumento politico, che ignora 
l'imparzialità salvo usarla come fumo negli occhi per il pubblico più 
ingenuo”. Il giornalista statunitense Alexander Stille, docente di 
giornalismo alla Columbia University di New York, segue da anni le 
vicende politiche del nostro paese, al quale ha dedicato diversi 
libri, tra cui _Nella terra degli infedeli. Mafia e politica nella 
Prima Repubblica_ (1995) e _Citizen Berlusconi_ (Garzanti 2006).
Nel terzo incontro delle “Lezioni di giornalismo” organizzate con 
“Internazionale”, Stille analizzerà vizi e virtù del giornalismo 
italiano, messo a confronto con quello statunitense.</description>
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<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 21:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>Proiezione dell’opera inedita di un videoartista italiano


“L’obiettività sarà anche un mito, ma è un mito utile. Incoraggia i 
giornalisti a cercare di mantenere un senso di imparzialità e di 
equilibrio, un sano rispetto per i fatti, e li spinge a riportare 
notizie contrarie alle proprie convinzioni più radicate. Silvio 
Berlusconi, Rupert Murdoch e altri hanno creato un modello opposto, in 
cui il giornalismo è soltanto uno strumento politico, che ignora 
l'imparzialità salvo usarla come fumo negli occhi per il pubblico più 
ingenuo”. Il giornalista statunitense Alexander Stille, docente di 
giornalismo alla Columbia University di New York, segue da anni le 
vicende politiche del nostro paese, al quale ha dedicato diversi 
libri, tra cui _Nella terra degli infedeli. Mafia e politica nella 
Prima Repubblica_ (1995) e _Citizen Berlusconi_ (Garzanti 2006).
Nel terzo incontro delle “Lezioni di giornalismo” organizzate con 
“Internazionale”, Stille analizzerà vizi e virtù del giornalismo 
italiano, messo a confronto con quello statunitense.</itunes:summary>
<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<item>
<title>Francesco Zizola "Il mondo attraverso un obiettivo"</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4918711</link>
<description>"La mia visione del fotogiornalismo è innanzitutto etica. Il 
fotogiornalismo è un linguaggio che racconta gli uomini e il mondo in 
cui vivono e può essere legittimato solo se il fotografo ne rispetta 
l'esistenza e la dignità. Ogni visione della realtà è soggettiva, ma 
il fotoreporter deve limitarsi ad aggiungere la sua interpretazione 
operando solo delle scelte linguistiche".
Francesco Zizola è uno dei più noti fotoreporter italiani. Dal 1986 le 
sue foto sono state pubblicate dai maggiori giornali nazionali e 
internazionali. Ha ricevuto quattro Pictures of the Year Award e otto 
premi World Press Photo, tra cui il riconoscimento "Foto dell'anno" 
nel 1996 per un’immagine che documentava la tragedia delle mine in 
Angola.
Nel quinto appuntamento delle “Lezioni di giornalismo” organizzate con 
Internazionale, Zizola rifletterà su alcuni temi chiave del 
fotogiornalismo contemporaneo: le foto possono davvero raccontare la 
realtà o ne sono inevitabilmente una manipolazione? Il digitale ha 
cambiato i termini della questione? Si può conciliare qualità estetica 
e valore documentario?

Durante l’incontro sarà proiettata una selezione dei lavori di 
Francesco Zizola.

 </description>
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<pubDate>Wed, 16 Apr 2008 21:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:subtitle>Francesco Zizola "Il mondo attraverso un obiettivo"</itunes:subtitle>
<itunes:summary>"La mia visione del fotogiornalismo è innanzitutto etica. Il 
fotogiornalismo è un linguaggio che racconta gli uomini e il mondo in 
cui vivono e può essere legittimato solo se il fotografo ne rispetta 
l'esistenza e la dignità. Ogni visione della realtà è soggettiva, ma 
il fotoreporter deve limitarsi ad aggiungere la sua interpretazione 
operando solo delle scelte linguistiche".
Francesco Zizola è uno dei più noti fotoreporter italiani. Dal 1986 le 
sue foto sono state pubblicate dai maggiori giornali nazionali e 
internazionali. Ha ricevuto quattro Pictures of the Year Award e otto 
premi World Press Photo, tra cui il riconoscimento "Foto dell'anno" 
nel 1996 per un’immagine che documentava la tragedia delle mine in 
Angola.
Nel quinto appuntamento delle “Lezioni di giornalismo” organizzate con 
Internazionale, Zizola rifletterà su alcuni temi chiave del 
fotogiornalismo contemporaneo: le foto possono davvero raccontare la 
realtà o ne sono inevitabilmente una manipolazione? Il digitale ha 
cambiato i termini della questione? Si può conciliare qualità estetica 
e valore documentario?

Durante l’incontro sarà proiettata una selezione dei lavori di 
Francesco Zizola.

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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<item>
<title>Amira Hass “Cronache dall’occupazione” </title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4909306</link>
<description>Con “Cronache dall’occupazione” Amira Hass, inaugura il ciclo di 
"Lezioni di giornalismo con Internazionale". Un imperdibile incontro 
con la scrittrice israeliana Amira Hass, corrispondente del quotidiano 
Ha’aretz, che da quattordici anni vive (unica giornalista israeliana) 
nei Territori Occupati: prima a Gaza, poi a Ramallah. La giornalista 
israeliana da sempre racconta, con l’oggettività spietata della 
cronaca, la vita quotidiana di uomini, donne e bambini che vivono la 
difficile condizione dell’occupazione.

L’incontro sarà aperto dalla proiezione, in anteprima per l’Italia, 
del video _A segment from The Wall_ del regista israeliano-olandese 
Benny Brunner. L’introduzione è affidata a Giovanni De Mauro, 
direttore di Internazionale.</description>
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<pubDate>Sun, 02 Dec 2007 18:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>Con “Cronache dall’occupazione” Amira Hass, inaugura il ciclo di 
"Lezioni di giornalismo con Internazionale". Un imperdibile incontro 
con la scrittrice israeliana Amira Hass, corrispondente del quotidiano 
Ha’aretz, che da quattordici anni vive (unica giornalista israeliana) 
nei Territori Occupati: prima a Gaza, poi a Ramallah. La giornalista 
israeliana da sempre racconta, con l’oggettività spietata della 
cronaca, la vita quotidiana di uomini, donne e bambini che vivono la 
difficile condizione dell’occupazione.

L’incontro sarà aperto dalla proiezione, in anteprima per l’Italia, 
del video _A segment from The Wall_ del regista israeliano-olandese 
Benny Brunner. L’introduzione è affidata a Giovanni De Mauro, 
direttore di Internazionale.</itunes:summary>
<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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<item>
<title>Robert Fisk "Il nostro inviato al fronte"</title>
<link>http://www.auditorium.com/eventi/4909669</link>
<description>*Robert Fisk* nato e cresciuto in Inghilterra, vive attualmente a 
Beirut. Dal 1971 al 1975 è stato il corrispondente del Times a 
Belfast. Dal 1976 è stato corrispondente dal Medio Oriente: oggi 
scrive per il quotidiano londinese The Independent. Nei suoi reportage 
ha documentato l'invasione del Libano da parte di Israele (1978-82), 
la rivoluzione in Iran (1979), la guerra tra Iran e Iraq (1980-88), 
l'invasione sovietica dell'Afghanistan (1980), la guerra del Golfo 
(1991), la guerra in Bosnia (1992-96) e il conflitto in Algeria (dal 
1992 in poi). E’ l’unico giornalista occidentale ad avere 
intervistato, per tre volte, Osama bin Laden.


Proiezione da videoblog libanesi</description>
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<pubDate>Sat, 21 Jun 2008 21:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:summary>*Robert Fisk* nato e cresciuto in Inghilterra, vive attualmente a 
Beirut. Dal 1971 al 1975 è stato il corrispondente del Times a 
Belfast. Dal 1976 è stato corrispondente dal Medio Oriente: oggi 
scrive per il quotidiano londinese The Independent. Nei suoi reportage 
ha documentato l'invasione del Libano da parte di Israele (1978-82), 
la rivoluzione in Iran (1979), la guerra tra Iran e Iraq (1980-88), 
l'invasione sovietica dell'Afghanistan (1980), la guerra del Golfo 
(1991), la guerra in Bosnia (1992-96) e il conflitto in Algeria (dal 
1992 in poi). E’ l’unico giornalista occidentale ad avere 
intervistato, per tre volte, Osama bin Laden.


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<title>versione italiana - Robert Fisk "Il nostro inviato al fronte"</title>
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<description>*Robert Fisk* nato e cresciuto in Inghilterra, vive attualmente a 
Beirut. Dal 1971 al 1975 è stato il corrispondente del Times a 
Belfast. Dal 1976 è stato corrispondente dal Medio Oriente: oggi 
scrive per il quotidiano londinese The Independent. Nei suoi reportage 
ha documentato l'invasione del Libano da parte di Israele (1978-82), 
la rivoluzione in Iran (1979), la guerra tra Iran e Iraq (1980-88), 
l'invasione sovietica dell'Afghanistan (1980), la guerra del Golfo 
(1991), la guerra in Bosnia (1992-96) e il conflitto in Algeria (dal 
1992 in poi). E’ l’unico giornalista occidentale ad avere 
intervistato, per tre volte, Osama bin Laden.


Proiezione da videoblog libanesi</description>
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<pubDate>Sat, 21 Jun 2008 21:00:00 +0100</pubDate>
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<itunes:subtitle>versione italiana - Robert Fisk "Il nostro inviato al fronte"</itunes:subtitle>
<itunes:summary>*Robert Fisk* nato e cresciuto in Inghilterra, vive attualmente a 
Beirut. Dal 1971 al 1975 è stato il corrispondente del Times a 
Belfast. Dal 1976 è stato corrispondente dal Medio Oriente: oggi 
scrive per il quotidiano londinese The Independent. Nei suoi reportage 
ha documentato l'invasione del Libano da parte di Israele (1978-82), 
la rivoluzione in Iran (1979), la guerra tra Iran e Iraq (1980-88), 
l'invasione sovietica dell'Afghanistan (1980), la guerra del Golfo 
(1991), la guerra in Bosnia (1992-96) e il conflitto in Algeria (dal 
1992 in poi). E’ l’unico giornalista occidentale ad avere 
intervistato, per tre volte, Osama bin Laden.


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<itunes:author>Fondazione Musica per Roma</itunes:author>
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