GERMANO MAZZOCCHETTI Ensemble

“ASAP”

 

Germano Mazzocchetti fisarmonica

Francesco Marini sax soprano e clarinetti

Paola Emanuele viola

Marco Acquarelli chitarra

Luca Pirozzi contrabbasso

Emanuele Smimmo batteria

Sergio Quarta percussioni

 

 

 

DOMENICA 22 MAGGIO 2016 TEATRO STUDIO GIANNI BORGNA ORE 21

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA

Biglietto unico 18 euro

 

Crisi. Così la chiamiamo, con la tragica pochezza lessicale e mentale del senso comune, quella condizione per cui non riusciamo più a fare, a vivere, a sognare, a godere come prima. Costretti poi ad accettarla come nuovo stadio della nostra esistenza individuale e collettiva, ad onta della prosa consolatoria del politichese e dell’inserto salute che ci adescano con le ricette per superarla, questa crisi. Su questo terreno accidentato, un artista è forse il meglio attrezzato di tutti. Condannato a metabolizzare la crisi e trasformarla in risorsa del suo progredire.

Germano Mazzocchetti, il cui sguardo disilluso lo vota a un perenne understatement – condizione scomoda quanto propizia per chi è condannato a inventare il nuovo – sottostà anch’egli ogni giorno a questo rituale del κρίνω, il giudicare, e della κρίσις, la decisione. Ma cosa inventare, e soprattutto come inventare, quando sai, almeno da Verlaine in poi, che tutto è già stato detto e mangiato? Ed eccoci a questo Asap, nuova pagina di un musicista dalle molte radici e dall’idioma tutto suo.

Mazzocchetti assorbe musica da bimbo quando rivela un imberbe talento di fisarmonicista prodigio. Ma non è quella la sua strada, anche se, con entusiasmo contagioso, qui riprende in mano il vecchio mantice adorato. È il jazz il suo grande amore, ma neanche quella è la sua strada, anche se qui, l’antica passione non cessa un attimo di attizzare il fuoco e guidare i passi. La sua strada sarà il teatro, sulle orme di maestri ammirevoli ed eroici nel loro prezioso lavoro di musicisti dietro le quinte. È in questa costellazione che si inscrive questo «as soon as possible», spremuto in Asap. Remoti si sentono gli echi di un Kurt Weill, di un Fiorenzo Carpi e il carsico andirivieni di quella linfa popolare che sempre nutre il lessico di Mazzocchetti. Ma c’è anche altro in questa formazione densa di ritmo ed energia cinetica, impastata con fisarmonica e viola che trasudano melanconia a ogni nota. C’è un universo intimamente latino, fatto di ritmo, calore e languore, evocante le quejas de bandoneón: i lamenti del bandoneón. In Asap non c’è un solo tango, eppure l’orizzonte è quello insegnatoci per primo da Astor Piazzolla, quando plasmava i suoi ensemble, sempre alla ricerca di altri suoni, accenti, ritmi, sempre in crisi.

Giordano Montecchi

 

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