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Solo - La Chitarra - Contemporanea
PAT METHENY
“The Orchestrion Tour” Prima Italiana
MERCOLEDÌ 17 MARZO - SALA SANTA CECILIA ORE 21 AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA
Nell’universo musicale chitarristico brilla una stella in grado di competere con le star del pop e del rock: Pat Metheny. Virtuoso indiscusso dello strumento, Metheny è riuscito a imporre la chitarra nel panorama musicale internazionale rivoluzionandone il ruolo e la poetica, creando allo stesso tempo uno stile contemporaneo, globale, aperto a 360 gradi ai generi e alle influenze musicali. In prima italiana presenterà nell’ambito della rassegna Contemporanea il suo futuristico progetto “The Orchestrion project” nel quale interagendo da solo e in tempo reale con moderne e sofisticate tecnologie creerà il suono e la magia di un vero ensemble dando vita a una performance unica. Pat Metheny tornerà il 17 luglio all’Auditorium Parco della Musica per la rassegna Luglio Suona Bene questa volta per presentare un concerto con il suo gruppo al completo, il Pat Metheny Group.
Questo progetto è il frutto di un pensiero che combina un’idea della fine del XIX – inizio del XX secolo con le tecnologie di oggi per creare una nuova piattaforma che non ha limiti per la composizione musicale, l’improvvisazione e l’esecuzione. “Orchestrionics” è il termine che uso per descrivere un metodo per sviluppare un ensemble musicale che utilizza strumenti musicali acustici ed elettrici, meccanicamente controllati in svariati modi utilizzando solenoidi e principi della pneumatica. Con una chitarra, una penna o una tastiera sono in grado di creare un contesto compositivo molto dettagliato o un’ improvvisazione musicale spontanea, con i vari elementi che in questa forma di registrazione tendono maggiormente verso l’aspetto della composizione. Oltre a tutti questi suoni, aggiungo quello della mia chitarra elettrica come elemento di improvvisazione. Almeno per me, questo espande il significato di “album solista” verso aree completamente nuove, in qualche modo ridefinendo il concetto di una performance solista da parte di un singolo musicista. Questo progetto è il risultato di un sogno che ho da sempre, relativamente a questo particolare aspetto creativo.
Il pianoforte automatico (detto anche autopiano o player piano) Quando ero bambino, andavamo ogni tanto d’ estate a trovare i miei nonni a Manitowoc (Wisconsin), la città natale di mia madre. Mio nonno (Delmar Bjorn Hansen) è stato un grande musicista, un trombettista e cantante davvero eccellente, la sua profonda passione per l’armonia ha avuto un’ influenza molto forte su di me. Appena arrivati a casa loro, mi precipitavo nel seminterrato, dove si trovava uno dei più preziosi beni di famiglia: un vecchio pianoforte automatico che allora aveva più di 50 anni, con tanto di scatole piene di rulli con tutti i possibili generi musicali. Trascorrevo ore là sotto con i miei cugini, provando ogni singolo rullo e pigiando i pedali finché non eravamo completamente esausti. L’idea di uno strumento del genere, capace di suonare davvero tutto in maniera meccanica, era completamente sconvolgente per me. Era molto affascinante: da una parte era qualcosa di sorpassato, dall’altra era quasi fantascientifico. Nel corso degli anni quella fascinazione è cresciuta e ho studiato la tradizione di quel genere di strumenti, inclusi gli orchestrion dell’ inizio del ventesimo secolo che hanno ulteriormente rafforzato questa idea: utilizzare meccanicamente altri strumenti orchestrali, collegarli come il piano al meccanismo dei rulli per sviluppare un insieme di suoni che rendesse possibile creare un’ orchestra in miniatura.
Considerando il repertorio che era solitamente suonato da questi strumenti (purtroppo ignoravo allora i lavori di Conlon Nancarrow e George Antheil, diciamo che non facevano parte della raccolta in casa di mio nonno) mi sono spesso ritrovato a domandarmi nel corso degli anni cosa sarebbe successo sfruttando oggi il potenziale di quegli strumenti, dopo gli sviluppi armonici e melodici del jazz degli ultimi 70/80 anni. Sarei stato in grado di creare qualcosa di artisticamente valido e personale utilizzando strumenti come questi?
Un po’ di background
Alla fine del 1800/inizi del ‘900, con l’emergere degli autopiano (pianoforti suonati automaticamente da rulli di carta, attraverso un meccanismo che fisicamente muove i tasti), il passo più logico sembrava quello di applicare lo stesso principio ad una serie di strumenti orchestrali, includendo spesso le percussioni e gli strumenti a martello (xilofono, vibrafono, marimba, ecc.). Questi grandi insiemi di diversi strumenti musicali erano chiamati orchestrion. Gli orchestrion raggiungono l’apice del successo nel periodo immediatamente precedente l’avvento del suono registrato. Per molti aspetti, questo periodo si staglia come un interessante momento di transizione: la prima tecnologia che portava un interprete ad un pubblico lontano, pur mantenendo le caratteristiche essenziali del messaggio di quell’interprete.
Il progetto ORCHESTRION Nel 1978 ho fatto un disco dal titolo NEW CHAUTAUQUA, che era una session costruita sull’idea di usare lo studio stesso come strumento, sovrapponendo diverse chitarre una sull’altra per creare un suono di insieme. Il solo problema era che era impossibile riprodurre lo stesso suono dal vivo. In seguito è divenuto possibile, usando la live looping technology (in pratica i sample), trasferire su palco una versione limitata di ciò che è possibile fare in studio, ma per quelle tipologie di armonie mobili che tanto amo ci sono parecchie restrizioni anche usando quel metodo.
Nel corso degli anni ho sempre sognato di poter scrivere per “un qualcosa” che usasse la tecnologia musicale più moderna sfruttando il potere di reali strumenti acustici.
La musica Un effetto collaterale dell’essere un musicista cresciuto alla fine del 20° secolo e che è anche un chitarrista è che, in maniera quasi del tutto naturale, ho vissuto una vita parallela profondamente immersa nel mondo della tecnologia musicale (spesso scherzo dicendo che la mia prima azione musicale con una chitarra elettrica è stata attaccarla alla corrente – manopole e fili sono per me come boccagli, archetti, ance e bacchette sono per altri musicisti). Insieme alla rivoluzione informatica che ha toccato la vita di tutti noi durante gli ultimi 40 anni, siamo anche stati testimoni di un cambiamento radicale nel modo in cui si fa musica. Allo stesso tempo, entusiasta come sono della potenzialità orchestrale di sintetizzatori e strumenti elettrici in generale, anche se questi strumenti si sono sviluppati enormemente e continuano a farlo, l’idea generale di mescolare un insieme di suoni polifonici in un singolo set di altoparlanti stereo non è mai stata tanto soddisfacente quanto un singolo strumento che esce da un unico discreto sistema di amplificazione (chitarra elettrica) o, più in generale, il potere degli strumenti acustici ed il loro suono.
Non ho mai considerato nessuno di questi elementi sonori – elettrici o acustici che siano in natura - come reciprocamente esclusivi. Infatti, la cosa interessante per me è la possibilità di combinazioni possibili usando livelli sonori e dinamici di tutti i tipi – dal più rumoroso dei rumorosi, al più silenzioso dei silenziosi.
Il nuovo ORCHESTRION Per un certo numero di anni ho cercato di raggruppare le forze di un insieme d’inventori e tecnici di talento provenienti da tutto il paese, commissionando loro la costruzione di macchinari che producessero suoni acustici, in modo da organizzarli in una sorta di nuovo orchestrion. Negli ultimi anni un piccolo numero di musicisti ha cercato di fare lo stesso, soprattutto grazie all’evolversi della tecnologia, particolarmente allo sviluppo dei solenoidi. Naturalmente, in maniere differenti, molta della sperimentazione e ricerca in quest’area è legata direttamente al risultato musicale o, per lo meno, il mio solo scopo è quello musicale. In termini più ampi, l’area d’interessi si è dimostrata essere un territorio relativamente inesplorato. Specialmente adesso che sono passati 10 anni dall’inizio del nuovo secolo, sembra essere il momento ideale per creare qualcosa connesso alla realtà di questo periodo, usando il meglio del passato unito alle potenzialità del futuro. La contestualizzazione è cruciale per questo progetto. Così come ho sempre apprezzato (e sempre lo farò) suonare in formazioni tradizionali (solo, duo, trio, quartetto, ecc. ecc.), sento anche la necessità di esplorare le possibilità di questo remoto angolo della tradizione strumentale musicale. Una ricerca particolarmente appassionante, a dir la verità. Non dico sia meglio o peggio delle altre formazioni musicali in cui ho suonato, ma ho scoperto nuovi territori ed è sicuramente qualcosa di differente. Una delle caratteristiche della tradizione jazz comune a tutte le epoche è il modo in cui la forma viene deliberatamente plasmata attorno a nuovi contesti musicali, con il risultato di ottenere nuovi ambienti interpretativi per compositori e musicisti. Questa ricerca del cambiamento, e il modo in cui molte anime instancabili hanno saputo costruire ponti tra le radici della forma e le nuove possibilità offerte dal loro tempo, è stato un elemento di forte ispirazione per me e di definizione di punti chiave nell’evoluzione musicale. I musicisti jazz sono spesso stati pionieri nel provare nuove tecniche, nuovi suoni. Nuove combinazioni musicali e nuove tecniche strumentali, cambiamenti tecnologici: lo sviluppo ha trovato sempre terreno fertile nel jazz (la batteria, l’uso del sax, la modifica e l’adattamento di strumenti classici europei, la chitarra elettrica, …). Questa ricerca, insieme con quella di contenuti sempre più profondi e di valore, ha reso la storia del jazz un viaggio pieno di fascino. Come mi è già successo parecchie volte nel corso della mia carriera, mi sono ritrovato a desiderare una situazione che si connettesse a questa lunga tradizione e, allo stesso tempo, a volere fortemente trovare un modo per conciliare quegli impulsi con le opportunità fornite dal momento in cui sto vivendo – a trovare qualcosa che possa succedere solo ora, nel 2010. A Ray Kurzweil, uno dei pensatori più visionari al mondo, è stato chiesto recentemente un commento sul suo lavoro nel campo dell’intelligenza artificiale e la risposta che ha dato è stata semplice ed illuminate: da sempre i nuovi strumenti ci hanno permesso di estendere i nostri limiti. Nella mia vita di musicista non c’è mai stato spazio per qualcosa di diverso dalla profondità musicale, influenzata dalle esperienze di vita e con lo scopo di mettere al centro l’anima e lo spirito, cose che mi hanno reso l’artista cui sempre ho aspirato essere. Quello che dico sempre è che, sia essa acustica o suonata diversamente, la musica buona è musica buona, che venga da uno strumento da pochi soldi o da un computer super sofisticato. Ma la buona musica, una volta che si è rivelata, sembra trasportare oltre il proprio valore intrinseco, a discapito della sua provenienza. Durante la ricerca, molte volte mi è successo che nuove sfide o punti di vista differenti – o anche dei nuovi strumenti - mi abbiano permesso (incoraggiato? obbligato?) di porre nuove difficili domande al me stesso musicista. A mano a mano che gli strumenti incominciavano ad arrivare dai vari inventori, l’esperienza di scrivere per tali strumenti e lo studio delle nuove potenzialità si è rivelata essere una sfida particolarmente difficile e lunga, ma assolutamente stimolante. Sono eccitato nel presentare questo progetto. Se non altro, si è dimostrato essere qualcosa di unico. Durante il processo di studio e sviluppo degli strumenti e della musica che questi possono fare, ho imparato moltissimo. Ho scoperto di avere tirato fuori delle note che non sapevo di avere. Ma la vera sorpresa è stata scoprire quanto in là mi potessi spingere con esse. All’interno di questo nuovo ambiente, ho trovato cose che mi hanno portato verso nuovi luoghi. Spero che anche voi possiate provare la stessa cosa.
Pat Metheny gennaio 2010
Biglietti: platea 50 euro gall1 35 euro; gall2 25 euro; gall7 35 euro (riduzioni del 25% con Parco della Musica card) Sconto di 15 euro scegliendo 3 eventi della rassegna "Contemporanea". Acquistando 5 eventi della rassegna "La chitarra" si usufuirà di uno sconto del 30%.
info: 06 80241281 Ufficio stampa Musica per Roma tel. 06-80241574 – 231 – 228 ufficiostampa@musicaperroma.it
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