|
|
|
|
|
Brad Mehldau pianoforte
L'undicesimo appuntamento della rassegna "Piano Solo 2004 - 2005" è con l'artista americano Brad Mehldau. Brad Mehldau torna all’Auditorium con la sua musica emozionante, virtuosa, innovativa in un grande concerto per piano solo. Nato in Florida nel 1970, è stato un bambino prodigio che eccelleva nelle attività musicali. I suoi primi interessi andavano dal repertorio classico al rock. La scoperta del jazz è arrivata dopo: “Mio padre aveva alcuni dischi di jazz sparsi per la casa ma non mi avevano per nulla impressionato quando ero ancora molto piccolo – ha raccontato il pianista -. Poi sono andato ad una specie di campo estivo di musica classica per tre anni nel Berkshires vicino a Tanglewood. Quando trascorsi lì la terza estate avevo dodici anni e c’era un giovane violoncellista che aveva tre anni più di me. Aveva una registrazione live del Coltrane Quartet che suonava ‘My favorite things’. Mi ricordo che ci sedemmo sul pavimento per ascoltarla e mi sentii all’istante completamente catturato, pensai che fosse la cosa più meravigliosa che avessi mai ascoltato”. Da allora è cominciata l’avventura jazz di Mehldau che ancora oggi considera Miles Davis la sua principale fonte d’ispirazione: “Per la bellezza della musica che ci ha lasciato e la sua capacità di mettere insieme una band pur mantenendo sempre la propria identità: Miles Davis ci ha dimostrato in ogni situazione cosa voglia dire avere una forte identità musicale. La sua abilità di fare degli assoli improvvisati era sempre caratterizzata da forza, semplicità e integrità d’intenti. Naturalmente durante tutta la sua carriera sono stati notevoli anche il suo uso dello spazio e l’attitudine a non compromettere mai la sua visione personale”. Dalla metà degli anni ’90 Mehldau ha cominciato a suonare in tutto il mondo sia in trio sia come solista. Ha lavorato con Joshua Redman, Charlie Haden, Lee Konitz, Wayne Shorter, John Scofield e Charles Lloyd. La sua musica è stata utilizzata anche per diversi film tra i quali “Eyes Wide Shut” di Stanley Kubrick e “Million Dollar Hotel” di Wim Wenders.
|
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
|
|