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Dopo Memories, la Parco della Musica Records pubblica un altro lavoro di Roberto Cecchetto, uno dei chitarristi più innovativi e originali della scena musicale italiana.

"Non capita sovente di rimanere rapiti dall’ascolto di un nuovo cd. Avviene con “Mantra” quando questo è ancora una demo senza nome e l’accadimento risale a diversi mesi prima che il disco diventi effettivamente “reale”. Come per tutti i work in progress la nuova opera sonora di Roberto Cecchetto è un master inanimato scaldato solo dai suoni che lo abitano. Nel nudo cd non un’ informazione sulla musica che sento… non una info sui quattro musicisti che fanno parte del progetto… Solo un precario suggerimento sull’autore principale dell’opera che, evidentemente, mi aveva dato quel cd chissà dove. Il sentire è quello routinante della giornata ma già dalla metà del primo brano scatta una curiosità morbosa che mi porta ad ascoltarlo tutto con un crescente interesse e poi a riascoltarlo ancora. Solo dopo il secondo ascolto chiamo Giovanna Mascetti, l’agente di Roberto, per chiederle informazioni più dettagliate. Capisco si che il sax irruente dall’inconfondibile fraseggio acido e tangenziale era quello di Francesco Bearzatti ma, ad esempio, non immagino minimamente di chi sia l’incessante e raffinato lavoro ritmico. Scopro più tardi che si tratta del contrabbassista Luca Bulgarelli (seguite con attenzione il suo lirico solo su Inside View) e del batterista napoletano Ivo Parlati: una ritmica solida e flessibile in grado di sostenere questo riuscito lavoro grazie ad un raffinato interplay che bene si sposa con il progetto musicale. Progetto “di confine” come molte delle cose di Roberto ed anche di Bearzatti. Mi chiedo ora come mai quel primo ascolto di allora sia rimasto così indelebile ed ho finalmente una risposta. Questa è nella libertà che circola all’interno del gruppo, come un vero mantra. Quasi questa sia la liberazione di una energia circolare che lega tutta l’opera e che non può rimanere prigioniera nei solchi digitali di un cd ma tenta di debordare emozionalmente verso l’esterno. Roberto Cecchetto è l’architetto della forma, l’esteta sonoro e il suggeritore degli arredi interni; colui che pone ogni suono al posto giusto scegliendo sia i luoghi di azione che le strategie di scontro. Perché in questo “Mantra” c’è una catarsi dettata dal ribollire di un pensiero filosofico e creativo (mistico?) fatto di calma apparente e tensione emotiva. Roberto mi spiega ora che molta di quella musica è completamente improvvisata o quasi. Comprendo lo spirito. Mi piace molto ma questo lo si evince da queste poche righe… L’inanimato master di allora si è nel tempo vestito di troppi significati per rimanere ancora prigioniero di un unico ascolto. Sentitelo spesso come ho fatto io: vi scoprirete altro ed altro ancora."
 Paolo Fresu

"Roberto Cecchetto sta recuperando in fretta gli anni di possibile fama che per non si sa quale mistero della vita qualcuno gli ha negato. Un nostalgico, nell’ambito della musica improvvisata? Tutt’altro: un esperto conoscitore di ciò che la storia – più o meno recente – gli ha messo a disposizione, che ha rintracciato un’estetica umoristica e dissonante, mistica, per niente calligrafica, bensì di lacerante sublimazione. Una componente primaria del suo complesso approccio musicale è quella della ricerca di una nuova voce della chitarra, approfondimento svolto principalmente attraverso forti intrusioni dell’elettronica. Questi ed altri sono i postulati a cui il Down Town Trio volge ultimamente il proprio sguardo, un percorso nel quale ha incrociato prepotentemente la grande passione di Antonello Salis. Insieme hanno registrato, nel settembre del 2008 a Cavalicco (Ud) presso il celebre studio Artesuono di Stefano Amerio, “Memories”: un tracciato quasi sempre in bilico tra folklore (non importa quanto reale o immaginario), jazz e avanguardia, con una di queste componenti a primeggiare saltuariamente o per un certo periodo. L’intesa tra i tre è perfetta, ognuno si misura saggiamente con le intrusioni degli altri e riesce, contemporaneamente, a recuperare spazi di autonomia che il repertorio – rigorosamente originale e composto ed arrangiato dal leader – concede. E Salis poi, che solitamente una ne pensa e mille ne fa, si integra, riuscendo da un lato a immedesimarsi nell’atmosfera spesso ascetica, aggiungendo dall’altro subito pennellate di colore, dalle quali prende spunto con veloci scambi di ruolo tra la chitarra di Cecchetto e le sue tastiere. Il risultato finale è la rappresentazione a volte nostalgica, a volte ironica, a volte sofferta di un folklore (attenzione, qui il significato della parola va ricercato nel mondo metafisico che hanno precedentemente battuto gente del calibro di Bill Frisell o persino, in maniera più barocca Joe Zawinul) semi-immaginario, desertico e vagamente minaccioso; crudo, senza mai raggiungerne la crudeltà più disperata e minimale, che stufa e angoscia. Qui no, rimane un grande senso narrativo, di commento e comunicativo. Un’arte sublime." Federico Scoppio

Roberto Cecchetto studia chitarra classica al Conservatorio di Milano e composizione con Filippo Daccò. Si perfeziona grazie ad una borsa di studio ricevuta per partecipare ai seminari estivi di Siena Jazz nel 1992 e dopo qualche tempo interviene all’incontro annuale dello I.A.S.J. (International Association School of Jazz) svoltosi a New York dove ha la possibilità di suonare al JVC New York Jazz Festival e all'ONU. Più o meno nello stesso periodo Roberto Cecchetto comincia a svolgere una decisa attività concertistica entrando a far parte del gruppo Tribute con Andrea Dulbecco, subito dopo è nel Roberto Della Grotta Sextet. In seguito suona con Paolo Fresu, entra a far parte del Daniele Cavallanti Quartet e dell’Orchestra Jazz Chromatic Ensemble, si dimostra uno dei migliori chitarristi sulla scena, capace di muoversi nell’ambito dell’avanguardia e dialogare in modo serrato con stili più prossimi alla tradizione. Nel 1993 Enrico Rava mette in piedi un quintetto elettrico, il Rava Electric Five, e Cecchetto diviene una delle due chitarre elettriche assieme a Domenico Caliri. Con Rava – con il quale inciderà diversi dischi come "Rava noir" e “Certi angoli segreti” (Label Bleu) – partecipa alle più prestigiose manifestazioni della scena jazz internazionale in particolare in Francia, Austria, Germania, Canada e Giappone. Instaura un ottimo rapporto collaborativo con il trombettista Giorgio Li Calzi, con il sassofonista Daniele Cavallanti e con il batterista Tiziano Tononi divenendo presto una delle colonne portanti dell’organico Nexus fondato da questi ultimi due musicisti agli albori degli anni Ottanta. Partecipa inoltre alle registrazioni di “Awake Nu”, doppio tributo di Tononi alla musica stellare di Don Cherry, nel quale affianca l’ospite speciale Herb Robertson alla tromba e flicorno. In "Seize the time!"- Nexus Orchestra, affianca il grande trombonista Roswell Rudd, ospite speciale della registrazione. Tra le sue esperienze di maggior interesse va certamente ricordata la collaborazione con Gak Sato (“Tangram” 2001 e “Informed Consent” 2006), musicista e sperimentatore originario di Tokyo ma da tempo residente in Italia. Parentesi davvero fortunata nella carriera di Cecchetto è la formazione Rand-o-mania con il trombone di Gianluca Petrella e la ritmica formata da Andrea Lombardini e U.T. Gandhi, altro musicista con il quale divide spesso il palcoscenico.  Condivide con Maier, compagno fedele fin dai tempi del Rava Electric Five e del Jazz Chromatic Ensemble, un duo formidabile che ha inciso per Artesuono di Stefano Amerio “Slow Mood” (2003), disco acustico supportato dall’ausilio di loops, il secondo lavoro discografico "Blues Connotation"  di recente pubblicazione. Viene votato come Miglior Strumentista del 2007 ex aequo con Stefano Bollani nella Categoria “pianoforte-tastiere-chitarra” del referendum TOP JAZZ indetto dalla rivista specializzata Musica Jazz.
Attirato irresistibilmente dai processi musicali liberi e mutevoli, Francesco Bearzatti ha trascorso l’infanzia nella provincia friulana. Con i coetanei ha condiviso i primi amori musicali, ascolti da rockettaro vero: Led Zeppelin, Deep Purple, poi è arrivato il punk, Ramones, Sex Pistols e tutti gli altri. Diplomato in clarinetto al conservatorio di Udine, Francesco approfondisce gli studi a New York, dove ha modo di incontrare anche George Coleman. Ha inciso un’infinità di dischi come sideman e diversi da leader. I più importanti: “Virus” e “Hope” entrambi a nome del Bizart Trio con Emmanuel Bex e Aldo Romano, e con la partecipazione nel secondo di Enrico Rava e il recente “Suite for Tina Modotti” per la Parco della Musica Records. Tra i progetti disponibili a suo nome oltre al già citato Bizart Trio, il quartetto Tinissima; un libero adattamento per voce recitante e sassofoni di “Natura morta con custodia di sax” di Geoff Dyer, il duo con Sclavis e un progetto in solitario su Duke Ellington.
Luca Bulgarelli è tra i migliori contrabbassisti in circolazione – usa anche il basso elettrico ed è attento agli strumenti digitali. Dotato di alta padronanza tecnica e ricca sensibilità espressiva, di origini abruzzesi ma da tempo residente a Roma, si dimostra un musicista enciclopedico che si sta ricucendo un ruolo cardine nell’ambito di altri importanti progetti come il quintetto di Roberto Gatto, la band di Sergio Cammariere, al fianco di Ada Montellanico ed Enrico Pieranunzi. E’ leader di un quartetto stellare composto dallo stesso Bosso alla tromba, Gianluca Petrella al trombone e l’eclettico Mr. Fabietto agli apparecchi elettronici. Collabora con Roberto Gatto e Maria Pia De Vito.
Nato a Napoli, Ivo Parlati ha iniziato a frequentare il mondo del jazznella seconda metà degli anni ’80 quando ha collaborato con Paolo Fresu, Maurizio Giammarco, Danilo Rea, Enrico Pieranunzi, Pietro Condorelli, Massimo Urbani, Daniele Sepe e tutti i maggiori musicisti dell’area del mezzogiorno. Nel corso della sua carriera si è poi molto rivolto al rock, non ultime le sue collaborazioni con autori di nuova generazione come Barbara Eramo e Andrea Rivera.

Roberto Cecchetto chitarra, vg99
Francesco Bearzatti sassofono tenore, clarinetto
Luca Bulgarelli contrabbasso
Ivo Parlati batteria

   1. Mental Disorder Download   
   2. Deep Blue Download   
   3. Inside view Download   
   4. Unsolved Balance Download   
   5. Downshifting Download   
   6. Naked Happiness Download   
   7. No Junk Download   
   8. Woodstock Download   
   9. Rat Race Download   
   10. Mantra Download   
   11. Hungry and Foolish Download   


 
Il Libro dei Sette Sigilli
Sala Santa Cecilia, ore 18

Equilibrio. Festival della nuova danza
Zero Visibility Corp. / Ina Christel Johannessen

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