| Come per altre pubblicazioni di Musica per Roma, anche in questo caso si tratta di un catalogo edito in occasione di una mostra di alcune opere del maestro, recentemente scomparso, ed esposte nel foyer dell'Auditorium a partire dal 21 dicembre 2002, data della inaugurazione dell'ultima sala, quella da 2700 posti. Il volume, arricchito da foto, didascalie, interventi critici e pensieri dell'artista, è aperto da una conversazione, risalente al maggio 1984, tra lo stesso Matta e due esperti d'arte, K.V. Waberer e C. A. Haenlein, dialogo in cui si affrontano argomenti relativi al rapporto tra la pittura, l'architettura, la matematica e persino la geometria, sia pure non euclidea, nel quadro più generale della poetica dell’artista e del movimento surrealista, cui Matta apparteneva. Il volume poi prosegue con la riproduzione fotografica di numerose opere dell'artista, concepite in un arco di tempo che va da 1971 al novembre 2002, testimonianza di una grande coerenza creativa, ma anche dello sviluppo di una ricerca, centrata non solo su di un sapiente uso dei colori, della materia, delle tecniche e dei linguaggi, ma anche sui più vari strumenti della creazione, certamente il pennello e la tela, ma successivamente anche il computer, ritenuto con tutta evidenza, in una certa fase della produzione estetica dell'artista, il mezzo più adatto per rappresentare non solo i frutti della fantasia, ma anche quello sforzo di conoscenza cha sta tutto dentro l'opera e il sentimento di Sebastian Matta. Articolato in otto capitoletti, ispirati al sogno, al mistero, al mito, e, più in generale al piacere e alla felicità del creare, il volume si propone esattamente questo scopo: illustrare un viaggio nella creazione, in cui l'originalità dell'artista si somma e si confonde con un istintivo bisogno di poesia, ma anche di carnalità, di "iniziazione ai misteri della vita", sia individuale, sia cosmica. Chiunque voglia conoscere meglio, dunque, l'opera e la poetica di Matta non può fare a meno di questo catalogo, che con immagini e pensieri illustra, come meglio non si potrebbe, il movimento del suo animo, i passaggi della sua pittura, il suo rapporto con lo sguardo, con quella vocazione principe del pittore che è il vedere, con l'occhio della propria fantasia, per riprodurre il mondo attraverso una nuova prospettiva, che è proprio ciò che rende l'arte non una professione, o un mestiere, tra gli altri, ma un tentativo di "dare risposta alle domande che non ci poniamo". |
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